venerdì 10 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 10 GRIGLIE MODULARI PIANE


L’USO DI GRIGLIE MODULARI PIANE

Nella composizione di un ambiente, gli elementi che contribuiscono a definirlo, sono numerosi e differenti. L’inesperienza aggregativa può, facilmente, portare ad un inutile spreco di spazio. Per ovviare a questo rischio, può risultare utile, didatticamente, sottoporre il principio compositivo dell’ambiente, ad una verifica di tipo modulare, utilizzando una griglia piana di maglia data (solitamente quadrata, più raramente triangolare od esagonale), di dimensione opportuna, che ci aiuti a far rientrare gli ingombri arredativi e gli spazi di utilizzo dentro standard consueti.
  • 1/4 modulo=15 cm.: divisori interni, profondità mensoline, alzata gradino.
  • 2/4 modulo=30 cm.: muri perimetrali, pilastri, profondità scaffali e panche, pedata gradino.
  • 3/4 modulo=45 cm.: muri portanti, sedie, profondità pensili e scaffali, larghezza ante ed elettrodomestici mini.
  • 1 modulo=60 cm.: profondità scaffali, elettrodomestici, tavolini, poltroncine, sanitari da seduta.
  • 5/4 modulo=75 cm.: poltroncine, tavolini, larghezza vasche da bagno, lavandini.
  • 6/4 modulo=90 cm.: poltrone, divani, tavoli, lavabi, altezza piani di lavoro, davanzali, profondità poggioli.
E naturalmente la lista può continuare.
Una seconda griglia di maglia più ampia (ad esempio 6-8 moduli = 3,60 - 4,8 m. di lato), potrà essere usata successivamente per un controllo delle luci libere degli elementi strutturali.
 

         Casa Chamberlain (1939) in USA, progettata dal grande architetto tedesco W. Gropius e dal suo celebre allievo M. Breuer. Ecco il risultato finale del lavoro iniziato nella fig. 9: progettazione complessiva delle due piante.La foto evidenzia il risultato (visto da ovest) della realizzazione

Esempio di schema formale basato sulla composizione reticolare a losanga; pianta di una villa, con annessi locali di studio per la musica, progettata nel 1946 dal grande architetto statunitense Wright in una località presso Detroit.
A- La zona ovest è tutta occupata dalla grande living room/sala per concerti. E’ riscaldata da due grandi camini centrali e può essere suddivisa in 2 aree, grazie ad una chiusura a pannello.
B- La illuminano amplissime vetrate che danno sul giardino recintato.
C- La zona nord/est è suddivisa in 3 salette di studio per la musica.
D- La zona sud/est costituisce l’area residenziale vera e propria: cucina/pranzo, bagno, camera da letto.
Si noti la disposizione degli ambienti: est/letto (illuminazione nelle prime ore del mattino), ovest/living (illuminazione nelle prime ore del pomeriggio).


Casa unifamiliare a Weissenhof (1927) in Germania, progettata dal grande architetto tedesco W. Gropius secondo una griglia modulare quadrata di 1 m di dimensione.
Sopra. Piano terra: ingresso (A), pranzo-soggiorno (B), deposito (C), stanza di lavoro (D), cucina (E), dispensa (F), vano distributivo (I), scala (L).
Sotto. Piano primo: letto (G), bagno (H), vano distributivo (I), scala (L).
Tra tutte quelle proposte, specialmente dal settore della prefabbricazione edilizia, secondo noi, la griglia di riferimento che fornisce la migliore versatilità, è quella con maglia quadrata di 60 cm. di lato, in quanto mantiene al proprio interno molti elementi tipici della scala edilizia. 


Sviluppo a mano di disegno CAD.

giovedì 9 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 9 TAPPE DI PROGETTO DELLA PIANTA

 


LA PIANTA ARCHITETTONICA
Come giungere ad una scelta planimetrica efficace?
In tutte le epoche, sono state fornite metodologie diverse, per aiutare (ma più spesso vincolare), la composizione della pianta (e del prospetto), secondo principi che contribuissero a mettere in sintonia l’artificialità della costruzione umana, con le presunte regole edificatorie assolute dell’ordine naturale. Ora sono state proposte leggi basate su canoni proporzionali geometrici e matematici (si pensi alle regole fornite, nel primo secolo a.C., dal grande trattatista latino Vitruvio per l’architettura classica), ora sono state introdotte leggi di derivazione bio-antropocentrica (si pensi al Modulor proposto, negli anni trenta, dal grande architetto franco-elvetico Le Corbusier). Spesso, queste regole vengono estese e generalizzate, anche al tracciamento dei prospetti e delle volumetrie dei corpi. Si tratta di scelte legate, ogni volta, a nuove concezioni estetiche dell’architettura, che restano però circoscritte a precisi periodi storici, fornendo regole apparentemente assolute, ma che, poi, vengono, nel tempo, regolarmente, trasgredite e superate, ogni volta che appare un nuovo edificio veramente significativo. Lo schema di lettura tipologico della realtà architettonica, in precedenza proposto, può aiutarci a fare chiarezza in tal senso.

