lunedì 13 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 13 RIFUSIONE PLANIMETRICA

IL PAZIENTE LAVORO DI RIFUSIONE PLANIMETRICA
Dati gli ambienti ed i criteri della loro distribuzione (che posso essere tradotti in schema), possiamo procedere alla definizione della pianta complessiva dell’edificio.
Che forma deve avere la pianta di un edificio?
E’ prassi consolidata degli allievi, presentare piante eccessivamente articolate ed irregolari, che rifuggono, sistematicamente, dagli allineamenti interni, moltiplicano le riseghe perimetrali e presentano alcune stravaganti soluzioni sulle aperture esterne ed interne. Viene addotto, come motivo principale di queste scelte, il bisogno di originalità e di non omologazione all’architettura corrente.
Anche se questa esigenza, è realmente sentita, ed infatti gli allievi riportano input registrati sia a livello familiare che amicale, in realtà, queste piante, sono il frutto di un poco meditato lavoro di rifusione, tra ambienti e percorsi.
Il disegno della pianta richiede molto impegno, molte rielaborazioni ed ingegnose semplificazioni, per giungere ad una sintesi efficace. Il risultato, per molti versi, è una riprova dell’abilità del progettista.
Più in generale, è bene comprendere che, se non sussistono motivazioni reali, raramente la forza espressiva scaturisce da un eccesso di complessità, mentre risulta molto più proficua la strada della semplificazione progressiva e della riduzione a forme riconducibili ad una tradizione edificatoria consolidatasi in alcuni millenni (ed è un salto di maturità progettuale comprenderlo).



Schemi distributivi di alloggi (2, 3 e 3½ vani).
LEGENDA
L = Living room (soggiorno)
K = Cucina
B = Bagno
C = Camera da letto
D = Disimpegno, dispensa
VALORE VANI
L, C, K, = 1 vano
D = 1/2 vano
B = 0 vani
SCHEMI DISTRIBUTIVI
VANI 2
A = Cucina e Living/Letto
B = Living/Angolo cottura e Camera da letto
VANI 3
A = Cucina, Living e Camera da letto (lo schema distributivo non coinvolge direttamente la living room)
B = Cucina, Living e Camera da letto (lo schema distributivo utilizza la living room come ingresso e/o elemento di passaggio per raggiungere gli altri vani)
VANI 3 ½
A = Cucina, Living, Camera da letto e Disimpegno/Dispensa (lo schema distributivo non coinvolge direttamente la living room)
B = Cucina, Living, Camera da letto e Disimpegno/Dispensa (lo schema distributivo utilizza la living room come ingresso e/o elemento di passaggio per raggiungere gli altri vani).

 

Schemi distributivi di alloggi (4, 4½, 5 e 5½ vani).
LEGENDA
L = Living room (soggiorno) K = Cucina B = Bagno C = Camera da letto D = Disimpegno, dispensa
VALORE VANI
L, C, K, = 1 vano D = ½ vano B = 0 vani
SCHEMI DISTRIBUTIVI
VANI 4
A = Living, Cucina e 2 Camere da letto (lo schema distributivo non coinvolge direttamente la living room)
B = Living, Cucina e 2 Camere da letto (lo schema distributivo utilizza la living room come ingresso e/o elemento di passaggio per raggiungere gli altri vani)
VANI 4 ½
A = Living, Cucina, 2 Camere da letto e Dispensa/Disimpegno (lo schema distributivo non coinvolge direttamente la living room)
B = Living, Cucina, 2 Camere da letto e Dispensa/Disimpegno (lo schema distributivo utilizza la living room come ingresso e/o elemento di passaggio per raggiungere gli altri vani)
VANI 5
B = Living, Cucina e 3 Camere da letto (lo schema distributivo utilizza la living room come ingresso e/o elemento di passaggio per raggiungere gli altri vani)
VANI 5½
B = Living, Cucina, 3 Camere da letto e Dispensa/Disimpegno (lo schema distributivo utilizza la living room come ingresso e/o elemento di passaggio per raggiungere gli altri vani)

domenica 12 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 12 PROSSEMICA E MEDIALOGIA

