venerdì 3 aprile 2026

Corso di storia dell'architettura: Bohm 1920

Bohm 1920

 










Gottfried Böhm (Offenbach am Main, 23 gennaio 1920) è un architetto tedesco.
Nasce il 23 gennaio 1920 a Offenbach am Main in Germania, in una famiglia di architetti. Suo padre, Dominikus Böhm, è noto per aver costruito numerose chiese in Germania. Si laurea all'Istituto Tecnico di Monaco di Baviera nel 1946 e studia scultura all'Accademia delle Belle Arti della stessa città. A partire dal 1947 collabora col padre fino alla morte di questo nel 1955. Nello stesso periodo collabora con la Società per la Ricostruzione di Colonia sotto la direzione di Rudolf Schwarz. Nel 1951 passa sei mesi a New York dove lavora nella studio di Cajetan Baumann. Completa il suo soggiorno americano con un viaggio di studio per il paese che gli dà l'occasione di incontrare Ludwig Mies van der Rohe e Walter Gropius per i quali nutre una forte ammirazione.
È il progettista di numerosi edifici in Germania, che comprendono chiese, musei, teatri, centri culturali, uffici e abitazioni.
È stato considerato un architetto espressionista negli anni sessanta, e di recente come post-Bauhaus, ma lui preferisce considerarsi un architetto che crea "connessioni", tra passato e nuovo, tra idee e mondo fisico, tra singolo edificio ed ambiente urbano, e questo si traduce nella scelta della forma, dei materiali e del colore delle costruzioni che progetta. Molti dei suoi edifici sono realizzati in calcestruzzo grezzo, a faccia vista, ma a partire dal Centro civico a Bergisch Gladbach comincia ad utilizzare nuovi materiali come vetro ed acciaio, una svolta nella sua scelta dei materiali, dovuta all'evoluzione tecnologica.
In numerosi suoi progetti è evidente l'attenzione per la pianificazione urbana, come nella zona attorno alla cattedrale di Colonia, nella Prager Platz a Berlino, nella zona attorno al castello di Saarbrücken e nel quartiere Lingotto a Torino.
Ha ricevuto numerosi premi fra i quali il prestigioso Premio Pritzker nel 1986.
Opere realizzate
Complesso religioso a Colonia
    Chiesa di Santa Maria Regina della Pace a Neviges (1962)
    Cappella del Villaggio del Fanciullo a Bergish Gladbach (1963-1965)
    Complesso religioso (chiesa, centro giovanile e biblioteca) a Colonia (1968)
    Chiesa di St. Matthaeus a Düsseldorf (1968-1970)
    Chiesa della Risurrezione a Melaten, Colonia (1972)
    Zublin Office Building a Stoccarda (1985)
    Municipio di Benberg
    Municipal Building di Rheinberg
    Ristorante a Bad Kreuznach
    Centro civico a Bergisch Gladbach
    Negozio Peek+Cloppenburg a Berlino
    Banca Beutsche a Lussemburgo
    Hans Otto Theater a Potsdam (1999-2006)

