domenica 9 febbraio 2025

Corso di urbanistica: lezione 8 La forma della città


Esempio di urban sprawl (letteralmente stravaccamento urbano)
La forma della città
Una volta era chiaro che cosa voleva dire composizione urbanistica, essa corrispondeva, pressappoco, alla civic art, vale a dire alla  costruzione di tutte le infrastrutture ed attrezzature pubbliche.
Oggi, epoca in cui l’ambiente fisico è, ormai, da considerarsi come la somma sistemica di svariatissime preesistenze, gli ambiti di intervento si sono enormemente dilatati, per cui occorre far partire il dato progettuale dai modelli ambientali.
Ma quale forma di città discende da tali modelli?
Una volta, disegnare forme di città era possibile, oggi non dobbiamo più pensare alla conformazione urbana come alla definizione di una forma geometrica complessiva, per quanto  irregolare la si voglia concepire, quanto, piuttosto, ad una messa in relazione e proporzione tra centri principali e secondari.
Il continuum urbano risulta, così, ordinato (che è una modalità della conformazione), un ordine che, talvolta, non può essere palesemente percepibile, perché non è supportato dall’evidenza di marcatori visivi, ma vive di una ricca tessitura relazionale, che può essere fatta emergere con patterns concettuali.

Lo spazio urbano
La scommessa urbanistica si incentra, fondamentalmente, sulla possibilità di gestione di qualcosa di non visibile, che è lo spazio aperto. Si tratta di comprendere come una tale entità possa essere plasmata (scomposta, ricomposta, sovrapposta), attraverso differenti pratiche d’uso.
Infatti, differenti stili di vita ispirano, per uno stesso spazio, letture di distanze, sequenze e relazioni tra loro profondamente diverse.
In tal senso, vivere diversamente gli stessi materiali urbani, contribuisce alla loro ricomposizione (che è una vera trasformazione della città), come e, forse, più dell’introduzione di nuovi materiali o alla soppressione di vecchi materiali.
 
La commistione
La dote urbana essenziale è la dinamicità, ma essa è possibile solo attraverso la commistione di elementi e funzioni.
La progettazione si configura, allora, come arte programmatica del disordine, in cui occorre essere attenti, più che alla lista dei singoli materiali urbani, alla disposizione e messa in relazione di cluster di materiali urbani.

Di volta in volta, occorre trovare il giusto equilibrio alchemico di funzionamento, perché chi cerca regole certe, nella grammatica urbanistica d’oggi, è più probabile che trovi eccezioni.

Interventi di riqualificazione urbana.
Disaggregare e riaggregare
Una prassi metodologica, che può essere seguita per meglio dipanare gli schemi intrinseci di funzionamento urbano, consiste nel disaggregare, idealmente tra loro, gli elementi funzionali della città e, quindi, riaggregarli secondo una ricucitura di infrastrutture ed attrezzature.
Questo porta ad ipotesi diversificate di sviluppo delle diverse parti urbane, con particolare evidenza, dove prevalgono, ora le antitetiche concezioni di concentrazione (zone centrali), ora quelle di dispersione (zone periferiche dei quartieri suburbani).
 
Comporre, ricomporre e qualificare
Dalle ipotesi, discende la scelta, che mette in primo piano la  progettualità pura del nuovo, all’interno del vecchio.
Il problema della composizione o ricomposizione unitaria di gruppi di edifici e spazi aperti, ora sul versante della ricerca di rottura, dell’unicità dell’edificato (nuova emergenza, nuova focalità, nuovo baricentro visivo, bisogno di cesura), ora su quello della ripetizione puntuale delle tipologie e delle forme edilizie note e consolidate (ricerca di continuità, di coesione, di omogeneità, desiderio mimetico).
Un’urbanistica attenta al parziale, al settoriale, al circoscritto, che crede nella forza modificativa complessiva di numerosi piccoli interventi, che crede al giorno dopo giorno, che si chiama riqualificazione ed i cui confini si saldano al livello dimensionale, immediatamente adiacente, della composizione architettonica

sabato 8 febbraio 2025

Corso di urbanistica: lezione 7 Analisi degli edifici

 