I CONTRIBUTI DELLA PROSSEMICA E DELLA MEDIALOGIA
Gli studi formalistico-spaziali più utilizzati, per perseguire una migliore qualità della vita, attraverso la gestione degli spazi architettonici, sono quelli che derivano dalla prossemica, vale a dire la scienza che studia gli effetti della prossimità relazionale, e dalla medialogia, vale a dire la scienza che analizza e regola le conseguenze del modo in cui sono gestiti i meccanismi della  comunicazione.
Nel primo caso, si tratta di comprendere a quale distanza relazionale ottimale gradiscono stare le persone, per compiere le loro attività nel modo migliore, senza sentirsi a disagio o subire condizionamenti negativi.
Nel secondo caso, si tratta di comprendere quale sia il messaggio, che lo spazio ambientale, in cui operiamo, ci deve comunicare; quale deve essere la componente di supporto scenografico (spazio trattato alla stregua dell’ambientazione di un set cinematografico o teatrale); quale deve essere la componente di credibilità spettacolare (spazio trattato come luogo in cui accade una determinata scena, che è l’attività che vi dobbiamo compiere).

DISTANZE RELAZIONALI
Senza entrare in inutili specialismi, diremo che si possono individuare distanze relazionali di diverso tipo (di confidenza, di cameratismo, di diplomazia, di rispetto, di isolamento, ecc.), individuabili, sia fisicamente (distanza in cm., interposizione di arredi, schermi divisori, porte, pareti, livelli diversi del pavimento, altezze non uniformi del soffitto, ecc.), sia psicologicamente (coercizione a posture corporee ed a toni di voce necessari a comunicare, ecc.).
Così, ad esempio, la vicinanza tra due persone in confidenza tra loro, che conversano sottovoce, sedute accanto nello stesso divano, contribuisce a rafforzare un clima di intimità gratificante, ma la stessa distanza tra due persone estranee, che si trovano in una sala d'attesa (in una situazione di forzato mutismo), può risulare fastidiosa.

SUPPORTI EMPATICO-EMOZIONALI
Parimenti forme spaziali, stili architettonici, uso delle proporzioni, dei materiali e degli arredi, possono favorire o scoraggiare il buon compimento della funzione per cui sono stati immaginati, a seconda del livello di supporto empatico-emozionale, che sono in grado di attivare.
Vi ricordate l’irresistibile gag del grande attore comico italiano Paolo Villaggio quando, interpretando il ragionier Fracchia alle prese col capufficio, è costretto a sedersi su un sacco-poltrona col rischio sempre di ribaltarsi, chiaro simbolo di sudditanza psicologica?
La fruizione empatica (cioè l’atteggiamento di comprensione profonda e di feeling, che pone subito sulla stessa lunghezza d’onda), relativamente ad un ambiente, si manifesta, quando percepiamo un senso di avvolgimento, ci sentiamo completamente a nostro agio e ci muoviamo, dentro, come dei pesci nell’acqua.
Così, ad esempio, vediamo che esistono ristoranti nei quali viene subito voglia di mettersi a tavola a mangiare, cucine che ispirano la voglia di mettersi ai fornelli, ecc. ma, anche, saloni troppo grandi, in cui ci sentiamo sperduti, tendaggi eccessivamente sontuosi da risultare soffocanti, soffitti troppo bassi per far assumere la giusta dignità ad un evento, volte troppo alte, che creano un senso di vertigine, ambienti che fanno esplodere il suono in un rimbombo caotico, uffici troppo ovattati per sembrare credibilmente produttivi, ecc.
 
Accanto alla dimensione funzionale minima, data dall’ingombro degli arredi e dello spazio necessario ad un loro corretto utilizzo esistono anche criteri psicologici, di cui bisogna tenere adeguatamente conto, nella progettazione dimensionale degli spazi. Esiste una distanza relazionale ottimale, che è legata al livello di confidenza e di cameratismo che esiste tra due o più persone. Mettiamo a confronto una stessa situazione spaziale e distributiva in due differenti condizioni psicologiche
SALA D’ATTESA.
Sul divano sussiste un’area di disagio psicologico, dovuta ad una eccessiva vicinanza tra soggetti privi di confidenza tra loro, costretti a sedere vicini. Sulle sedie, invece, sussiste un’area di agio psicologico.
SOGGIORNO
La confidenza dei soggetti porta ad una ricerca di vicinanza tale da favorire un raggruppamento, per entrare nell’area di agio psicologico di chi condivide un programma televisivo fruito comunitariamente.
AULA
Area di distanza tra major e pari
Caso1: Il docente spiega alla lavagna.
Caso 2: Il docente spiega dalla cattedra.
Area di vicinanza tra major e pari
Caso 3: Il docente spiega avvicinandosi ad un banco.
Caso 4: Il docente spiega avvicinandosi ad un allievo interrogato alla lavagna.
Area di vicinanza tra pari
Caso 5: Gli allievi seguono la lezione dai banchi.