TAPPE DI PROGETTO DELLA PIANTA
Il tracciamento della pianta è, senza dubbio, un aspetto cruciale del progetto architettonico. Delle numerose metodologie proposte, quella che, secondo noi, risulta, didatticamente, più efficace e generalizzabile, deriva dalle indicazioni forniteci, attorno agli anni trenta, dal grande architetto finlandese Aalto.
Le tappe di progettazione della pianta, possono essere così riassunte (può essere utile disporre di una griglia modulare piana, su cui posizionare i singoli elementi):
1. Disegnare i singoli ambienti in scala e ritagliarli secondo il profilo esterno della loro forma (come se si trattasse di tante figurine).
2. Accostare e sovrapporre i singoli ambienti (le figurine) secondo criteri di logica prossimità e formare degli aggregati di ambienti (ridisegnarli in scala e ritagliare le nuove figure ottenute secondo il loro profilo esterno).
3. Definire l’orientamento e la posizione reciproca dei singoli aggregati di ambienti servendosi dello schema distributivo (posizionare le figure sullo schema dei percorsi).
4. Migliorare la compattezza della pianta, omogeneizzando la griglia ideale degli ambienti con la griglia ideale dei percorsi, e dimensionando al minimo indispensabile gli spazi asserventi (disegnare la pianta).
 
UN ELEMENTO PSICO-SPAZIALE COMPLESSO: L'AMBIENTE ARCHITETTONICO
Gli apporti prossemici e medialogici, ci fanno capire come sia necessario implementare i risultati dimensionali, per giungere alla  definizione di un concetto psico-spaziale assai complesso, che diremo ambiente architettonico (e che non va confuso con la stanza).
Ripetendo l’operazione per ogni attività, possiamo individuare tutti gli ambienti architettonici di cui abbiamo necessità.
Ognuno di essi potrà, allora, essere inteso come un mini-habitat, che dovrà dialogare al meglio con gli altri mini-habitat attigui, alla stregua di una serie coordinata di mattoni da assemblare e rifondere, compositivamente, in un tutt’uno omogeneo, di scala maggiore.

Nella composizione di una pianta, il principiante può fare riferimento ad una griglia modulare.
1. Inizialmente può risultare utile partire dalla disposizione degli arredi (la loro dimensione e lo spazio necessario per il loro utilizzo).
2. Quindi si passa a perimetrare gli ambienti con linee ideali (non con muri divisori).
3. Successivamente si decide quali ambienti è possibile far convivere nella stessa stanza e si passa al tracciamento dei muri divisori.
4. Si definisce, quindi, quali sono le porte di accesso alle stanze e le finestre esterne per areare ed illuminare i vani.
Riepilogo delle fasi progettuali della pianta secondo il metodo funzionalista. Casa Chamberlain (1939) in USA, progettata dal grande architetto tedesco Walter Gropius e dal suo celebre allievo M. Breuer:
FASE 1 Tracciamento degli ingombri degli arredi della camera da letto matrimoniale.
FASE 2 Tracciamento degli ingombri degli arredi dello spogliatoio e dei sanitari del bagno.
Aggregazione della zona notte.
FASE 3 Collegamento zona notte/zona giorno.
FASE 4 Il risultato complessivo su una griglia quadrata modulare di 1 m.
Camera (1), spogliatoio (2), bagno (3), cucina (4), soggiorno-pranzo (5), terrazza (6).

mercoledì 8 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 8 L'EXISTENZMINIMUM

SPAZIO NECESSARIO: L'EXISTENZMINIMUM
L’individuazione della dimensione minima ottimale è molto utile nei casi (abbastanza frequenti), in cui vi sia la necessità imperativa di seguire le cosiddette regole dell’existenzminimum (interni di barche, aerei, treni, camper, minialloggi, rifugi, case economiche, ecc.). Questo complesso di risultati, è il frutto degli studi sulla razionalizzazione dello spazio, eseguiti dal grande architetto tedesco Walter Gropius, attorno alla fine degli anni venti. Gropius, in collaborazione con gli allievi ed i docenti della celebre scuola di design, da lui fondata e diretta in Germania, a Dessau, denominata Bauhaus (vale a dire casa del costruire).
Vennero messi a punto criteri di progettazione di case economiche (o prefabbricate), per risolvere, con dignità, il gravosissimo problema degli alloggi delle classi lavoratrici, concentratesi, dalle campagne nelle città, in seguito all’industrializzazione. Il fine fu quello di giungere ad una  progettazione economica, che fosse veramente un  modus vivendi (un modo di vivere) e non solo uno modus non moriendi (un modo di non morire).
A oltre 70 anni da quegli studi, oggi, il concetto di spazio funzionale minimo, nei paesi evoluti come il nostro, può essere proficuamente inteso, a livello metodologico, per comprimere determinate funzioni a vantaggio di altre. Ad esempio, si può comprimere la cucina, riducendola ad un angolo cottura, per ottenere una living room più ampia.
In generale, però, si tratta di situazioni di ripiego o di emergenza, derivate spesso dalla necessità di frazionare spazi più ampi, o di ristrutturare spazi minimi, facendoli diventare spazi abitativi, sfruttati per un arco temporale circoscritto (principalmente per dormire, per week end, ecc.), stati provvisori, che, se si protraggono a lungo nel tempo, possono portare a disagi psicologici.