Durante la visita ad un edificio particolarmente significativo, abbiamo la possibilità di ammirare la facciata, gli elementi che la compongono, le finestre, il tetto, l’ingresso, i materiali ed i colori. Entrati, quindi, al suo interno, percorriamo le scale, i diversi piani, la successione degli ambienti, valutiamo la loro dimensione ed altezza, le funzioni a cui sono destinati, gli arredi.
Sono questi i segni dell’architettura (cioè il prodotto di un’opera coordinata, dal termine greco architecton=capo dei lavoratori)
Cominciamo, allora, a riflettere sulla complessità dell’edificio.
Cerchiamo di capire quanti aspetti sia necessario valutare e come, la risoluzione di ognuno di essi, se non è riuscita al meglio, faccia sorgere gravi problemi, che si estendono al funzionamento complessivo dell’edificio.
Ad esempio, potremo valutare:
Aspetti dimensionali e relazionali:
• Quale è il volume che occupa?
• Quanto spazio libero lo circonda?
• Cosa vediamo dalle sue finestre?
• Che aspetto hanno gli edifici limitrofi? Che dimensione? Che età?
Aspetti tecnologici e strutturali:
• Quali sono i sistemi strutturali che lo sorreggono?
• Quali sono gli impianti che lo attraversano (elettrici, idraulici, termici, ecc.)?
• Quali sono i materiali utilizzati per la sua edificazione?
Anche in questo caso, se il fascino della scoperta avrà assunto, per noi, un significato del tutto speciale, cominceremo a documentarci meglio, attraverso riviste, libri o video specifici, sui diversi modi di pensare l’architettura, nelle diverse epoche e località. Sarà allora che penseremo ad una di quelle professioni legate alla progettazione architettonica ed all’arredamento, colpiti dalle numerosissime variabili dell’organizzazione dell’edificio architettonico.

Questo aspetto, tipico degli interessi professionali della figura del geometra, è solitamente definito analisi degli elementi costitutivi di un edificio. Il nostro scopo è indagare sull’aspetto formale, in cui si presentano le diverse parti dell’edificio, così come si sono andate storicamente definendo, in relazione alle proprietà dei materiali, dei principi statici e delle concezioni estetiche secondo cui sono stati realizzati.

Palazzo Farnese a Roma progettato da Antonio da San Gallo il Giovane a partire dal 1514. Attacco a terra con ampio sedile che raccorda l’edificio col suolo
 
Per quanto concerne gli attacchi a terra si deve analizzare in quale delle seguenti categorie ci troviamo:
• l’inserimento di un raccordo tra edificio e suolo;
• l’accentuazione delle dimensioni della parete nella zona a contatto con il suolo;
• l’attacco diretto;
• l’inserimento di pilastri che sollevano l’edificio dal suolo.

Per quanto concerne i tetti e le terrazze, occorre analizzare il rapporto di continuita o discontinuità che si instaura con la parete sottostante. Si deve analizzare in quale delle seguenti categorie ci troviamo:
• collegamenti continui semplici;
• collegamenti continui degradanti;
• collegamenti discontinui con aggetti semplici;
• collegamenti discontinui con aggetti marcati.
 
Esemplificazione dell’elemento di copertura con o senza aggetto.
Per quanto concerne le soluzioni d’angolo si deve analizzare in quale delle seguenti modalità ci troviamo:
• spigolo vivo;
• inserimento di un elemento di rinforzo (parasta, bugnato, torre angolare);
• raccordo concavo;
• apertura verticale in prossimità dell'angolo;
• angolo trasparente;
• raccordo convesso.
Classificazione tipologica delle soluzioni d’angolo.
Per quanto concerne le soluzioni di tamponamento laterale si devono analizzare:
• forature della scatola muraria (rapporto vuoti/pieni);
• finestrature (forma, orizzontalità, verticalità);
• rientranze (logge, nicchie);
• aggetti (balconi);
• schermature con elementi diversi (frangisole, curtain-wall).

Per quanto concerne gli ingressi e gli atri, si deve analizzare le diverse componenti, poste, idealmente, in successione tra loro:
• elementi di approccio (elementi di pre-limite): scalinate, portici, portali, protiri, tettoie, ecc.;
• elementi di passaggio (elementi limite): portone, porta;
• elementi di aggregazione (elementi post-limite): atrii, vestiboli, ingressi.
Tipologie dell’elemento di collegamento esterno-interno.
Per quanto concerne le scale e le rampe, si può suddividerle:
• in relazione all’uso;
• in relazione al sito;
• in relazione alla forma.
1. In relazione all’uso possiamo distinguere scale:
• puro collegamento;
• spazio significativo.
2. In relazione al sito possiamo distinguere scale:
• completamente interne all'edificio;
• sul perimetro dell'edificio;
• completamente esterna all'edificio;
• a cerniera tra più corpi di fabbrica.
3. In relazione alla forma possiamo distinguere scale:
• ad asse centrale: circolari, a chiocciola, a pozzo;
• a prevalente sviluppo lineare: a una o due rampe, a tenaglia, lineari, ecc.;
• cordonate: rampe a lieve pendenza, cordonate, piani inclinati.