Possiamo individuare alcuni criteri che ci permettono di misurare la bontà della nostra soluzione:
• la disposizione reciproca dei diversi ambienti, deve essere funzionale e rispondere ai criteri di orientamento voluti;
• la superficie assegnata agli spazi asserventi, deve essere la minore possibile (<20% superficie totale);
• la superficie degli spazi misti, deve essere minore possibile (e comunque compensare la riduzione di quelli asserventi).

sabato 11 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 11 L’AGGREGAZIONE DEGLI AMBIENTI ARCHITETTONICI

L’AGGREGAZIONE DEGLI AMBIENTI ARCHITETTONICI
Generalmente, gli ambienti architettonici, non vanno considerati indipendenti uno dall’altro. Quando le attività risultano consequenziali od affini, assegnare, idealmente, a ciascuno di essi, un vano (tendenzialmente il più ampio), può risultare, addirittura, controproducente e scatenare reazioni fruizionalmente demotivanti.
E’ preferibile, affiancare o compenetrare porzioni di ambienti diversi, per limitare gli spostamenti necessari a raggiungerli, operare un corretto risparmio economico e creare una spazialità complessa e stimolante. Solo quando vorremo marcare la divisione tra gruppi di attività, od evitare interferenze negative (privacy, rumori, odori, ecc.), potremo senz’altro operare una perimetrazione più netta (recinzioni, barriere verdi, muretti, scarpate, dislivelli, setti, pareti, porte, ecc.).
 
I CARATTERI DISTRIBUTIVI DEGLI SPAZI ARCHITETTONICI
La sovrapposizione di porzioni di ambienti, introduce un altro aspetto chiave del funzionamento degli spazi architettonici, che va di pari passo con l’aspetto dimensionale: quello dei caratteri distributivi.
Una forma architettonica elementare, oltre a possedere la giusta scala, deve essere adeguatamente percorribile ed aggregabile.
Anche in questo caso, sono numerose le metodologie di approccio e le analogie utilizzate. Una, particolarmente suggestiva, che ci limitiamo ad enunciare sommariamente, segnala la similarità dei percorsi nell’organismo edilizio e territoriale, con l’apparato circolatorio del sangue che, attraverso vene, arterie e capillari, irrora i diversi organi.
Una metodologia sintetica ed efficace (derivata dalle teorizzazioni effettuate, negli anni cinquanta, dal grande architetto statunitense L. Kahn), consiste nel suddividere gli ambienti architettonici in tre sole tipologie: spazi asserventi, asserviti e misti (asserventi ed asserviti contemporaneamente).
Ci sembra, questo, un approccio efficace per la distribuzione, poiché ci permette un’ulteriore declinazione, nei due versanti della percorrenza (come ci si può muovere in maniera ottimale, all’interno dell’edificio) e dell’orientamento (come sono esposti gli ambienti, rispetto alle diverse visuali del contesto).
 
LO SCHEMA DISTRIBUTIVO
Lo scopo è quello di giungere ad un diagramma spaziale che risponda a precisi criteri di funzionalità.
Si può tracciare lo schema distributivo, con le seguenti modalità:
• i percorsi devono essere schematizzati, come una ramificazione di linee continue, colorate con una simbologia propria degli spazi asserventi;
• ogni ramo deve raggiungere un ambiente, che si contrassegna con la forma-dimensione ed il colore simbolici, propri degli spazi asserviti;
• gli ambienti che risultano attraversati da un percorso, si contrassegnano con la forma ed il colore simbolici propri degli spazi misti.
SOLUZIONE A
Lo schema distributivo, dotato di un unico ingresso e di nessun vano attraversato, è assai semplice: individua con chiarezza le zone asservite (in rosso) e quelle asserventi (in azzurro). Le zone asserventi possono essere suddivise in ingresso e corridoio.
La superficie dell’appartamento è di mq 60.
La superficie delle zone asservite è di mq 54.
La superficie delle zone asserventi è di mq 6 pari al 10% della superficie totale.
L’orientamento prevede un minimo di 2 lati liberi contrapposti (N/S o E/O) che possono agevolmente diventare 3 lati liberi (N/E/S, N/O/S, N/E/O, S/E/O).
SOLUZIONE B
Lo schema distributivo, dotato di 2 ingressi e di vani attraversati è più complesso di quello precedente. Individuiamo: zone asservite (in rosso), zone asserventi (in azzurro), zone miste (in giallo).
La zona asservente è costituita da due striscie di attraversamento della living room e della cucina.
La superficie dell’appartamento è di mq 65.
La superficie delle zone asservite è di mq 55.
La superficie delle zone asserventi è di mq 4.
La superficie delle zone miste è di mq 6.
La somma delle superfici delle zone asservite e miste è mq 10 pari al 15% della superficie totale.
Anche in questo caso l’orientamento prevede un minimo di 2 lati liberi contrapposti (N/S o E/O) che possono agevolmente diventare 3 lati liberi (N/E/S, N/O/S, N/E/O, S/E/O).