La gestione dello spazio in un appartamento è compito fondamentale del progettista, che l’adatta allo stile di vita del committente. A fronte di una certa rigidità dei regolamenti edilizi, che fissano le misure minime di certi vani, per ottenere l’abitabilità (14 mq camera da letto matrimoniale, 9 mq camera da letto singola, 9 mq cucina, 4.5 mq bagno, ecc…), negli ultimi anni, le modificate abitudini sociali (aumento dei single e degli anziani, crescente mobilità territoriale degli occupati, ecc…), hanno fatto sì che crescesse la domanda di abitazioni di piccola dimensione: monolocali, bilocali.
Il criterio compositivo di tali alloggi si basa sulla creazione di ambienti multifunzione.
Ad esempio in un unico vano vengono ospitati:
·   l’angolo cottura (celabile con una chiusura a soffietto);
·   il tavolo da pranzo (che si trasforma, all’occorenza, in scrivania da lavoro);
·   il divano per conversare o rilassarsi vedendo un programma TV (che si trasforma in letto per il riposo notturno) ecc.

L'IMPORTANZA DELLO SPAZIO SUPERFLUO
E’ noto che, certe comunità animali, se si comprime troppo lo spazio che hanno a disposizione (recinti di zoo, sovraffollamento, ecc.), anche se non vengono a mancare loro i mezzi materiali di sostentamento, riducono, per istinto, conseguentemente, le proprie funzioni relazionali e vitali (gioco, alimentazione, riproduzione, ecc.), fino a rischiare l’estinzione.
Anche la comunità umana, pur non giungendo a questi livelli, grazie alla mediazione della ragione ed al grandissimo spirito di adattamento che possiede, prova un forte senso di disagio (stress, agorafobia, claustrofobia, aggressività, ecc.), se non ha un adeguato spazio personale a disposizione.
Per procedere in tal senso, si può prendere spunto dagli studi sulla produttività aziendale. 
Ad essi, va riconosciuto il merito di essersi posti, per primi, in modo sistematico, il problema di quali siano gli spazi architettonici e gli arredi più adeguati, a fornire il miglior supporto psico-fisico per la produttività dei lavoratori. Il concetto può essere esteso, oltre il settore specifico del lavoro, a tutte le attività umane (scuole, spazi commerciali, abitativi, ricreativi, ecc.).
Si tratta di definire quanto deve essere ampio e cosa deve comunicare il cosiddetto spazio superfluo (che, ovviamente, di tale ha solo il nome), per poter aiutare, al meglio, lo svolgimento di una determinata funzione.
Come già diceva, negli anni cinquanta, il grande scrittore ed umorista italiano Ennio Flaiano: toglieteci tutto, ma lasciateci almeno il superfluo. Molto di più di una semplice battuta.
Schizzo prospettico.

martedì 7 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 7 LIMITI DIMENSIONALI MASSIMI E MINIMI

Il metodo che abbiamo proposto ha finito per imporsi nel mondo della produzione industriale, tanto da generare uno specifico settore di ricerca: l’ergonomiaL’ergonomia, è oggi la scienza che studia la forma ottimale, che deve possedere un oggetto, per essere utilizzato al meglio.