venerdì 7 febbraio 2025

Corso di urbanistica: lezione 6 DISEGNO DI RILIEVO


Per consentire una lettura delle misure reali dell'oggetto, il disegno dal vero non è sufficiente, è necessario ricorrere al disegno di rilievo che, usando le proiezioni ortogonali e assonometriche, consente di rappresentare, sia la complessità spaziale di un organismo architettonico (o di una città), sia le proporzioni e le misure inalterate.
 Il rilevamento è una operazione scientifica complessa, che porta a conoscenze oggettive di valori dimensionali, tecnico-costruttivi, tipologici, formali, culturali, sociali, tramite la rappresentazione planovolumetrica della realtà urbana.

giovedì 6 febbraio 2025

Corso di urbanistica: lezione 5 IL DISEGNO DAL VERO

 


Tra i vari tipi di disegno architettonico (urbanistico o territoriale), il disegno dal vero costituisce la forma più intuitiva e diretta di rappresentazione della realtà tridimensionale. Come si esegue un disegno dal vero? Pur trattandosi di una tecnica grafica poco generalizzabile e molto legata al processo di maturazione personale, si possono individuare tre distinte funzioni: vedere, comprendere e sintetizzare.

mercoledì 5 febbraio 2025

Corso di urbanistica: lezione 4 IL SERVIZIO FOTOGRAFICO DOCUMENTARIO

Da quanto sino ad ora detto, la prima esigenza di un geometra è quella di rappresentare lo spazio antropizzato, cioè modificato dagli interventi dell'uomo, ciò al fine di progettare le sue future modifiche. Ma come farlo al meglio?
L'analisi e la comprensione dell'architettura (della città e del territorio), presentano problemi più complessi di quelli posti dalle altre arti figurative, poiché, come già affermato da Vitruvio, architetto e teorico romano del I secolo a.C., si devono analizzare l’utilitas, la firmitas, la venustas, vale a dire la funzione, la struttura, la forma.
Il disegno architettonico (urbanistico e territoriale) è, quindi, un disegno che deve assolvere a compiti differenziati, ora essere di analisi, ora di sintesi, ora privilegiare l’aspetto schematico e simbolico, ora risultare documentario, ora essere naturalistico e favorire la divulgazione.
La risposta, data dai ricercatori a questa esigenza, è stata la messa a punto di una serie di metodologie di analisi e di indagine, per giungere all’acquisizione di un corpus di elementi scientifici, fatto, da un lato, dello studio della documentazione archivistica, delle grandi personalità artistiche, dei linguaggi espressivi e dei movimenti culturali, dall’altro, dell’analisi grafica delle singole opere (od episodi urbani e territoriali).
L’oggetto della nostra attenzione è, soprattutto, rivolto a quest’ultima serie di aspetti.
Per assolvere alla funzione di aiuto alla comprensione, occorre usare il disegno, non come mezzo passivo per riprodurre le sembianze dell'opera architettonica o dell’episodio urbano e territoriale (meglio, allora, la fotografia o il video), ma impiegarlo come un vero e proprio metalinguaggio.
Ciò significa che i nostri disegni non si dovranno limitare a ricopiare l’oggetto, ma ne evidenzieranno relazioni, proporzioni e schemi compositivi, risultando essenziali alla sua comprensione. Rappresentando solo le parti essenziali, scomponendole in sottoinsiemi e, successivamente, ricomponendole, si comprendono le relazioni tra i vari elementi, poiché si mettono in luce aspetti che, diversamente, rimarrebbero nascosti. In tal senso, il disegno, può fungere da modello grafico di comprensione, capace di analizzare e di interpretare l’oggetto.
Come possiamo costruire un apparato grafico-critico che risponda a queste esigenze? Proviamo a definirlo per tappe logiche.
Lo studio parte dalla semplice osservazione diretta delle strade di una città o degli spazi di un edificio, ma non può limitarsi ad essa, poiché permette di avere solo visioni parziali, magari utili alla comprensione, ma certo non esaustive.
Un supporto, adatto a fermare le osservazioni dirette, è la fotografia, che consente di ridurre la realtà ad un’immagine piana di dimensioni limitate, quindi facilmente osservabile con un solo colpo d'occhio.
Per essere sfruttata appieno, la documentazione fotografica deve essere sistematica e georeferenziata (tramite una piantina con legenda che indichi la direzione, la posizione, la data e l’ora di ogni scatto).
Una proposta di lavoro potrà contribuire, probabilmente, a chiarire meglio il concetto.


