











Biografia
Diébédo Francis Kéré è nato il 10 aprile 1965 a Gando, in Burkina Faso, e ha studiato all'Università Tecnica di Berlino. Parallelamente ai suoi studi, ha fondato la Kéré Foundation eV (ex Schulbausteine für Gando eV) e nel 2005 ha fondato Kéré Architecture. Il suo studio di architettura è stato riconosciuto a livello nazionale e internazionale con premi tra cui l'Aga Khan Award for Architecture (2004) per il suo primo edificio, la Gando Primary School in Burkina Faso e il Global Holcim Award 2012 Gold. Kéré ha intrapreso progetti in vari paesi tra cui Burkina Faso, Mali, Germania, Stati Uniti, Kenya e Uganda. Nel 2017 le Serpentine Galleries gli hanno commissionato il progetto del Serpentine Pavilion a Londra. Ha ricoperto cattedre presso l 'Harvard Graduate School of Design , Yale School of Architecture e l' Accademia svizzera di architettura di Mendrisio . Nel 2017 ha accettato la cattedra di "Architectural Design and Participation" presso TU München (Germania). Kéré è nata nel villaggio di Gando. Era il primo bambino del villaggio ad essere mandato a scuola poiché suo padre, il capo del villaggio, voleva che suo figlio maggiore imparasse a leggere e tradurre le sue lettere. Poiché a Gando non esisteva una scuola, Kéré ha dovuto lasciare la sua famiglia quando aveva 7 anni per vivere con lo zio in città. Dopo aver terminato gli studi, è diventato un falegname e ha ricevuto una borsa di studio dalla Società Carl Duisberg per fare un apprendistato in Germania come supervisore degli aiuti allo sviluppo . Dopo aver completato l'apprendistato, ha proseguito gli studi di architettura presso l' Università Tecnica di Berlino , laureandosi nel 2004. Durante i suoi studi ha sentito che era suo dovere contribuire alla sua famiglia e alla comunità che lo aveva sostenuto, e dare alla generazione successiva l'opportunità di seguire le sue orme. Nel 1998, con l'aiuto dei suoi amici, Kéré ha fondato l'associazione Schulbausteine für Gando eV (ora Kéré Foundation eV ), che si traduce liberamente come "Building Blocks for Gando", per finanziare la costruzione di una scuola elementare per il suo villaggio. Il suo obiettivo era combinare le conoscenze acquisite in Europa con i metodi di costruzione tradizionali del Burkina Faso . Ha completato gli studi e ha costruito la prima scuola a Gando come progetto di diploma nel 2004, aprendo anche il proprio studio di architettura Kéré Architecture.
Dal Villaggio di Gando all'Architettura Globale:
Francis Kéré e la Sintesi tra Tradizione e Innovazione
Introduzione: Un'Architettura della Reciprocità
La traiettoria professionale di Diébédo Francis Kéré rappresenta un caso paradigmatico nell'architettura contemporanea, configurandosi come sintesi dialettica tra epistemologie costruttive endogene e acquisizioni tecnologiche della modernità occidentale. Nato nel 1965 a Gando, villaggio rurale del Burkina Faso, Kéré incarna quella che potremmo definire un'*architettura della reciprocità*: un approccio progettuale che rifiuta tanto il primitivismo nostalgico quanto l'imposizione acritica di modelli esogeni, proponendo invece una metodologia che valorizza il sapere locale come fondamento epistemologico per l'innovazione sostenibile.
Formazione e Dislocazione: La Pedagogia della Doppia Appartenenza
Il percorso formativo di Kéré si caratterizza per una serie di dislocazioni geografiche e culturali che ne hanno forgiato l'identità professionale. La prima, traumatica ma formativa, avviene all'età di sette anni quando, primo bambino del villaggio destinato all'istruzione formale per volontà del padre-capo, deve trasferirsi presso lo zio in contesto urbano. Questa esperienza di sradicamento precoce costituisce il nucleo generativo di quella che diverrà la sua prassi architettonica: la capacità di abitare simultaneamente molteplici sistemi di riferimento culturale senza dissolversi in nessuno.