giovedì 2 aprile 2026

Corso di storia dell'architettura: Magistretti 1920

Magistretti 1920













Ludovico "Vico" Magistretti (Milano, 6 ottobre 1920 – Milano, 19 settembre 2006) è stato un designer, architetto e urbanista italiano. Nato in una famiglia della media borghesia milanese il 6 ottobre 1920, Vico Magistretti frequenta il R. Liceo Ginnasio Giuseppe Parini per poi iscriversi, nell'autunno del 1939, alla facoltà di Architettura del Regio Politecnico di Milano, dove insegnano personaggi di spicco nel panorama architettonico dell'epoca come Gio Ponti e Piero Portaluppi. Tra il 1943 e il 1944 decide, come molti intellettuali dell'epoca, di allontanarsi dal proprio Paese e si trasferisce in Svizzera dove, nel Champ Universitarie Italien di Losanna, ha modo di seguire alcuni corsi accademici. Risale a quel periodo la sua frequentazione con Ernesto Nathan Rogers, che rimarrà nel ricordo dell'architetto come persona chiave della sua formazione intellettuale. Nel 1945 torna a Milano, dove il 2 agosto dello stesso anno si laurea in Architettura presso il Politecnico. Inizia subito l'attività professionale nello studio del padre, l'architetto Pier Giulio Magistretti (di cui si ricorda la partecipazione all'Arengario di piazza Duomo, in collaborazione con Giovanni Muzio, Piero Portaluppi, Enrico Agostino Griffini, e la realizzazione di alcuni tra i più significativi edifici della Milano degli anni venti e trenta) in via Conservatorio. Sono questi gli anni della ricostruzione, che lo vedono impegnato sul doppio fronte dell'associazionismo culturale (nel 1946 è tra i promotori del MSA) e dell'attività professionale, inizialmente svolta soprattutto nel campo dell'edilizia sovvenzionata. Dal 1949 al 1959 progetta e realizza circa 14 interventi per l'INA-Casa e con Mario Tedeschi partecipa anche all'impresa collettiva del QT8 con il quartiere reduci d'Africa e successivamente con la Chiesa di Santa Maria Nascente (1953-1955). Nella Milano delle Triennali e della nascente industria del design, particolare rilievo assume la sua partecipazione alle edizioni della VIII, IX (medaglia d'oro), X Triennale (gran premio), fino a curare per l'ente milanese alcune mostre nell'ambito delle esposizioni più recenti (in particolare la XII Triennale del 1960 insieme a Ignazio Gardella). Gli anni cinquanta sono fervidi di iniziative e di innovative proposizioni da parte del giovane architetto che, in breve tempo, si conferma una delle più significative presenze fra gli esponenti della "terza generazione". Risale a tale periodo la realizzazione di due degli edifici più significativi dell'attività professionale di Vico Magistretti a Milano: la torre al Parco in via Revere (1953-56, con Franco Longoni) e il palazzo per uffici in corso Europa (1955-57); a questi si aggiungeranno negli anni successivi altri numerosi interventi di particolare rilevanza, tra i quali, nel 1962-64, le torri di piazzale Aquileia. Nel 1956 è tra i soci fondatori dell'ADI, l'Associazione per il Disegno Industriale. Nel 1959 fa parte della giuria del Premio Compasso d'oro insieme a Bruno Alfieri, Giulio Minoletti, Augusto Morello e Giovanni Romano. Nel 1960 è di nuovo tra i giurati del premio dell'ADI assieme a Lodovico Belgiojoso, Augusto Magnaghi, Augusto Morello e Marco Zanuso. La particolare attenzione rivolta al tema della casa e dell'abitare finisce per monopolizzare, a partire dagli anni sessanta, la sua attività di architetto, facendogli mettere a punto un linguaggio estremamente espressivo che, seppur talvolta polemicamente criticato, ha molta presa nella cultura architettonica lombarda del periodo, permettendogli di divenirne uno dei maggiori protagonisti. In tale contesto si inserisce la sua partecipazione nel 1959 al Congresso CIAM (Congrès Internationaux d'Architecture Moderne) di Otterlo (Paesi Bassi), dove gli italiani presentarono la torre Velasca dei BBPR, la mensa Olivetti di Ignazio Gardella, le case a Matera di Giancarlo De Carlo e la casa Arosio ad Arenzano realizzata l'anno precedente da Magistretti. Queste opere provocarono scandalo e furono in un certo senso l'emblema della crisi che in quegli anni colpì la nota istituzione, fino ad allora protagonista indiscussa del dibattito intorno all'architettura. La casa Arosio sembra segnare l'inizio di un'esplorazione molto personale di un linguaggio che si esprime con nitidezza anche in altre coeve case unifamiliari quali la villa Schubert a Ello (1960), la casa Gardella ad Arenzano (1963-64) e la villa Bassetti ad Azzate (1960-62). Negli anni successivi, l'attività di architetto è sempre più affiancata a quella di designer, con la progettazione di arredi e oggetti rimasti "classici". Per l'architetto lombardo la semplicità non era mancanza di decorazione ma assenza di ridondanza, nella convinzione che la 'differenza' consisteva nel dettaglio concettuale: da lì la sua predilezione per il 'concept design' visibile in quasi tutta la sua produzione. È l'epoca del Municipio di Cusano Milanino (1966-69), del quartiere Milano-San Felice (1966-69, con Luigi Caccia Dominioni), della casa in piazza San Marco (1969-71) ma anche del premio Compasso d'oro per la lampada Eclisse (1967), per la lampada "Atollo" (1979) e per la poltrona Maralunga (1973, premio nel 1979). I riconoscimenti nel campo del design conseguiti da Magistretti sono numerosi; nel campo prettamente architettonico viene nominato membro dell'Accademia di San Luca nel 1967 e designato a membro onorario al Royal College of Art di Londra, dove è anche visiting professor. Ha, inoltre, insegnato alla Domus Academy di Milano e tenuto conferenze e lectures in Europa, Giappone e Stati Uniti. Nel 1986 è stato premiato con la medaglia d'oro dal SIAD (Society of Industrial Artists and Designers). Tra le opere più recenti la sede del Dipartimento di Bioscienze dell'Università di Milano (1978-81, con Francesco Soro), il progetto per una casa d'abitazione in piazzale Dateo (1984 con Francesco Soro), la casa Tanimoto a Tokyo (1985-86), il Centro Cavagnari a Parma (1983-85), il tecnocentro della Cassa di Risparmio di Bologna (1986-88) e per l'ATM di Milano il Deposito Famagosta (1989-2002), il supermarket Esselunga a Pantigliate (1997-2001), la villa a Saint Barth nelle Antille Francesi (2002), gli uffici dell'ex lanificio Cerruti a Biella (2005) e la villa a Epalinges, vicino a Losanna (2005), uno dei suoi ultimi progetti realizzati prima della scomparsa nel 2006. A partire dagli anni sessanta l'attività di designer è scandita annualmente dalla creazione di nuovi "pezzi", eventi attesi anche in occasione del Salone del Mobile di Milano che, nel 1997, ha dedicato proprio a Vico Magistretti una mostra monografica accanto a quella del suo "insegnante" Gio Ponti. Nel 2003 presso il Palazzo Ducale di Genova è stata allestita la mostra Vico Magistretti. Il design dagli anni Cinquanta a oggi interamente centrata sulla sua opera come designer. Nello stesso anno è nominato membro del comitato scientifico della Fondazione Politecnico di Milano e nel 2005 riceve il premio speciale Abitare il tempo. I suoi ultimi progetti di design sono stati presentati al Salone del Mobile del 2008. Sue opere di design sono esposte presso la collezione permanente del MOMA di New York e presso altri musei in America e in Europa. Nel 2010 nasce in via Conservatorio a Milano, con sede proprio nello studio dove l'architetto e designer milanese ha lavorato per oltre sessant'anni, la Fondazione Studio-Museo Vico Magistretti, promossa e presieduta da sua figlia, Susanna, in collaborazione con il Triennale Design Museum di Milano e altri fondatori in carica come De Padova, Flou, Artemide, Oluce e Schiffini. Il museo attraverso un percorso didattico-espositivo, si propone di tracciare un iter progettuale che ripercorra tutte le tappe della produzione dell'architetto dal 1946 al 2006, attraverso l'esposizione di collezioni permanenti e mostre temporanee di un vasto archivio che conserva all'incirca 30.000 schizzi e disegni tecnici, 3000 documenti, 7000 fotogrammi nonché una collezione di modelli e prototipi. La Fondazione è dal 2007 riconosciuta come bene culturale per importanza storica e sottoposta al vincolo di tutela.