Modello di progettazione
 

venerdì 10 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 10 GRIGLIE MODULARI PIANE


L’USO DI GRIGLIE MODULARI PIANE

Nella composizione di un ambiente, gli elementi che contribuiscono a definirlo, sono numerosi e differenti. L’inesperienza aggregativa può, facilmente, portare ad un inutile spreco di spazio. Per ovviare a questo rischio, può risultare utile, didatticamente, sottoporre il principio compositivo dell’ambiente, ad una verifica di tipo modulare, utilizzando una griglia piana di maglia data (solitamente quadrata, più raramente triangolare od esagonale), di dimensione opportuna, che ci aiuti a far rientrare gli ingombri arredativi e gli spazi di utilizzo dentro standard consueti.
  • 1/4 modulo=15 cm.: divisori interni, profondità mensoline, alzata gradino.
  • 2/4 modulo=30 cm.: muri perimetrali, pilastri, profondità scaffali e panche, pedata gradino.
  • 3/4 modulo=45 cm.: muri portanti, sedie, profondità pensili e scaffali, larghezza ante ed elettrodomestici mini.
  • 1 modulo=60 cm.: profondità scaffali, elettrodomestici, tavolini, poltroncine, sanitari da seduta.
  • 5/4 modulo=75 cm.: poltroncine, tavolini, larghezza vasche da bagno, lavandini.
  • 6/4 modulo=90 cm.: poltrone, divani, tavoli, lavabi, altezza piani di lavoro, davanzali, profondità poggioli.
E naturalmente la lista può continuare.
Una seconda griglia di maglia più ampia (ad esempio 6-8 moduli = 3,60 - 4,8 m. di lato), potrà essere usata successivamente per un controllo delle luci libere degli elementi strutturali.
 

         Casa Chamberlain (1939) in USA, progettata dal grande architetto tedesco W. Gropius e dal suo celebre allievo M. Breuer. Ecco il risultato finale del lavoro iniziato nella fig. 9: progettazione complessiva delle due piante.La foto evidenzia il risultato (visto da ovest) della realizzazione

Esempio di schema formale basato sulla composizione reticolare a losanga; pianta di una villa, con annessi locali di studio per la musica, progettata nel 1946 dal grande architetto statunitense Wright in una località presso Detroit.
A- La zona ovest è tutta occupata dalla grande living room/sala per concerti. E’ riscaldata da due grandi camini centrali e può essere suddivisa in 2 aree, grazie ad una chiusura a pannello.
B- La illuminano amplissime vetrate che danno sul giardino recintato.
C- La zona nord/est è suddivisa in 3 salette di studio per la musica.
D- La zona sud/est costituisce l’area residenziale vera e propria: cucina/pranzo, bagno, camera da letto.
Si noti la disposizione degli ambienti: est/letto (illuminazione nelle prime ore del mattino), ovest/living (illuminazione nelle prime ore del pomeriggio).


Casa unifamiliare a Weissenhof (1927) in Germania, progettata dal grande architetto tedesco W. Gropius secondo una griglia modulare quadrata di 1 m di dimensione.
Sopra. Piano terra: ingresso (A), pranzo-soggiorno (B), deposito (C), stanza di lavoro (D), cucina (E), dispensa (F), vano distributivo (I), scala (L).
Sotto. Piano primo: letto (G), bagno (H), vano distributivo (I), scala (L).
Tra tutte quelle proposte, specialmente dal settore della prefabbricazione edilizia, secondo noi, la griglia di riferimento che fornisce la migliore versatilità, è quella con maglia quadrata di 60 cm. di lato, in quanto mantiene al proprio interno molti elementi tipici della scala edilizia. 