Preso, come tema, la piazza di un centro storico, dobbiamo eseguire un servizio fotografico documentario georeferenziato su planimetria.
Le foto indispensabili sono quelle che rappresentano il luogo in relazione a 4 categorie di situazioni essenziali:
1. Viste dall’alto della piazza (foto scattate dagli ultimi piani degli edifici che circondano la piazza).
2. Viste degli accessi alla piazza (foto di scorcio scattate dai diversi accessi alla piazza).
3. Viste dal basso della piazza (foto panoramiche degli edifici che circondano la piazza).
4. Viste delle uscite dalla piazza (foto di scorcio delle diverse uscite scattate dalla piazza).
LIMITI DELLA FOTOGRAFIA
Ma se la fotografia (o il video) è uno strumento prezioso, per riprodurre oggettivamente la realtà, rappresentandone tutti i suoi punti, tuttavia, è incapace di analizzarla operando una selezione critica.
Per far questo, occorre integrarla con una meditata lettura, che va oltre di essa. E’ un primo passo verso le schematizzazioni grafiche.
Il lavoro fotografico è comunque prezioso, poiché le foto si prestano molto bene a supportare il processo grafico. Una fotografia, trasformandosi in un disegno, può servire a utilizzi importanti, in quanto si passa, dalla pura rappresentazione, all’analisi critica dell’oggetto osservato.
Ancora una volta, un esempio operativo, può contribuire alla chiarezza.
Utilizziamo la serie di foto scattate in precedenza, relativamente alla piazza di un centro storico, per realizzare processi di graficizzazione delle immagini fotografiche, finalizzate alla collocazione nella piazza del déhors di un bar:
1. Con l’aiuto di una suddivisione della foto in maglie quadrate, usiamola come base per disegni a mano libera, in cui si sviluppa una determinata componente soltanto (ad es.: conformazione e qualità dei vari materiali di rivestimento, sky line, profili degli edifici, gamma tonale, ecc.).
2. Usiamo la foto per aiutarci a determinare le coordinate principali di una prospettiva nell'esecuzione di un disegno realistico a mano libera.
3. Usiamo la foto per individuare l’inserimento del déhors del bar e quindi sovrapponiamo il trasparente del progetto alla fotografia.

martedì 4 febbraio 2025

Corso di urbanistica: lezione 3 Lettura dell'insediatività

Uno degli aspetti più importanti dell’analisi grafica territoriale, se non addirittura l’aspetto essenziale, è costituito dalla lettura dell’insediatività.

Un’analisi sufficientemente completa di un paesaggio antropizzato prevede che si studi:
• il paesaggio non insediato (vegetazione);
• l’insediamento preso nel suo complesso;
• le emergenze architettoniche dell’insediamento;
• le peculiarità dell’architettura minore;
• le sequenze visive dei percorsi.

Documentazione fotografica georeferenziata, dove ogni scatto ha una precisa collocazione in pianta. La rappresentazione di un tratto di via Castiglione a Bologna ci permette la lettura dell’ambiente urbano: comprensione delle relazioni tra percorsi, margini, quartieri, nodi e riferimenti.


 

lunedì 3 febbraio 2025

Corso di urbanistica: lezione 2 Analisi grafica territoriale

 

Frammento di Tavola Peutingeriana, esempio di rappresentazione del territorio usata dagli antichi Romani.

Analisi grafica territoriale
Disegnare il territorio vuol dire comprendere il territorio disegnato, cioè capire chi, come e in che successione ha modificato il suo aspetto fino a fargli assumere l’attuale forma figurale. Diciamo questo processo analisi grafica del territorio.

 
Lo studio dell’ambiente reale tramite il disegno dal vero
Nello studio visuale paesaggistico, il principale strumento grafico, è costituito dal disegno dal vero. Quanto è affidabile un tipo di disegno di questo genere?

