Doshi 1927
1990 Amdavad ni Gufa, Ahmedabad
Doshi 1927
Gregotti 1927
Vittorio Gregotti (Novara, 10 agosto 1927 – Milano, 15 marzo 2020) è stato un architetto, urbanista e teorico dell'architettura italiano. Laureato in architettura al Politecnico di Milano, Gregotti ha insegnato architettura a Venezia, Milano e Palermo, e animato conferenze nelle università di Tokyo, Buenos Aires, San Paolo, Losanna, Harvard, Filadelfia, Princeton e Cambridge, tra le altre. La sua prima esperienza lavorativa la fa durante un soggiorno di sei mesi a Parigi nel 1947 dove presso l'importante studio dei fratelli Gustave, Claude e Auguste Perret, lavora per due settimane. Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1952. Poi continua nel lavoro presso lo studio BBPR, considerando Ernesto Nathan Rogers il suo maestro. Nel 1951 firma insieme a Rogers la sua prima sala alla Triennale di Milano per poi sbarcare al CIAM di Londra. Come Aldo Rossi inizia la sua carriera collaborando con la storica rivista Casabella, diretta da Ernesto Nathan Rogers e di cui diverrà a sua volta direttore a partire dal 1982 fino al 1996. Negli anni '50 partecipa ad un seminario internazionale a Hoddesdon, dove ebbe modo di conoscere Le Corbusier, Ove Arup, Cornelis van Eesteren, Gropius, ma soprattutto il maestro dello stile liberty Henry van de Velde. Dal 1953 al 1968 ha svolto la sua attività in collaborazione con Lodovico Meneghetti e Giotto Stoppino (Architetti Associati). La sua opera si lega inizialmente a quei movimenti come il Neoliberty di reazione al Movimento moderno ed alla sua interpretazione italiana definita Razionalismo italiano, di questo genere l'esempio più significativo è il palazzo per uffici a Novara del 1960. Giungerà poi, a progettare una megastruttura architettonica per le università di Palermo (1969), di Firenze (1972) e della Calabria (1974). Gran premio internazionale alla 13ª Triennale di Milano nel 1964, Vittorio Gregotti è stato direttore delle arti visive alla Biennale di Venezia dal 1974 al 1976. Nel 1974 crea il suo studio professionale "Gregotti Associati International", che da allora ha realizzato opere in una ventina di paesi. Nel 1999, Gregotti Associati International ha fondato la società Global Project Development, specializzata in progettazione e sviluppo architettonico sostenibile per i paesi in boom turistico, con l'obiettivo di rispettare l'ambiente. Fu ideatore del controverso progetto del quartiere ZEN di Palermo, di cui anni dopo Massimiliano Fuksas proporrà la demolizione. Gregotti ha sempre dato la responsabilità del fallimento del progetto dello ZEN al fatto che non fosse mai stato ultimato a causa di infiltrazioni mafiose nella fase di appalto. È morto a 92 anni il 15 marzo 2020 a Milano, a seguito di una polmonite da COVID-19[4]. Il 2 novembre 2020 il suo nome è stato iscritto nel Famedio di Milano. Come architetto, Gregotti prese le distanze dalle teorie e dai modelli dominanti, ereditati dal movimento moderno, per trovare ispirazione nelle culture locali e regionali. Nei suoi progetti adotta un approccio volto a metterli in relazione con la storia del luogo e non a un'astrazione che mira alla sua riproducibilità in qualsiasi sito. Gli sono stati attribuiti diversi orientamenti nel suo lavoro. A volte è considerato legato ai nuovi razionalisti italiani, come Giorgio Grassi, riferendosi alle tesi di Jane Jacobs, Robert Venturi e Aldo Rossi, che avevano indotto un riorientamento della creazione architettonica in relazione ai dati del sito, questo già negli anni '60 e '70. L'interesse di questi teorici per la vita urbana e per la pianificazione urbana ha trovato un'eco nei successi dei membri della scuola del Ticino e di Tendenza - nome dato a questo gruppo di architetti storicisti. I valori ad esso attribuiti si basano su due principi anti-modernisti: da un lato, il rifiuto della tendenza universalizzante del razionalismo modernista e, dall'altro, il potenziamento delle fonti storiche, l'accoglienza delle tradizioni locali nelle logiche dei progetti e costruzione. Questi aspetti sono visibili sia nei progetti della sua agenzia, sia nella sua densa produzione bibliografica.