Sviluppo a mano di disegno CAD.

giovedì 9 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 9 TAPPE DI PROGETTO DELLA PIANTA

 


LA PIANTA ARCHITETTONICA
Come giungere ad una scelta planimetrica efficace?
In tutte le epoche, sono state fornite metodologie diverse, per aiutare (ma più spesso vincolare), la composizione della pianta (e del prospetto), secondo principi che contribuissero a mettere in sintonia l’artificialità della costruzione umana, con le presunte regole edificatorie assolute dell’ordine naturale. Ora sono state proposte leggi basate su canoni proporzionali geometrici e matematici (si pensi alle regole fornite, nel primo secolo a.C., dal grande trattatista latino Vitruvio per l’architettura classica), ora sono state introdotte leggi di derivazione bio-antropocentrica (si pensi al Modulor proposto, negli anni trenta, dal grande architetto franco-elvetico Le Corbusier). Spesso, queste regole vengono estese e generalizzate, anche al tracciamento dei prospetti e delle volumetrie dei corpi. Si tratta di scelte legate, ogni volta, a nuove concezioni estetiche dell’architettura, che restano però circoscritte a precisi periodi storici, fornendo regole apparentemente assolute, ma che, poi, vengono, nel tempo, regolarmente, trasgredite e superate, ogni volta che appare un nuovo edificio veramente significativo. Lo schema di lettura tipologico della realtà architettonica, in precedenza proposto, può aiutarci a fare chiarezza in tal senso.

TAPPE DI PROGETTO DELLA PIANTA
Il tracciamento della pianta è, senza dubbio, un aspetto cruciale del progetto architettonico. Delle numerose metodologie proposte, quella che, secondo noi, risulta, didatticamente, più efficace e generalizzabile, deriva dalle indicazioni forniteci, attorno agli anni trenta, dal grande architetto finlandese Aalto.
Le tappe di progettazione della pianta, possono essere così riassunte (può essere utile disporre di una griglia modulare piana, su cui posizionare i singoli elementi):
1. Disegnare i singoli ambienti in scala e ritagliarli secondo il profilo esterno della loro forma (come se si trattasse di tante figurine).
2. Accostare e sovrapporre i singoli ambienti (le figurine) secondo criteri di logica prossimità e formare degli aggregati di ambienti (ridisegnarli in scala e ritagliare le nuove figure ottenute secondo il loro profilo esterno).
3. Definire l’orientamento e la posizione reciproca dei singoli aggregati di ambienti servendosi dello schema distributivo (posizionare le figure sullo schema dei percorsi).
4. Migliorare la compattezza della pianta, omogeneizzando la griglia ideale degli ambienti con la griglia ideale dei percorsi, e dimensionando al minimo indispensabile gli spazi asserventi (disegnare la pianta).
 
UN ELEMENTO PSICO-SPAZIALE COMPLESSO: L'AMBIENTE ARCHITETTONICO
Gli apporti prossemici e medialogici, ci fanno capire come sia necessario implementare i risultati dimensionali, per giungere alla  definizione di un concetto psico-spaziale assai complesso, che diremo ambiente architettonico (e che non va confuso con la stanza).
Ripetendo l’operazione per ogni attività, possiamo individuare tutti gli ambienti architettonici di cui abbiamo necessità.
Ognuno di essi potrà, allora, essere inteso come un mini-habitat, che dovrà dialogare al meglio con gli altri mini-habitat attigui, alla stregua di una serie coordinata di mattoni da assemblare e rifondere, compositivamente, in un tutt’uno omogeneo, di scala maggiore.

