mercoledì 1 gennaio 2025

Corso di composizione architettonica: Lezione 1 Una via personale alla progettazione

 

Renzo Piano schizzo della Shard of Glass (Scheggia di vetro).
Composizione architettonica ed attività del geometra
Il progetto di un edificio, è un’attività di sintesi, di abilità e conoscenze diverse: compositive, normative, tecnologiche, strutturali.
Una componente essenziale, eminentemente creativa, del lavoro di progettazione dell’edificio, è costituita dalla composizione architettonica. Attraverso di essa, si manifesta, con evidenza, il talento progettuale, una sintesi di sensibilità formale e conoscenza  tecnica, di invenzione e recupero della tradizione.
Una certa padronanza compositiva, è una dote qualificante per il futuro geometra, ma diventa un requisito indispensabile se, la sua attività, si svolge nei settori della progettazione e della ristrutturazione.
Ecco perché dobbiamo intenderla come una pregiudiziale formativa, prescindendo dalla dimensione, relativamente contenuta, degli edifici e degli interventi che costituiscono la sua abituale pratica professionale.
La composizione architettonica è un’abilità che deve essere padroneggiata, sia per progettare un piccolo box per auto, sia per progettare un grattacielo.
 
Un’analogia musicale
Cerchiamo di rendere più chiaro il concetto, usando un’analogia musicale.
Se si deve comporre una sinfonia per orchestra, sono necessarie un’adeguata formazione musicale ed un grande impegno. Ciò non vuol dire, però, che, se si deve comporre una canzone per complesso e cantante, la può scribacchiare qualsiasi analfabeta musicale, tirandola giù alla bella e meglio, con quattro giri d’accordi ed una melodia orecchiata.
Fortunatamente, la storia è piena di canzoni importanti, che hanno saputo parlare all’intelligenza ed al cuore della gente, come di sinfonie che, all’ascolto, non sono altro che una melassa sonora di insopportabile noia.
 
Alcuni pregiudizi sull’educazione architettonica dei geometri
Diciamo questo, per sgombrare, subito, il campo da alcuni luoghi comuni, purtroppo resistenti a morire, che investono allievi, docenti ed operatori del settore.
Un forte pregiudizio relega, a priori, la figura del geometra, all’edilizia cosiddetta minore. Ecco perché viene sopportata con fastidio (e vista quasi con sospetto), la prassi di fornirgli una formazione architettonica sistematica. La si considera un fattore marginale ed improprio, che esula (e quasi contribuisce a sviarlo), dalle sue competenze classiche tecnologico-costruttive. L’accusa di voler formare dei mini-architetti o dei mini-ingegneri, non regge.
Secondo il nostro parere, l’edilizia minore non esiste, esistono solo tanti brutti edifici, purtroppo anche nell’edilizia maggiore, e l’ignoranza compositiva ne è la madre sciagurata.

Il problema formativo, scevro da ogni velleitarismo di voler formare dei mini-architetti o dei mini-ingegneri, va inquadrato nei precisi termini di una prassi didattica, essenzialmente operativa, volta a favorire la maturazione delle capacità spazio-formali di un adolescente in marcata fase evolutiva, in maniera adeguata, graduale e corretta.

        
Renzo Piano Shard of Glass (Scheggia di vetro)
Criteri su cui impostare un  processo formativo
Sottolineiamo i concetti di adeguatezza, gradualità e correttezza.
Adeguatezza. Quella degli allievi geometri è l’unica categoria di studenti che, in un’età compresa tra i sedici ed i diciotto anni, riceve un tipo di formazione architettonica specifica, che li dovrà portare (in tre soli anni), a conseguire l’ambizioso risultato di realizzare un prodotto edilizio, con caratteristiche di concretezza e completezza, di tipo professionale. Questa meta non può essere raggiunta coll’improvvisazione e con una pratica imparaticcia, ma deriva solo da un adeguato processo formativo teorico e da una sistematica pratica applicativa.
Gradualità. Se non viene consentita la graduale maturazione dell’allievo (dalla bidimensionalità del foglio, alla tridimensionalità degli spazi architettonici), il futuro geometra, di fronte ad un reale processo edilizio, sarà sprovvisto degli strumenti logici e psico-formali, adeguati a controllarne e prevederne l’evoluzione, dalla fase progettuale, disegnata, a quella reale, costruita. Viceversa, posto di fronte ad un tema progettuale si limiterà alla consultazione dei manuali ed all’imitazione dei disegni di edifici analoghi, visti come modelli da imitare.
Correttezza. I fondamenti della composizione architettonica possono essere forniti, in maniera sintetica, ma non sommaria ed approssimativa. La correttezza metodologica è l’unica garanzia che, quanto appreso, sia un valido patrimonio di base, essenziale per i futuri, indispensabili, approfondimenti (autoformativi, nel caso di libera professione, sistematici, nel caso del proseguo degli studi universitari). Le cattive abitudini consolidate, sono testimonianza di uno spreco formativo, oltre che molto difficili da correggere successivamente.
 
Requisiti didattici e metodologici dell’insegnamento della composizione
La composizione architettonica, necessita di un processo formativo, molto differente da quello utilizzato per altre discipline, centrato più sul momento di personalizzazione dell’apprendimento dell’allievo, che su quello di generalizzazione dell’insegnamento del docente.