Dati antropometrici medi dell’uomo al fine del XX secolo. Questi valori vengono costantemente aggiornati ogni 10 anni          circa. Risultano essenziali per l’ergonomia, la scienza che studia la forma e la dimensione ottimale degli oggetti.
In campo architettonico, ci possiamo servire di questa procedura per individuare il limite dimensionale minimo.
Il discorso cambia se si pretende di valutare efficacemente, attraverso questa regola, il limite dimensionale massimo. Anche se poniamo ulteriori vincoli dimensionali (ad esempio, sulle percorrenze, che non devono risultare inutilmente defatiganti), didatticamente, questo metodo non è molto efficace.
Infatti, l’inesperienza, porta gli allievi a prendere per buono il rovescio dell’enunciato, ed a considerare, come l’indice sicuro di una edilizia di grande prestigio sociale e comfort, quella in cui lo spazio si spreca inutilmente.
Se è molto facile far capire, ad esempio, che, in una camera da letto troppo piccola, ci si muove e respira a fatica, viceversa, è molto difficile far capire il senso di disagio di dormire in un salone di oltre 100 mq.
L’aggregazione di arredi e di spazi funzionali porta alla creazione di piccoli ambienti funzionali che dovranno, poi, essere aggregati ad altri con funzioni omologhe e non incompatibili.
A.       LIVING ROOM (375 cm x 390 cm) uso di arredi similari in situazioni diverse:
1.  Conversazione
2.  Cocktail (sono stati aggiunti piccoli tavolini)
3.  Programma TV
B.       PRANZO (320 cm  x 180 cm + 320 cm x 220 cm):
1.  cucina
2.  zona pranzo
C.      LETTO (275 cm x 400 cm)
1.  2 letti singoli
LETTO (180 cm x 350 cm)
2.  disabile 


I componenti in tubolare metallico e pelle della celebre poltrona Vasilij (1925) di Marcel Breuer, allievo e collaboratore del grande architetto tedesco Gropius al Bauhaus, la celebre scuola di design da lui fondata e diretta. Questo elemento di arredo fu dedicato al grande pittore russo Vasilij Kandinskij ed ebbe un successo strepitoso (è ancora oggi in produzione). Si tratta di una dimostrazione emblematica delle possibilità (e dei limiti) del metodo forma-funzione razionalista. La scomposizione della struttura portante lineare in 6 pezzi metallici (le gambe, lo schienale, la seduta, ecc…) ed in 6 pezzi degli elementi superficiali in pelle (lo schienale, i braccioli, la seduta, ecc…) sono la sintesi estrema di un processo funzionale, formale, di ottimizzazione produttiva, di imballo e di montaggio.

lunedì 6 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 6 Forma dimensione funzione

  

Michelangelo: studio di pianta.
Architettura ed attività umane
Possiamo fissare un punto di partenza ideale per la composizione architettonica? Se è vero che, il fine della realizzazione, è la customer satisfactionsoddisfare al meglio le richieste del cliente, contribuendo, doverosamente, anche a farle emergere, allora, il risultato architettonico, deve possedere un giusto equilibrio:
  • da un lato, l’aspirazione del progettista di produrre un edificio che contenga, in sé, l’impronta della propria personalità ;
  • dall’altro, il legittimo desiderio del committente, di vedere soddisfatte, al meglio, le sue reali esigenze.
Cominciamo, allora, col chiederci, molto umilmente: quali attività si devono svolgere in questo edificio e nello spazio esterno adiacente? Proviamo a stilarne un elenco ed individuiamo, insieme al nostro cliente (che, in prima battuta, avrebbe potuto non pensare ad alcune di esse), quelle più opportune al nostro caso.

Forma, dimensione, funzione
Come trattare architettonicamente questi dati?
Occorre fornire una forma alle esigenze emerse, che chiameremo, come è prassi consolidata, funzioni.
Come si vede, la partenza è subito in salita, poiché, fin dal primo presupposto operativo, ci si trova già a cavallo di due versanti progettuali: quello funzionale e quello formale.
Infatti, non si può utilizzare qualsiasi forma per soddisfare una funzione, né il semplice gradimento estetico di questa forma è, da solo, garanzia della sua validità. Occorre cercare altri criteri di verifica.
Il primo di questi può essere fornito dalla nota formula funzionalista:
giusta dimensione = dimensione strettamente necessaria.
Gli elementi culturali di questo studio sono costituiti dai dati antropometrici, vale a dire le dimensioni occupate dall’uomo nelle diverse posture. E’ questo un metodo che affonda le radici nella notte dei tempi ed è stato oggetto di numerosi studi formali e filosofici, detti antropocentrici, cioè che attribuivano all’uomo una posizione centrale nell’universo, considerandolo misura di ogni cosa.
Vale a dire che, ogni attività, per essere svolta adeguatamente, necessita di uno spazio necessario, dato dalla somma dello spazio fisso, occupato dagli arredi finalizzati (o dalle macchine), e dallo spazio libero, necessario per espletarla.


Dimensionamento dei mobili correlato alle dimensioni della figura umana secondo i criteri proporzionali, detti Modulor, del grande architetto svizzero-francese Le Corbusier. Le diverse posture corporee, espresse con quote e disegni, sono il motore generativo di tutto il sistema progettuale. Si noterà la ricorrenza di due dimensioni (16 cm e 27 cm), tra loro relazionate da una regola armonica natural-empirica detta rapporto aureo, ricorrente in molti fenomeni fisici e dimensioni biologiche.