Per quanto possa risultare soggettiva, una rappresentazione di tipo realistico tramite il disegno dal vero, è fondamentale per chi, come il paesaggista, rivolge il proprio interesse fondamentale allo studio dell’ambiente reale, così come lo si osserva da un determinato punto di vista. Quindi, per una verifica delle ipotesi di progetto, assumono grande importanza le tecniche utilizzate per la costruzione delle immagini, in quanto da esse scaturisce la valutazione delle scelte da compiere.
 
Angolo visuale nel disegno dal vero paesaggistico
In particolare, il disegno dal vero, col suo angolo visuale che può superare i 120° (a fronte delle regole prospettiche che controllano una porzione dello spazio entro i 30°), è senza dubbio preferibile rispetto ad altre forme di rappresentazione.
 
Difficoltà di rappresentazione
La complessità della rappresentazione (che deve tenere conto, contemporaneamente, delI'orografia, del tipo di vegetazione, dei centri abitati, delle emergenze architettoniche, ecc.), è dovuta alla difficoltà di stabilire un corretto rapporto tra gli stimoli sensoriali, che la visione di un paesaggio determina ed i segni grafici, che li traducono su carta.
Il rischio di un accumulo initellegibile è sempre presente, questo poiché i segni non possono essere codificati da una convenzione (geometrica, astratta o simbolica), ma devono contenere una alta valenza realistica.
Tuttavia quando la rappresentazione viene condotta in maniera esemplare, anche se si tratta, in definitiva, di una serie di disegni dal vero, quindi poco oggettivabili, l’informazione contenuta è di altissima qualità ed utilità.
Il nucleo abitato di Sperlonga rappresentato con la tecnica del disegno dal vero. Questi interventi grafici sono di grande utilità negli studi preliminari dei piani regolatori di località contrassegnate da considerevoli valori ambientali e paesaggistici.
Un'immagine di Sperlonga in allontanamento rispetto alla precedente.

Immagine della costiera tirrenica in prossimità di Sperlonga in un’ulteriore successione di allontanamento.
È importante che, la comprensione del territorio, avvenga sfruttando,  sinergicamente, una lettura diretta (dal vivo) ed indiretta (foto, video, disegni, documentazione storica). Infatti, l’una senza l’altra, risultano monche: la conoscenza della rappresentazione di un’isoipsa (una curva di livello), non potrà, da sola, sopperire all’esperienza di camminare su quella isoipsa. Ma, siccome a questa esperienza diretta, farà, comunque, sempre seguito lo sforzo di fermare le informazioni in un supporto documentario, è soprattutto al trattamento analitico di questi supporti che va indirizzata, adesso, la nostra analisi.
 
Cominciamo dal caso più comune ed elementare: l’analisi della cartolina illustrata di un panorama.
Il processo percettivo è condizionato dall’insieme delle sue molteplici componenti che si fondono. Si ha, dunque, un processo di con-fusione. Il principale strumento operativo-interpretativo per separare le diverse parti, isolarle e ricomporle (secondo opportuni criteri) è quello grafico.
 
Tale strumento diventa veramente efficace se unito ad altri stratagemmi operativi.
Uno di essi consiste nel mettere a confronto, graficamente, le immagini dello stesso luogo da diversi punti di osservazione.
 
Ma su quali oggetti raffigurati dobbiamo porre la nostra attenzione?
I principali elementi che contribuiscono alla forma del territorio sono:
elementi naturali (crinali, spiagge, corsi d’acqua, ecc.);
elementi fisici (costituzione geologica, fitolitologica, ecc.);
azioni dei fattori fisici (venti, temperature, soleggiamento, precipitazioni, ecc.);
elementi indotti dall’uomo (produrre, ricoverarsi, spostarsi, ricrearsi, ecc.).

In primo luogo la nostra analisi dovrà, di volta analizzarli, stabilendo un opportuno criterio di priorità. 


Sinistra. Il dilavamento, per effetto delle acque meteoriche, dei terreni privati del rivestimento vegetale.
Destra. Le erosioni, le frane, tanto frequenti nei terreni resi instabili dall’azione delle acque non trattenute dal manto vegetale.
Aspetti dello spopolamento: parziale abbandono delle abitazioni 
Distrutto il bosco e degradato il pascolo, le attività si concentrano nel fondovalle in un mosaico di proprietà e di colture.