Il successivo apprendistato in Germania come falegname, facilitato da una borsa della Carl Duisberg Gesellschaft, introduce Kéré alle metodologie costruttive europee e ai sistemi di organizzazione del lavoro occidentali. Questa fase, lungi dall'essere mera acquisizione tecnica, rappresenta un momento di alfabetizzazione nei codici della modernità che Kéré sottoporrà successivamente a rilettura critica. L'iscrizione alla Technische Universität Berlin, culminata nella laurea del 2004, completa questo processo di *double consciousness* (per utilizzare la categoria duboissiana), conferendogli gli strumenti teorici e metodologici per operare una traduzione bidirezionale tra sistemi costruttivi.
La Kéré Foundation: Architettura come Prassi Comunitaria
La fondazione nel 1998 di Schulbausteine für Gando eV (successivamente Kéré Foundation eV) durante gli anni di studio berlinesi costituisce un atto teoretico prima ancora che operativo. Kéré articola qui un modello di pratica architettonica che sovverte il paradigma autoriale dominante nell'architettura contemporanea, sostituendolo con una logica partecipativa e redistributiva. Il finanziamento collettivo per la costruzione della scuola elementare di Gando non rappresenta semplicemente una soluzione pragmatica alla scarsità di risorse, ma configura un dispositivo pedagogico che riconfigura i rapporti tra progettista, comunità e processo costruttivo.
Questo approccio può essere letto attraverso la lente del *capability approach* di Amartya Sen: l'architettura non come prodotto finito ma come processo che espande le capacità collettive e individuali. La scuola di Gando, realizzata come progetto di diploma nel 2004, materializza questa filosofia attraverso scelte tecnologiche che privilegiano l'impiego di maestranze locali, materiali disponibili (argilla compressa in blocchi) e tecniche costruttive trasmissibili, generando così un trasferimento di competenze piuttosto che una mera esportazione di manufatti.
Linguaggio Architettonico: Modernità Critica e Climatizzazione Passiva
L'opera di Kéré si inscrive in quella corrente che Kenneth Frampton ha definito *regionalismo critico*: un'architettura che resiste tanto all'universalismo omogeneizzante quanto al localismo pittoresco, articolando invece una modernità radicata nelle specificità geografiche, climatiche e culturali. La Gando Primary School, premiata con l'Aga Khan Award for Architecture nel 2004, esemplifica questa postura attraverso soluzioni che rileggono principi vernacoli con grammatica contemporanea.
La doppia copertura ventilata, elemento ricorrente nel lessico architettonico di Kéré, non costituisce citazione formale dell'architettura tradizionale saheliana, ma ne reinterpreta i principi bioclimatici attraverso un'espressione strutturale moderna. L'intercapedine tra i due strati di copertura genera moti convettivi che estraggono il calore dagli spazi abitati, offrendo una risposta low-tech ed energeticamente passiva alle condizioni climatiche estreme del Burkina Faso (con temperature che superano i 40°C). Questa soluzione dimostra come la tecnologia appropriata non implichi necessariamente rinuncia alla complessità, ma piuttosto una calibrazione sofisticata tra mezzi disponibili e risultati ambientali.
L'impiego di mattoni di terra compressa (Compressed Earth Blocks) stabilizzati con minime percentuali di cemento rappresenta un'altra innovazione che si colloca nell'intersezione tra tradizione e modernità. Kéré riabilita un materiale considerato "povero" nell'immaginario sviluppista, dimostrandone le prestazioni termiche superiori ai materiali industriali in contesto saheliano, la disponibilità locale che riduce i costi di trasporto e l'impatto ambientale, e soprattutto la capacità di innescare economie costruttive endogene. La produzione in loco dei blocchi, realizzata mediante presse manuali o semi-meccanizzate, trasforma il cantiere in un dispositivo formativo diffuso.