Gae Aulenti, pseudonimo di Gaetana Emilia Aulenti (Palazzolo dello Stella, 4 dicembre 1927 – Milano, 31 ottobre 2012), è stata una designer e architetto italiana, particolarmente dedita al tema dell'allestimento e del restauro architettonico. Considerata una dei migliori architetti della sua generazione, ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del design internazionale. Nel corso della sua lunga carriera ha vinto numerosi premi tra cui il prestigioso Premio Imperiale per l'architettura conferito dalla Japan Art Association di Tokyo. Nata nel 1927 a Palazzolo dello Stella (UD), figlia di Aldo Aulenti, di origini pugliesi, e Virginia Gioia, napoletana di origini calabresi. Suo padre era nato ad Acri, in Calabria, figlio di Giuseppe Michele Aulenti, nato a Canneto di Bari il 4 ottobre 1865. Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1953, dove consegue anche l'abilitazione alla professione. Gae Aulenti si forma come architetto nella Milano degli anni Cinquanta, dove l'architettura italiana è impegnata in quella ricerca storico culturale di recupero dei valori architettonici del passato e dell'ambiente costruito esistente che confluirà nel movimento Neoliberty. La Aulenti fa parte di questo filone, che dissente dal razionalismo. Dal 1955 al 1965 fa parte della redazione di Casabella-Continuità sotto la direzione di Ernesto Nathan Rogers. Sul fronte universitario è assistente prima di Giuseppe Samonà (dal 1960 al 1962) presso la cattedra di Composizione Architettonica all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, e poco dopo (dal 1964 al 1969) dello stesso Ernesto Nathan Rogers presso la cattedra di Composizione Architettonica al Politecnico di Milano. In quel periodo conosce casualmente il giovane Renzo Piano, impegnato ad effettuare una ricerca per la cattedra di Rogers. Del 1965 è la sua celebre lampada da tavolo Pipistrello, disegnata come site specific per lo showroom di Olivetti che realizza contestualmente a Parigi. Poco dopo, per la stessa Olivetti disegnerà lo showroom di Buenos Aires. La collaborazione con la nota azienda produttrice di macchine per scrivere le dà una certa notorietà, tanto che poco dopo Gianni Agnelli la chiamerà per affidarle la ristrutturazione del suo appartamento milanese in zona Brera. Tra i due nasce una amicizia che durerà per tutta la vita e per gli Agnelli Gae Aulenti concepirà numerosi progetti. Nel 1972 partecipa alla nota esposizione Italian: the new Domestic Landscape organizzata da Emilio Ambasz al MoMa insieme a numerosi altri designer e architetti emergenti, tra cui Marco Zanuso e Richard Sapper, Joe Colombo, Ettore Sottsass, Gaetano Pesce, Archizoom, Superstudio, Gruppo Strum e Gruppo 9999. Di se stessa usava dire di vedere la sua architettura in stretta relazione e in interconnessione con l'ambiente urbano esistente, che diviene quasi la sua forma generatrice, cercando, con questo, di trasferire nel suo spazio architettonico la molteplicità e l'intensità degli elementi, che vanno a definire l'universo urbano. Dal 1974 al 1979 è membro del Comitato direttivo della rivista Lotus International, poi fa esperienze artistiche e dal 1976 al 1978 collabora con Luca Ronconi a Prato al Laboratorio di Progettazione Teatrale[4]. Nel 1979 le viene affidata la direzione artistica della Fontana Arte, con cui aveva già collaborato in passato. Vengono prodotte lampade e oggetti d'arredo ancora oggi a catalogo. Tra i collaboratori di maggior rilievo compaiono Piero Castiglioni, Pierluigi Cerri, Daniela Puppa e Franco Raggi. Ha una lunga relazione con Carlo Ripa di Meana, da cui si allontanerà per la sua vicinanza a quello che definirà "craxismo deleterio"[10]. Nel 1984 viene nominata corrispondente dell'Accademia Nazionale di San Luca a Roma, mentre dal 1995 al 1996 è presidente dell'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2005 ha costituito, con Marco Buffoni, Francesca Fenaroli e Vittoria Massa, la Gae Aulenti Architetti Associati . Muore il 31 ottobre 2012 a Milano all'età di 84 anni. Prima della sua scomparsa, il 16 ottobre venne insignita del premio alla carriera consegnatole dalla Triennale. In una nota ufficiale, il Presidente della Repubblica Napolitano esprime il cordoglio per la scomparsa dell'Aulenti, ricordandola come: «protagonista di primo piano della storia dell'architettura contemporanea, altamente apprezzata in tutto il mondo per il suo talento creativo e, in particolare, per la straordinaria capacità di recuperare i valori culturali del patrimonio storico e dell'ambiente urbano». Il 7 dicembre 2012 viene inaugurata ed intitolata a suo nome la nuova grande piazza circolare situata al centro del complesso della Torre Unicredit di Milano.