Nella composizione di una pianta, il principiante può fare riferimento ad una griglia modulare.
1. Inizialmente può risultare utile partire dalla disposizione degli arredi (la loro dimensione e lo spazio necessario per il loro utilizzo).
2. Quindi si passa a perimetrare gli ambienti con linee ideali (non con muri divisori).
3. Successivamente si decide quali ambienti è possibile far convivere nella stessa stanza e si passa al tracciamento dei muri divisori.
4. Si definisce, quindi, quali sono le porte di accesso alle stanze e le finestre esterne per areare ed illuminare i vani.
Riepilogo delle fasi progettuali della pianta secondo il metodo funzionalista. Casa Chamberlain (1939) in USA, progettata dal grande architetto tedesco Walter Gropius e dal suo celebre allievo M. Breuer:
FASE 1 Tracciamento degli ingombri degli arredi della camera da letto matrimoniale.
FASE 2 Tracciamento degli ingombri degli arredi dello spogliatoio e dei sanitari del bagno.
Aggregazione della zona notte.
FASE 3 Collegamento zona notte/zona giorno.
FASE 4 Il risultato complessivo su una griglia quadrata modulare di 1 m.
Camera (1), spogliatoio (2), bagno (3), cucina (4), soggiorno-pranzo (5), terrazza (6).

mercoledì 8 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 8 L'EXISTENZMINIMUM

SPAZIO NECESSARIO: L'EXISTENZMINIMUM
L’individuazione della dimensione minima ottimale è molto utile nei casi (abbastanza frequenti), in cui vi sia la necessità imperativa di seguire le cosiddette regole dell’existenzminimum (interni di barche, aerei, treni, camper, minialloggi, rifugi, case economiche, ecc.). Questo complesso di risultati, è il frutto degli studi sulla razionalizzazione dello spazio, eseguiti dal grande architetto tedesco Walter Gropius, attorno alla fine degli anni venti. Gropius, in collaborazione con gli allievi ed i docenti della celebre scuola di design, da lui fondata e diretta in Germania, a Dessau, denominata Bauhaus (vale a dire casa del costruire).
Vennero messi a punto criteri di progettazione di case economiche (o prefabbricate), per risolvere, con dignità, il gravosissimo problema degli alloggi delle classi lavoratrici, concentratesi, dalle campagne nelle città, in seguito all’industrializzazione. Il fine fu quello di giungere ad una  progettazione economica, che fosse veramente un  modus vivendi (un modo di vivere) e non solo uno modus non moriendi (un modo di non morire).
A oltre 70 anni da quegli studi, oggi, il concetto di spazio funzionale minimo, nei paesi evoluti come il nostro, può essere proficuamente inteso, a livello metodologico, per comprimere determinate funzioni a vantaggio di altre. Ad esempio, si può comprimere la cucina, riducendola ad un angolo cottura, per ottenere una living room più ampia.
In generale, però, si tratta di situazioni di ripiego o di emergenza, derivate spesso dalla necessità di frazionare spazi più ampi, o di ristrutturare spazi minimi, facendoli diventare spazi abitativi, sfruttati per un arco temporale circoscritto (principalmente per dormire, per week end, ecc.), stati provvisori, che, se si protraggono a lungo nel tempo, possono portare a disagi psicologici.

La gestione dello spazio in un appartamento è compito fondamentale del progettista, che l’adatta allo stile di vita del committente. A fronte di una certa rigidità dei regolamenti edilizi, che fissano le misure minime di certi vani, per ottenere l’abitabilità (14 mq camera da letto matrimoniale, 9 mq camera da letto singola, 9 mq cucina, 4.5 mq bagno, ecc…), negli ultimi anni, le modificate abitudini sociali (aumento dei single e degli anziani, crescente mobilità territoriale degli occupati, ecc…), hanno fatto sì che crescesse la domanda di abitazioni di piccola dimensione: monolocali, bilocali.
Il criterio compositivo di tali alloggi si basa sulla creazione di ambienti multifunzione.
Ad esempio in un unico vano vengono ospitati:
·   l’angolo cottura (celabile con una chiusura a soffietto);
·   il tavolo da pranzo (che si trasforma, all’occorenza, in scrivania da lavoro);
·   il divano per conversare o rilassarsi vedendo un programma TV (che si trasforma in letto per il riposo notturno) ecc.