Espansione Geografica e Consolidamento Teorico
La fondazione di Kéré Architecture nel 2005 marca la transizione da una pratica progettuale concentrata sul villaggio natale a un'operatività internazionale che mantiene però coerenza metodologica. I progetti realizzati in Mali, Kenya, Uganda, Germania, Stati Uniti e altri contesti geografici attestano la scalabilità e trasferibilità del suo approccio, pur nella necessaria contestualizzazione locale. Il riconoscimento con il Global Holcim Award Gold 2012 sancisce la legittimazione di questa prassi nell'ambito del dibattito sulla sostenibilità architettonica globale.
La commissione del Serpentine Pavilion 2017 a Londra rappresenta un momento di particolare significato simbolico. Affidare a un architetto africano, formatosi tra Burkina Faso e Germania, la realizzazione di uno dei più prestigiosi incarichi temporanei dell'architettura internazionale costituisce tanto un riconoscimento del valore estetico e concettuale del suo lavoro quanto un'implicita critica alla geografia escludente del canone architettonico occidentale. Il padiglione, ispirato all'albero come luogo di aggregazione comunitaria nei villaggi africani, traspone in Hyde Park principi spaziali e relazionali elaborati nel contesto saheliano, operando così un'inversione dei consueti vettori di influenza architettonica.
Contributo Accademico: Verso una Pedagogia Partecipativa
L'attività didattica presso istituzioni come Harvard Graduate School of Design, Yale School of Architecture, l'Accademia di Architettura di Mendrisio e la cattedra di "Architectural Design and Participation" alla TU München dal 2017, posiziona Kéré come figura chiave nella ridefinizione dei paradigmi pedagogici dell'architettura. La denominazione stessa della cattedra monacense evidenzia l'intento di istituzionalizzare la partecipazione comunitaria non come dimensione accessoria o "sociale" dell'architettura, ma come componente costitutiva del design stesso.
Questa presenza nelle accademie occidentali più prestigiose configura Kéré come mediatore epistemologico che introduce nella formazione architettonica europea e nordamericana approcci metodologici elaborati nel Sud globale. Si tratta di un fenomeno di circolazione conoscitiva inversa rispetto ai consolidati flussi coloniali e post-coloniali, che contribuisce alla decolonizzazione del curriculum architettonico attraverso la valorizzazione di saperi e pratiche tradizionalmente marginalizzati.
Posizionamento nel Dibattito Architettonico Contemporaneo
L'opera di Kéré si colloca all'intersezione di molteplici dibattiti che attraversano l'architettura contemporanea: sostenibilità ambientale, giustizia sociale, decolonizzazione disciplinare, rapporto tra globale e locale. La sua pratica offre risposte concrete a questioni teoriche che spesso rimangono confinate alla speculazione accademica, dimostrando la possibilità di un'architettura simultaneamente radicata e cosmopolita, tecnicamente sofisticata ed economicamente accessibile, esteticamente rilevante e socialmente trasformativa.
Nel contesto del dibattito sulla sostenibilità, Kéré problematizza l'approccio tecnologico-sostitutivo dominante nei paesi industrializzati (che delega la sostenibilità a certificazioni, dispositivi impiantistici sofisticati e materiali high-tech) proponendo invece strategie low-tech ad alta intensità di conoscenza locale. Questa posizione risuona con le critiche alla "modernizzazione ecologica" avanzate dall'ecologia politica, che ne evidenzia i limiti in termini di accessibilità economica e dipendenza da catene produttive globalizzate.