Ungers 1926
Oswald Mathias Ungers, noto anche con l'acronimo OMU, (Kaisersesch, 12 luglio 1926 – Colonia, 30 settembre 2007), è stato un architetto tedesco e teorico dell'architettura, conosciuto per il suo stile caratterizzato dal rigore geometrico. Tra i suoi progetti spiccano i musei di Francoforte sul Meno, Amburgo e Colonia. Oswald Mathias Ungers nacque il 12 luglio 1926 a Kaisersesch nella regione dell'Eifel, Germania dell'Ovest. La sua infanzia e giovinezza trascorsero tra l'avvento e la caduta del regime nazista. Frequentò un regolare corso di studi dal 1932 al 1945 nell'ambito dell'educazione della Gioventù Nazista, ed in seguito al compimento della maggiore età prestò servizio militare prima presso il gruppo Giovani Ausiliari e poi nell'esercito nazista. Durante la Seconda Guerra Mondiale, venne fatto prigioniero di guerra. Terminato il conflitto, nel 1947 si diplomò presso il Megina-Gymnasium a Mayen, e dal 1947 al 1950 studiò architettura alla Technische Hochschule di Karlsruhe. Durante questo periodo (capodanno 1948) ebbe modo di soggiornare per diverse settimane presso l'abbazia benedettina di Santa Maria di Laach, grande esempio dell'architettura romanica monasteriale e possibile fonte di ispirazione per il giovane di Ungers in merito alle idee di chiarezza e composizione formale unificatrice del complesso[1]. Si laureò nel 1950 col professor Egon Eiermann (1904—1970), esponente di spicco del razionalismo tedesco, e inizialmente fu suo collaboratore; per questo motivo Ungers fu spesso definito allievo di Eiermann sebbene tra i due vi erano notevoli differenze di linguaggio architettonico, esemplificate in seguito nella casa “estroversa” in acciaio di Eiermann a Baden-Baden e quella “introversa” di mattoni di Ungers a Colonia-Müngersdorf, entrambe costruite nel 1958—1959. Nel 1950 aprì il suo studio di architettura a Colonia, inaugurando un primo periodo (1953—1964) di incarichi che interessarono l'edilizia residenziale e scolastica: un istituto ad Oberhausen, diverse case plurifamiliari e complessi residenziali a Colonia, e Casa Ungers di Colonia-Müngersdorf, casa – “manifesto costruito” (secondo Reyner Banham) in cui la diversità volumetrica degli ambienti interni e dei rispettivi piani di facciata formano un'unità volumetrica esterna[3]. Nel 1956 Ungers sposò la compagna Lisolette Gabler, collaboratrice stretta dell'architetto sia nell'attività teorica sia in quella di pratica progettuale. Nel 1963 intraprese l'attività didattica come professore ordinario presso la Technische Universität di Berlino, aprendo uno studio nella capitale. Assunse inoltre la carica di decano della stessa dal 1965 al 1968 e contemporaneamente ebbe modo di andare ad insegnare negli Stati Uniti quale Visiting Critic presso la Cornell University ad Ithaca (NY). In questo periodo, l'attività realizzativa di Ungers si arrestò dal 1964 al 1978 per dare spazio a molti progetti di concorso ed alla profonda ricerca teorica - anticipato dal manifesto “Zu einen neuen Architektur” scritto insieme a Gieselmann nel 1963 - nella quale si definirono con solide basi la poetica caratterizzante dell'architetto, nonché i molteplici interessi di questo per una teoria e la storia dell'architettura, e per la morfologia e trasformazione urbana. Nel 1968 si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti in seguito alle contestazioni studentesche del Sessantotto in Europa, insegnando alla Cornell University e con il ruolo di chairman del dipartimento di Architettura. Come ricorda Rafael Moneo, in quegli anni la Cornell era centro di un vivace dibattito architettonico intorno alle figure rivali di Ungers e Colin Rowe con i personali metodi e temi di insegnamento. Ungers proponeva un tipo di insegnamento centrato sulla pianificazione urbanistica basata sulla analisi della forma urbana[5], anticipando analoghe posizioni teoriche da parte dello stesso Rowe e di Aldo Rossi, Robert Venturi, Fred Koetter. Uno dei suoi allievi di questo periodo fu Rem Koolhaas, fortemente debitore del metodo di analisi morfologico-urbano di Ungers per i suoi primi progetti (The City of Captive Globe ed Exodus, entrambi del 1972). Nei primi anni Settanta aprì