Una serie di esempi possono aiutare a comprendere meglio il concetto della formula funzionalista giusta dimensione = dimensione strettamente necessaria.
1-Partiamo da un portaposate (1):
A.       Cucchiai
B.       Forchette
C.      Coltelli
D.      Forchettoni, cucchiai di legno, ecc…
E.       Cucchiaini, ecc…
F.       Filo da cucina, ecc…
 Poiché A B C D contengono oggetti di forma stretta ed allungata, possono essere facilmente estratti, anche se, in parte, sono situati in una zona di non facile estrazione.
La misura complessiva del portaposate è di 10x40x50 cm.
2-Il portaposate deve essere contenuto in un cassetto (2).
La misura complessiva del cassetto è di 15x45x55 cm.
3-Più cassetti devono essere contenuti in una cassettiera (3).
La misura complessiva della cassettiera è di 90x45x60 cm.
4-Per usufruire comodamente di quanto contenuto all’interno della cassettiera, occorre disporre di uno spazio di manovra variabile (4) tra i 60 e i 90 cm.
5-Lo spazio funzionale è, quindi, 180 x 45 x 150 cm (5).
Disegno di Leonardo da Vinci, tratto da uno dei suoi numerosi  diari di appunti, denominati Codice Atlantico. Le parole criptate (scritte da destra a sinistra, leggibili con l’aiuto di uno specchio) ed i disegni contribuiscono, con estrema efficacia, ad illustrare la sua idea di geometrizzazione delle proporzioni nella figura umana.
Le teorie filosofiche che stanno a monte sono dette antropocentriche, l’uomo è al centro dell’universo ed è misura di ogni cosa. Da ciò derivano le visioni antropometriche in cui ci troviamo di fronte alla funzione di una idea di bellezza e di funzione assolute.

domenica 5 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 5 LA STRUTTURAZIONE DI UN'IDEA GRAFICA

Progetto per la ricostruzione del centro storico della città olandese di Groningen dell’architetto italiano Natalini. L’uso della prospettiva e del colore, a metà strada tra il disegno rigoroso e l’abbozzo contribuisce ad una resa viva ed immediata.
Progetto per la ricostruzione del centro storico di Groningen dell’architetto italiano Natalini: i nuovi uffici comunali
ANIMAZIONE E REALISMO DELL’AREA DEL MESSAGGIO
Le considerazioni fino a qui fatte, esauriscono, a grandi linee, la componente teorica (epistemologia) della comunicazione visiva, al fine di giungere ad animare l’area del messaggio in maniera efficace ed a rendere più realistica l’immagine, avvicinandola alla nostra percezione spaziale.
Occorre adesso affrontare la gestione pratica degli strumenti, cercando di trovare quelli più adeguati ad una sua concreta traduzione architettonica (tecnologia).
Molte conoscenze sono già acquisite (ad esempio il basic design: le  proiezioni ortogonali, l’assonometria e la prospettiva), ma occorrerà sistematizzarle, ampliarle, integrarle, renderle duttili alla pratica del disegno architettonico.

Sarà quanto ci proponiamo di affrontare nel seguito.

Sinistra. L'immagine di base non privilegia nessun aspetto particolare, appare perciò priva di temperamento.
Destra. La semplice accentuazione di un elemento sposta l’attenzione verso la struttura metallica reticolare.
Sinistra. Vengono privilegiati i riflessi della luce.
Destra. L'inserimento delle scritte esplicative aggiunge una nuova dimensione alla comunicazione grafica.


Immagine dettagliata che pone in relazione la figura umana con il contesto.
PREDETERMINAZIONE DEI PERCORSI VISIVI
Individuati i principali elementi, che concorrono alla formazione di una immagine, possiamo chiederci come può, questa conoscenza, favorirci nella produzione di una grafica più incisiva. Infatti, l'occhio umano si stanca presto di osservare immagini poco efficaci e, dopo un certo periodo di tempo retinico percettivo, anche se lo sguardo resta fisso, l'immagine retinica della figura scompare addirittura.

Una buona norma, propedeutica alla creazione di un’immagine efficace, è quella di fissare la gerarchia delle informazioni da comunicare, per programmare la predeterminazione dei percorsi visivi di chi guarda. La tecnica grafica, che permette una percezione ottimale dell’immagine che si va a comporre, è quella di considerarla, alla stregua di una scena teatrale, composta cioè da una successione di piani.


Costruzione dell'immagine secondo la tecnica della scena teatrale. Posizionamento del fondo e del piano intermedio, quello di massimo interesse.

Con il primo piano ed i margini l’immagine è completata.
 
APPLICAZIONE PRATICA DELLA COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE PER PIANI
I concetti fino a qui esposti possono essere consolidati con un semplice esercizio guidato: il disegno intuitivo del proprio Istituto Scolastico.