Sul piano della giustizia spaziale, l'opera di Kéré materializza il principio secondo cui l'eccellenza architettonica non è prerogativa esclusiva delle élite economiche. I suoi edifici dimostrano che vincoli economici stringenti non implicano necessariamente compromessi qualitativi, ma possono invece stimolare soluzioni innovative che coniugano rigore formale, prestazioni ambientali e inclusività sociale. La scuola di Gando, realizzata con un budget inferiore a 50.000 dollari, offre qualità spaziali, comfort termico e dignità architettonica paragonabili a edifici occidentali dal costo decine di volte superiore.
Riconoscimenti e Legittimazione Disciplinare
La sequenza di riconoscimenti ricevuti da Kéré documenta la progressiva legittimazione del suo approccio nell'establishment architettonico internazionale. L'Aga Khan Award del 2004, dedicato all'architettura nelle società musulmane e attento alla dimensione sociale del costruire, rappresenta il primo riconoscimento internazionale significativo. Il Global Holcim Award 2012, focalizzato sulla sostenibilità, conferma la validità delle sue soluzioni tecnologiche. La commissione del Serpentine Pavilion 2017 sancisce il riconoscimento anche sul piano estetico e culturale.
Questo processo di legittimazione presenta implicazioni che trascendono la carriera individuale, contribuendo a ridefinire i criteri di valutazione dell'eccellenza architettonica. L'inclusione di parametri come partecipazione comunitaria, trasferibilità tecnologica, impatto sociale e sostenibilità economica accanto ai tradizionali criteri formali, tecnici e autoriali amplia il campo di ciò che viene considerato architettura "di qualità", aprendo spazi di riconoscimento per pratiche precedentemente marginalizzate.
Conclusioni: Verso un'Architettura Post-Estrattiva
L'opera e la traiettoria di Francis Kéré suggeriscono la possibilità di un'architettura che superi la logica estrattiva che ha caratterizzato tanto il colonialismo quanto molte forme di "aiuto allo sviluppo". Piuttosto che estrarre risorse (materiali, culturali, umane) da un contesto per valorizzarle altrove, o imporre modelli esogeni disattendendo saperi locali, Kéré propone un'architettura che genera valore in loco, rafforza capacità endogene e configura il progetto come dispositivo pedagogico e redistributivo.
Questa prassi prefigura modelli operativi rilevanti non solo per il cosiddetto Sud globale, ma anche per contesti occidentali alle prese con crisi ambientali, economiche e sociali che richiedono paradigmi alternativi al business-as-usual dell'industria delle costruzioni. La crescente attenzione verso economia circolare, comunità resilienti, autocostruzione assistita e sostenibilità radicale rende l'esperienza di Kéré particolarmente pertinente anche per contesti geograficamente e culturalmente distanti dal Burkina Faso.
Il suo contributo disciplinare consiste nell'aver dimostrato empiricamente che un'altra architettura è possibile: un'architettura che non rinuncia alla bellezza per essere sostenibile, non sacrifica la qualità per essere accessibile, non abbandona il rigore per essere partecipativa. In questo senso, l'opera di Kéré trascende la dimensione biografica per configurarsi come proposta metodologica trasferibile, come dimostrano i numerosi architetti che in vari contesti geografici si ispirano al suo approccio rielaborandolo secondo specificità locali.
La sua vicenda personale - dal villaggio senza scuola alle cattedre delle università più prestigiose - costituisce inoltre una narrazione controfattuale rispetto ai discorsi dominanti sullo sviluppo, che spesso presuppongono una traiettoria unidirezionale di "modernizzazione" come abbandono delle culture tradizionali. Kéré dimostra invece la possibilità di una modernità plurale, in cui il ritorno e il contributo alla comunità d'origine non rappresentano rinuncia alla carriera internazionale ma ne costituiscono il fondamento e la legittimazione etica. In questo senso, la sua biografia assume valore paradigmatico, suggerendo modelli di successo professionale alternativi all'individualismo competitivo e all'accumulo autoriale che caratterizzano ampi segmenti della professione architettonica contemporanea.