uno studio ad Ithaca, una volta ottenuta la licenza di architetto nello Stato di New York, diventando membro dell'AIA (Istituto Americano degli Architetti) nel 1971. Ungers continuò la sua attività di docente, insegnando anche ad Harvard e a Los Angeles fino al 1976, anno in cui tornerà in Germania aprendo un nuovo studio a Francoforte sul Meno. Questo decennio fu caratterizzato inizialmente dai diversi progetti di concorso legati alla riflessione teorica e ricerca urbana; particolarmente importanti da un punto di vista metodologico sono il piano per Roosevelt Island (1974) e il complesso residenziale in Ritterstrasse a Marburg (1976). Verso la fine del decennio si ebbe una rinnovata attività realizzativa, nella quale si delinearono vari interventi di tipo residenziale, insieme al Museo di Architettura a Francoforte (1979—1984) ed il Padiglione 9 e Galleria della Fiera di Francoforte, realizzati poi nel 1980. Nel decennio successivo, il lavoro dell'architetto acquistò maggior importanza internazionale, in seguito alla grande attività realizzativa di molti progetti, divenendo ampiamente conosciuto tanto che si contano ben 8 mostre in questi anni tra Venezia, Milano, Colonia e Tokyo. Questa ricca attività di costruzione del progetto – inveramento dell'idea architettonica sul piano pratico - permise ad Ungers di scontrarsi con la realizzazione pratica delle sue idee e per questo scendere a dei compromessi che destarono diversi malumori tra i suoi colleghi architetti(meeting internazionale a Charlotteville nel 1983). Tuttavia, tutta la sua attività “pratica” rimase sempre supportata e corroborato da densi scritti teorici per le maggiori testate di architettura (Casabella, Architectural Design, Lotus, Domus, Der Architekten, etc.) tra cui si cita l'importantissimo saggio “Architettura come tema” (1984). Nel ventennio degli anni '80 e '90, si assistette alla realizzazione delle opere più rilevanti: la Biblioteca Regionale del Baden (1980—1984), il grattacielo sulla Gleisdreieck (1983—1984) della fiera di Francoforte, diversi edifici giuridico-amministrativi tra cui il Tribunale della Famiglia e l'ampliamento della Pretura a Berlino (1989—1995), il Museo delle Terme nel foro di Treviri(1989—1996), diverse sedi economiche ed officine, e infine la nuova Galleria (1997) della Kunst Halle di Amburgo su un edificio già precedentemente realizzato. Tra gli edifici residenziali si ricorda la Kubus Haus (1985—1990), suo programmatico cambio di codice morfologico (passaggio dal quadrato al cubo), edificio affiancata alla Casa Ungers di Colonia-Müngersdorf e che tuttora custodisce la preziosa biblioteca tematica dell'architetto in cui si trovano tutti maggiori trattati di architettura e modelli in gesso delle maggiori architetture della storia. Si ricordano inoltre Casa Ungers 2 ad Utscheid (1986—1988) e Casa Ungers 3 di Colonia (1994—1996), entrambe manifesto dell'archetipo abitativo. In seguito ad un peggioramento della salute negli ultimi anni di vita dell'architetto a causa di una ricorrente pneumonite e della scomparsa del figlio Simon Ungers(morto di malattia nel 2006), Ungers morì il 30 settembre 2007 nella sua casa a Colonia all'età di 81 anni. O. M. Ungers è considerato il Maestro del Neorazionalismo tedesco del secondo dopoguerra, come esito di una autonoma critica del razionalismo storico e dell'espressionismo organicista. Il collega Vittorio Gregotti lo ricorda come il miglior architetto tedesco della seconda metà del Novecento, e gli riconosceva le tre doti principali per essere un importante architetto: testardaggine appassionata, talento per la costruzione ed il progetto, e l'attitudine di dare fondamento teorico ai propri progetti. Ebbe modo di insegnare ed in seguito collaborare con Max Dudler, Hans Kollhoff, Christopher Mäclker, Walter Noebel e Jürgen Sawade, i quali indicò come suoi allievi; in seguito al conferimento della laurea honoris causa nel 2004 presso la Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” dell'Università degli Studi di Bologna (sede Cesena), Annalisa Trentin ha raccolto cinque saggi degli architetti sopracitati nel libro Oswald Mathias Ungers: una scuola, scritti in onore del maestro.