L'IMPORTANZA DELLO SPAZIO SUPERFLUO
E’ noto che, certe comunità animali, se si comprime troppo lo spazio che hanno a disposizione (recinti di zoo, sovraffollamento, ecc.), anche se non vengono a mancare loro i mezzi materiali di sostentamento, riducono, per istinto, conseguentemente, le proprie funzioni relazionali e vitali (gioco, alimentazione, riproduzione, ecc.), fino a rischiare l’estinzione.
Anche la comunità umana, pur non giungendo a questi livelli, grazie alla mediazione della ragione ed al grandissimo spirito di adattamento che possiede, prova un forte senso di disagio (stress, agorafobia, claustrofobia, aggressività, ecc.), se non ha un adeguato spazio personale a disposizione.
Per procedere in tal senso, si può prendere spunto dagli studi sulla produttività aziendale. 
Ad essi, va riconosciuto il merito di essersi posti, per primi, in modo sistematico, il problema di quali siano gli spazi architettonici e gli arredi più adeguati, a fornire il miglior supporto psico-fisico per la produttività dei lavoratori. Il concetto può essere esteso, oltre il settore specifico del lavoro, a tutte le attività umane (scuole, spazi commerciali, abitativi, ricreativi, ecc.).
Si tratta di definire quanto deve essere ampio e cosa deve comunicare il cosiddetto spazio superfluo (che, ovviamente, di tale ha solo il nome), per poter aiutare, al meglio, lo svolgimento di una determinata funzione.
Come già diceva, negli anni cinquanta, il grande scrittore ed umorista italiano Ennio Flaiano: toglieteci tutto, ma lasciateci almeno il superfluo. Molto di più di una semplice battuta.
Schizzo prospettico.

martedì 7 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 7 LIMITI DIMENSIONALI MASSIMI E MINIMI

Il metodo che abbiamo proposto ha finito per imporsi nel mondo della produzione industriale, tanto da generare uno specifico settore di ricerca: l’ergonomiaL’ergonomia, è oggi la scienza che studia la forma ottimale, che deve possedere un oggetto, per essere utilizzato al meglio.

Dati antropometrici medi dell’uomo al fine del XX secolo. Questi valori vengono costantemente aggiornati ogni 10 anni          circa. Risultano essenziali per l’ergonomia, la scienza che studia la forma e la dimensione ottimale degli oggetti.
In campo architettonico, ci possiamo servire di questa procedura per individuare il limite dimensionale minimo.
Il discorso cambia se si pretende di valutare efficacemente, attraverso questa regola, il limite dimensionale massimo. Anche se poniamo ulteriori vincoli dimensionali (ad esempio, sulle percorrenze, che non devono risultare inutilmente defatiganti), didatticamente, questo metodo non è molto efficace.
Infatti, l’inesperienza, porta gli allievi a prendere per buono il rovescio dell’enunciato, ed a considerare, come l’indice sicuro di una edilizia di grande prestigio sociale e comfort, quella in cui lo spazio si spreca inutilmente.
Se è molto facile far capire, ad esempio, che, in una camera da letto troppo piccola, ci si muove e respira a fatica, viceversa, è molto difficile far capire il senso di disagio di dormire in un salone di oltre 100 mq.
L’aggregazione di arredi e di spazi funzionali porta alla creazione di piccoli ambienti funzionali che dovranno, poi, essere aggregati ad altri con funzioni omologhe e non incompatibili.
A.       LIVING ROOM (375 cm x 390 cm) uso di arredi similari in situazioni diverse:
1.  Conversazione
2.  Cocktail (sono stati aggiunti piccoli tavolini)
3.  Programma TV
B.       PRANZO (320 cm  x 180 cm + 320 cm x 220 cm):
1.  cucina
2.  zona pranzo
C.      LETTO (275 cm x 400 cm)
1.  2 letti singoli
LETTO (180 cm x 350 cm)
2.  disabile 


I componenti in tubolare metallico e pelle della celebre poltrona Vasilij (1925) di Marcel Breuer, allievo e collaboratore del grande architetto tedesco Gropius al Bauhaus, la celebre scuola di design da lui fondata e diretta. Questo elemento di arredo fu dedicato al grande pittore russo Vasilij Kandinskij ed ebbe un successo strepitoso (è ancora oggi in produzione). Si tratta di una dimostrazione emblematica delle possibilità (e dei limiti) del metodo forma-funzione razionalista. La scomposizione della struttura portante lineare in 6 pezzi metallici (le gambe, lo schienale, la seduta, ecc…) ed in 6 pezzi degli elementi superficiali in pelle (lo schienale, i braccioli, la seduta, ecc…) sono la sintesi estrema di un processo funzionale, formale, di ottimizzazione produttiva, di imballo e di montaggio.