FASE 1
Preliminari grafici
1.    Definisci il formato del tuo disegno.
2.    Ipotizza la distanza visiva a cui va osservato il disegno.
3.    Definisci la scala di rappresentazione.
4.    Definisci i margini del contenitore visivo.
5.    Individua i punti focali dell’interesse del soggetto rappresentato.
6.    Scegli tra gli oggetti grafici costitutivi dell’immagine (punti, linee, superfici) i più adatti al tuo scopo.
7.    Definisci, attraverso un uso appropriato degli strumenti logico-formali (forma, sfondo), qual è l’oggetto centrale della forma e cosa rappresenta lo sfondo.
8.    Scegli tra gli strumenti di completamento (patterntexture, colore, valore tonale) quelli più adatti al tuo caso.
9.    Scegli a quali artifici ricorrere per creare l’illusione della  profondità (convergenza prospettica, sovrapposizione, luce e ombra, riduzione della dimensione delle texture, sfocatura dei valori tonali).
10.  Nella creazione delle aree di contrasto scegli, consapevolmente, gli artifici da utilizzare (un incremento di particolari localizzato, un colore diverso in un disegno monocromo, una variazione tonale chiaroscurale, un cambio di tecnica o di mezzo grafico, un elemento differente in un insieme di elementi regolari, una variazione di spaziatura tra gli elementi grafici).
FASE 2
Strutturazione del disegno
1.    Individua lo sfondo.
2.    Individua il centro della scena, dove poni l'oggetto principale della comunicazione.
3.    Individua il primo piano.

4.    Individua le aree intorno alla cornice.

FASE 3
Consigli
1.    Far coincidere il punto focale di un’immagine con il messaggio.
2.    Collocare l’area in cui si trasmette il messaggio nella regione centrale del foglio.
3.    Evitare che le accentuazioni grafiche sviino l'occhio verso centri d'interesse diversi.
4.    Evitare i punti di fuga prospettici perfettamente centrali o simmetrici.
5.    Evitare il tracciamento di elementi che dividano il formato in parti uguali.
6.    Porre i principali elementi orizzontali vicino al margine superiore o inferiore.
7.    Cercare la giusta posizione degli oggetti lungo le linee di profondità.
8.    Evidenziare la variazione delle dimensioni sulla profondità.
9.    Evitare la disposizione regolare delle forme ripetitive o irregolari.
10.  Favorire la sovrapposizione ed il raggruppamento delle forme ripetitive o irregolari.


11.  Lasciare che sia il contenuto dell'informazione a guidare l'occhio sull’immagine.

Villa Cook a Boulogne-sur-Seine (Parigi) del grande architetto svizzero-francese Le Corbusier. La facciata.
 
IL DISEGNO DI PROGETTO
La rappresentazione di un edificio non ancora esistente è affidata al disegno di progetto.

Si tratta di un passo avanti considerevole. Lo strumento grafico, infatti, supera il puro momento rappresentativo, in favore di un momento di tipo quasi maieutico (che porta alla luce), dell’idea progettuale. Il progetto è la sintesi di un complesso di discipline, ma, in questa sede, sarà affrontato dal punto di vista puramente grafico della rappresentazione e del processo ideativo e linguistico.

STRUTTURAZIONE DI UN’IDEA GRAFICA
Da dove si comincia un disegno di progetto?

I principianti, spesso, iniziano un disegno senza avere troppo le idee chiare su cosa debbono fare. Per capire come strutturare un’idea grafica, può essere molto produttivo, prima di partire, rispondere ad alcune domande:

1.    Qual è il messaggio che si vuol comunicare?
2.    Si tratta di un concetto figurativo o astratto (meglio esprimi­bile con pa­role e diagrammi)?
3.    Quale sistema grafico sarà più efficace (un'assonometria o una prospettiva)?

Basta un'immagine unica oppure serve un'intera serie di di­segni?


LO STUDIO PRELIMINARE DI UN DISEGNO
Dopo aver dato risposta a queste domande, si cercherà di tradurre la sintesi concettuale dell'idea in uno schizzo iniziale, traccia del progetto futuro, che conterrà informazioni relative alla morfologia architettonica e dal rapporto con l'ambiente. Si tratta dell’abbozzo di un disegno e non di un disegno. L’inutile fretta di iniziare un disegno, senza prima eseguire un abbozzo preparatorio, che stabilisca, a grandi linee, la sua composizione, porta, inevitabilmente, ad una serie di difetti:
·      l’immagine risulta distorta;
·      il disegno risulta troppo grande o troppo piccolo;

ci si blocca davanti ad un foglio dove si deve effettuare un disegno di bella.








Villa Cook a Boulogne-sur-Seine (Parigi) del grande architetto svizzero-francese Le Corbusier. Piante, Prospetti, Foto.