mercoledì 1 aprile 2026

Corso di storia dell'architettura: Roche 1922

Roche 1922

 









Kevin Eamonn Roche (Dublino, 14 giugno 1922 – Guilford, 1º marzo 2019) è stato un architetto irlandese, famoso per i suoi edifici in vetro e cemento.
Ha vinto nel 1982 il Pritzker Prize e nel 1993 l'AIA Gold Medal.
Fino al 1945 ha frequentato la facoltà di architettura presso l'Università di Dublino. Ha Fatto pratica presso Michael Scott e poi in quelli di Maxwell Fry e Jane Drew. Nel 1948 si trasferì negli Stati Uniti e ha lavorato all'Illinois Institute of Technology e all'United Planning Office. Dal 1950 al 1954 e è stato impegnato nel reparto di progettazione di Eero Saarinen, dal 1954 al 1961 è stato il socio principale. Nel 1961 in collaborazione con l'ingegnere John Dinkeloo ultimano i progetti più importanti di Eero Saarinen, nel 1966 aprono uno studio indipendente. Dopo la morte di Dinkeloo, Roche ha continuato a gestire lo studio da solo.
Opere Principali
    Oakland Museum of California
    Ford Foundation Building, New York
    Knights of Columbus Building, New Haven
    Post Office, Columbus, Indiana
    New Haven Coliseum
    United Nations Plaza, New York
    Fine Arts Center, University of Massachusetts Amherst, Massachusetts
    Power Center for the Performing Arts, University of Michigan
    Undici edifici nel campus del Rochester Institute of Technology a Rochester