Villa Stein a Garches del grande architetto svizzero-francese Le Corbusier
In un progetto architettonico, dal punto di vista linguistico, esistono più piani di lettura, assimilabili alla descrizione sistematica di un processo di avvicinamento sequenziale all'oggetto
· Il totale (collegabile alla localizzazione e alle relazioni del­l’oggetto con l'ambiente):
a) nella situazione urbana (fatta dalla sovrapposizione di componenti materiche, naturali, culturali e storiche del costruito) prevede un'ambientazione fatta di per­corsi, arredo urbano, insegne pubblicitarie, ecc.;
b) nella situazione extraurbana (fatta di una dimen­sione naturalistico-vegetazionale) prevede un’ambientazione fatta di viste del soggetto e l'uti­lizzo del verde nella ricomposizione del paesaggio.
· L'insieme (collegabile all’oggetto stesso);
· La parte (collegabile agli elementi significativi che lo com­pongono);

Il particolare (collegabile all'interno dell'oggetto, alle qualità ed alle soluzioni tecnologiche ).




Assonometria e piante.
Progetto per la ricostruzione del centro storico della città olandese di Groningen dell’architetto italiano Natalini. L’uso della prospettiva e del colore, a metà strada tra il disegno rigoroso e l’abbozzo contribuisce ad una resa viva ed immediata.
Progetto per la ricostruzione del centro storico di Groningen dell’architetto italiano Natalini: i nuovi uffici comunali
ANIMAZIONE E REALISMO DELL’AREA DEL MESSAGGIO
Le considerazioni fino a qui fatte, esauriscono, a grandi linee, la componente teorica (epistemologia) della comunicazione visiva, al fine di giungere ad animare l’area del messaggio in maniera efficace ed a rendere più realistica l’immagine, avvicinandola alla nostra percezione spaziale.
Occorre adesso affrontare la gestione pratica degli strumenti, cercando di trovare quelli più adeguati ad una sua concreta traduzione architettonica (tecnologia).
Molte conoscenze sono già acquisite (ad esempio il basic design: le  proiezioni ortogonali, l’assonometria e la prospettiva), ma occorrerà sistematizzarle, ampliarle, integrarle, renderle duttili alla pratica del disegno architettonico.

Sarà quanto ci proponiamo di affrontare nel seguito.

Sinistra. L'immagine di base non privilegia nessun aspetto particolare, appare perciò priva di temperamento.
Destra. La semplice accentuazione di un elemento sposta l’attenzione verso la struttura metallica reticolare.
Sinistra. Vengono privilegiati i riflessi della luce.
Destra. L'inserimento delle scritte esplicative aggiunge una nuova dimensione alla comunicazione grafica.


Immagine dettagliata che pone in relazione la figura umana con il contesto.
PREDETERMINAZIONE DEI PERCORSI VISIVI
Individuati i principali elementi, che concorrono alla formazione di una immagine, possiamo chiederci come può, questa conoscenza, favorirci nella produzione di una grafica più incisiva. Infatti, l'occhio umano si stanca presto di osservare immagini poco efficaci e, dopo un certo periodo di tempo retinico percettivo, anche se lo sguardo resta fisso, l'immagine retinica della figura scompare addirittura.

Una buona norma, propedeutica alla creazione di un’immagine efficace, è quella di fissare la gerarchia delle informazioni da comunicare, per programmare la predeterminazione dei percorsi visivi di chi guarda. La tecnica grafica, che permette una percezione ottimale dell’immagine che si va a comporre, è quella di considerarla, alla stregua di una scena teatrale, composta cioè da una successione di piani.


Costruzione dell'immagine secondo la tecnica della scena teatrale. Posizionamento del fondo e del piano intermedio, quello di massimo interesse.

Con il primo piano ed i margini l’immagine è completata.
 
APPLICAZIONE PRATICA DELLA COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE PER PIANI
I concetti fino a qui esposti possono essere consolidati con un semplice esercizio guidato: il disegno intuitivo del proprio Istituto Scolastico.

FASE 1
Preliminari grafici
1.    Definisci il formato del tuo disegno.
2.    Ipotizza la distanza visiva a cui va osservato il disegno.
3.    Definisci la scala di rappresentazione.
4.    Definisci i margini del contenitore visivo.
5.    Individua i punti focali dell’interesse del soggetto rappresentato.
6.    Scegli tra gli oggetti grafici costitutivi dell’immagine (punti, linee, superfici) i più adatti al tuo scopo.
7.    Definisci, attraverso un uso appropriato degli strumenti logico-formali (forma, sfondo), qual è l’oggetto centrale della forma e cosa rappresenta lo sfondo.
8.    Scegli tra gli strumenti di completamento (patterntexture, colore, valore tonale) quelli più adatti al tuo caso.
9.    Scegli a quali artifici ricorrere per creare l’illusione della  profondità (convergenza prospettica, sovrapposizione, luce e ombra, riduzione della dimensione delle texture, sfocatura dei valori tonali).
10.  Nella creazione delle aree di contrasto scegli, consapevolmente, gli artifici da utilizzare (un incremento di particolari localizzato, un colore diverso in un disegno monocromo, una variazione tonale chiaroscurale, un cambio di tecnica o di mezzo grafico, un elemento differente in un insieme di elementi regolari, una variazione di spaziatura tra gli elementi grafici).
FASE 2
Strutturazione del disegno
1.    Individua lo sfondo.
2.    Individua il centro della scena, dove poni l'oggetto principale della comunicazione.
3.    Individua il primo piano.