martedì 31 marzo 2026

Corso di storia dell'architettura: Valle 1923

Valle 1923






Gino Valle (Udine, 7 dicembre 1923 – Udine, 30 settembre 2003) è stato un architetto e designer italiano. Gino è figlio di Provino Valle, noto architetto udinese, e fratello di Lella Vignelli, moglie del noto designer Massimo Vignelli. La prima esperienza artistica non è legata alla pratica architettonica, bensì a quella pittorica: nel 1943 due sue opere sono infatti selezionate per il premio di Bergamo. Durante la seconda guerra mondiale viene fatto prigioniero e internato in un campo di smistamento in Germania. Durante la sua prigionia lavora in una fabbrica di cingoli armati. Frequenta l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia dove si laurea nel 1948. Inizia proprio nello stesso anno l'attività professionale nello studio del padre Provino Valle a Udine. In seguito si unisce allo studio anche la sorella di Gino, Nani Valle. Ottiene numerose borse di studio all'estero tra cui la Fullbright presso la Harvard Graduate School of Design nel 1951. La prima esperienza di docenza è presso la scuola internazionale del CIAM, dove insegna dal 1952 al 1954. È professore all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia dal 1954 al 2001, occupando negli anni la cattedra dei corsi di Applicazione di geometria, Elementi di composizione e Composizione IV. Durante la sua lunga carriera professionale ha collaborato con Zanussi, per la quale disegna il frigorifero piatto, e con Solari, per la quale ha progettato orologi e datari a cifra (con Cifra 5 si è aggiudicato il Compasso d'Oro del 1956), nonché il sistema di teleindicatori per aeroporti e stazioni vincitore del medesimo premio nel 1962. Dopo la sua scomparsa l'attività del suo studio è continuata dallo Studio Valle Architetti Associati, con sedi a Udine e a Milano, diretto dalla moglie Piera Ricci Menichetti e dal figlio Pietro Valle.

lunedì 30 marzo 2026

Corso di storia dell'architettura: Cini Boeri 1924

Boeri 1924











Maria Cristina Mariani Dameno, coniugata Boeri (Milano, 19 giugno 1924 – Milano, 9 settembre 2020), è stata una designer italiana nota con il nome di Cini Boeri. Allieva e collaboratrice di Gio Ponti, e professionista in proprio dal 1963, è stata un'architetta la cui cifra creativa ha sempre teso a privilegiare la funzionalità del progetto rispetto alla sua estetica, nonché l'autonomia dell'occupante delle abitazioni da lei disegnate. Si laureò al Politecnico di Milano nel 1951. Dopo aver inizialmente collaborato con Gio Ponti e Marco Zanuso, aprì un proprio studio nel 1963. Sposò il noto neurologo Renato Boeri dal quale si separò nel 1965. Nel 1979 vinse il premio Compasso d'oro per il divano Strips, disegnato nel 1968 per Arflex ed esposto presso la collezione permanente della Triennale di Milano. Il divano nacque dal proposito di progettare un sistema di sedute di facile produzione e facile vendita e seguì all'esperimento del divano Serpentone, costituito da una struttura schiumata integrale da vendere a metri. Dal 1981 al 1983 insegnò al Politecnico di Milano Progettazione architettonica e Disegno industriale e arredamento. Nel 1981 fu membro del Consiglio di Amministrazione alla XVI Triennale di Milano. Nel 1984 fece parte della giuria del premio Compasso d'oro assieme a Douglas Kelley, Antti Nurmesniemi, Giotto Stoppino e Bruno Zevi. Partecipò nel 1986 alla mostra Progetto domestico all'interno della XVII Triennale di Milano. Tenne conferenze nelle più importanti istituzioni accademiche mondiali: l'Università di Berkeley, il Nucleo del Desenho Industrial di San Paolo, il Collegio degli Architetti di Rio de Janeiro, la Cranbrook School di Detroit, la Southern California Institute of Architecture e il Pacific Design Center di Los Angeles. Premio Roscoe New York (1984), Premio Design Stoccarda (1985 e 1990), Medaglia d'oro "Apostolo del design" Milano (2003), Premio "Dama d'argento" - Poldi Pezzoli Milano 2006, Premio "Milanodonna" Milano (2007), "Piramidi dell'Accademia Italiana" Firenze (2008), "The IIC Lifetime Archievement Award" Los Angeles (2008), Good Design Award Chicago (2008). È morta nella sua casa di Milano il 9 settembre 2020, all'età di 96 anni. Il 2 novembre 2020 il suo nome è stato iscritto nel Famedio di Milano.