4.    Individua le aree intorno alla cornice.

FASE 3
Consigli
1.    Far coincidere il punto focale di un’immagine con il messaggio.
2.    Collocare l’area in cui si trasmette il messaggio nella regione centrale del foglio.
3.    Evitare che le accentuazioni grafiche sviino l'occhio verso centri d'interesse diversi.
4.    Evitare i punti di fuga prospettici perfettamente centrali o simmetrici.
5.    Evitare il tracciamento di elementi che dividano il formato in parti uguali.
6.    Porre i principali elementi orizzontali vicino al margine superiore o inferiore.
7.    Cercare la giusta posizione degli oggetti lungo le linee di profondità.
8.    Evidenziare la variazione delle dimensioni sulla profondità.
9.    Evitare la disposizione regolare delle forme ripetitive o irregolari.
10.  Favorire la sovrapposizione ed il raggruppamento delle forme ripetitive o irregolari.


11.  Lasciare che sia il contenuto dell'informazione a guidare l'occhio sull’immagine.

Villa Cook a Boulogne-sur-Seine (Parigi) del grande architetto svizzero-francese Le Corbusier. La facciata.
 
IL DISEGNO DI PROGETTO
La rappresentazione di un edificio non ancora esistente è affidata al disegno di progetto.

Si tratta di un passo avanti considerevole. Lo strumento grafico, infatti, supera il puro momento rappresentativo, in favore di un momento di tipo quasi maieutico (che porta alla luce), dell’idea progettuale. Il progetto è la sintesi di un complesso di discipline, ma, in questa sede, sarà affrontato dal punto di vista puramente grafico della rappresentazione e del processo ideativo e linguistico.

STRUTTURAZIONE DI UN’IDEA GRAFICA
Da dove si comincia un disegno di progetto?

I principianti, spesso, iniziano un disegno senza avere troppo le idee chiare su cosa debbono fare. Per capire come strutturare un’idea grafica, può essere molto produttivo, prima di partire, rispondere ad alcune domande:

1.    Qual è il messaggio che si vuol comunicare?
2.    Si tratta di un concetto figurativo o astratto (meglio esprimi­bile con pa­role e diagrammi)?
3.    Quale sistema grafico sarà più efficace (un'assonometria o una prospettiva)?

Basta un'immagine unica oppure serve un'intera serie di di­segni?


LO STUDIO PRELIMINARE DI UN DISEGNO
Dopo aver dato risposta a queste domande, si cercherà di tradurre la sintesi concettuale dell'idea in uno schizzo iniziale, traccia del progetto futuro, che conterrà informazioni relative alla morfologia architettonica e dal rapporto con l'ambiente. Si tratta dell’abbozzo di un disegno e non di un disegno. L’inutile fretta di iniziare un disegno, senza prima eseguire un abbozzo preparatorio, che stabilisca, a grandi linee, la sua composizione, porta, inevitabilmente, ad una serie di difetti:
·      l’immagine risulta distorta;
·      il disegno risulta troppo grande o troppo piccolo;

ci si blocca davanti ad un foglio dove si deve effettuare un disegno di bella.








Villa Cook a Boulogne-sur-Seine (Parigi) del grande architetto svizzero-francese Le Corbusier. Piante, Prospetti, Foto.


Villa Stein a Garches del grande architetto svizzero-francese Le Corbusier
In un progetto architettonico, dal punto di vista linguistico, esistono più piani di lettura, assimilabili alla descrizione sistematica di un processo di avvicinamento sequenziale all'oggetto
· Il totale (collegabile alla localizzazione e alle relazioni del­l’oggetto con l'ambiente):
a) nella situazione urbana (fatta dalla sovrapposizione di componenti materiche, naturali, culturali e storiche del costruito) prevede un'ambientazione fatta di per­corsi, arredo urbano, insegne pubblicitarie, ecc.;
b) nella situazione extraurbana (fatta di una dimen­sione naturalistico-vegetazionale) prevede un’ambientazione fatta di viste del soggetto e l'uti­lizzo del verde nella ricomposizione del paesaggio.
· L'insieme (collegabile all’oggetto stesso);
· La parte (collegabile agli elementi significativi che lo com­pongono);

Il particolare (collegabile all'interno dell'oggetto, alle qualità ed alle soluzioni tecnologiche ).




Assonometria e piante.