Nella composizione, infatti, non basta comunicare una serie di regole e di nozioni precise, che vanno comprese, memorizzate ed applicate. Occorre far emergere le attitudini, consolidare gli spunti creativi, eliminare le parti meno convincenti degli elaborati, attraverso numerose revisioni successive. L’apprendimento procede per prove ed errori, e va disciplinato confrontandolo con la grammatica e la sintassi delle diverse concezioni stilistiche.
Renzo Piano Shard of Glass (Scheggia di vetro)
La ricerca di una via personale alla progettazione
L’allievo che, per la prima volta, si accinge ad effettuare un progetto, è, quasi sempre, un individuo architettonicamente sprovveduto, ma non è mai un individuo architettonicamente vergine. Ha alle sue spalle almeno dieci anni di formazione scolastica, ma, soprattutto, sedici anni di condizionamenti sociali e comunicativi.
Come si comporta alla prima prova (che per un docente è fondamentale, per comprendere quale è il suo punto di partenza)?
E’ consolidata prassi dei principianti innamorarsi di una forma architettonica di edificio (che soddisfa, astrattamente, la propria concezione di bello architettonico) e di proporla, cercando di calarci dentro, a forza, tutte le esigenze che avrebbe dovuto soddisfare.
Didatticamente, non conviene bollare subito questo atteggiamento, come totalmente errato (come di fatto è!). Ricordiamoci, sempre, che, nel bene e nel male, l’allievo geometra è un adolescente in piena età evolutiva, cioè in uno stato di persistente provvisorietà, ma anche di grande plasmabilità.
Una critica drastica può inibire, per molto tempo, l‘emergere di qualsiasi spunto personale, rozzo e scopiazzato quanto si vuole, ma testimone di un’autentica manifestazione di talento. E, per progettare, il talento è indispensabile.
 
Meccanismi psicologici della progettazione fatta dagli allievi
Chiediamoci piuttosto: perché succede questo?
Non è casuale, ed è comune allo stato nascente di ogni manifestazione di arte (di artigianato, di lavoro), che porta alla realizzazione di un prodotto concreto. Si tratta di un meccanismo psicologico proiettivo potente, che hanno spiegato, con maestria, Alberoni, il grande sociologo italiano, indagando sulla genesi di ogni processo socio-produttivo, e Modigliani, il grande economista italiano premio Nobel, indagando su quelli che sono i meccanismi che spingono all’acquisto di un prodotto.
Traduciamo questi concetti in campo architettonico e didattico.
La progettazione di un edificio (architettonicamente bello), maschera il desiderio di possesso di un oggetto (non concreto ma astratto), che è, in realtà, il surrogato del desiderio di uno status individuale, che si vuole raggiungere, ed i cui simboli vengono, continuamente, cercati nel vasto bagaglio mnemonico di percezioni immagazzinate.

E’ chiaro, quindi, che il giovane, proponendo quell’edificio, non vuole soddisfare alcuna esigenza altrui, ma manifesta, in modo figurato, il desiderio dello status cui vuole tendere. Si tratta di una manifestazione a volte originale, a volte indotta e scopiazzata, ma, comunque, autenticamente sua (almeno a livello di scelta stilistica), attraverso la quale si espone e si mette in gioco. Infatti, una critica negativa ad una revisione progettuale, viene vissuta in termini globali, come una critica complessiva, che lo investe nella sua totalità di persona (se non so progettare, non valgo niente).
Renzo Piano Shard of Glass (Scheggia di vetro)
La costruzione di un rapporto didattico fiduciario
Come possiamo portare un allievo, partendo dagli elementi che ci ha fornito, ad un approccio progettuale reale?
Non vi sono risposte univoche. Ognuno percorre un itinerario personale (e non sempre, va subito precisato, riesce a portarlo a compimento). La capacità psicopedagogica del docente gioca un ruolo chiave. Quella che si propone di seguito è una delle possibili ipotesi di percorso.
L’insegnamento della composizione, attraverso la revisione progettuale, necessita della costruzione di un rapporto fiduciario tra docente e discente, che va pazientemente consolidato, in quanto non può fondarsi, a priori, sulla solida rete protettiva di operare con concetti assoluti, o giusti o sbagliati.
 
Patologie didattiche della revisione progettuale
La segnalazione di un grave errore, ad esempio, nel tracciamento del diagramma del momento flettente di una trave, viene facilmente accolta dall’allievo che, riconoscendo la competenza superiore del docente, riesce, subito, a settorializzare la sua osservazione ed a riportarla alla sua giusta valenza di critica tecnica (se avessi studiato di più quell’argomento ed avessi fatto maggiore attenzione nelle applicazioni, non avrei commesso quella sciocchezza).
Questo non può succedere nella revisione progettuale architettonica, poiché, salvo errori grossolani, la critica non può essere diretta, precisa ed assoluta, ma indica, solo, una strada per una possibile rielaborazione.
Se il docente segnala un nodo progettuale non risolto, la risposta più consueta dell’allievo è quella di chiedergli, con insistenza, quale è la soluzione giusta. Se il docente gli propone una gamma di esempi a cui ispirarsi, l’allievo è portato a credere che non voglia o non sappia rispondergli. Spesso, l’allievo, finisce per ritenere, erroneamente, che, non essendovi regole certe, la critica a cui è sottoposta la sua bozza progettuale derivi solo dall’opinabilissimo gusto estetico del docente, a cui può contrapporre, a pieno diritto, il proprio.
Abbiamo provato a mettere in schema queste comunissime, vere e proprie patologie didattiche, con la speranza che, segnalarle, possa, anche, un poco, esorcizzarle.
Riflettendoci su, si può già giungere ad una prima importante considerazione: nella composizione architettonica non esistono scorciatoie.

martedì 31 dicembre 2024

Fare città: Robotica collaborativa e prefabbricazione intelligente

🏗️ Robotica collaborativa e prefabbricazione intelligente

Le architetture modulari e la prefabbricazione industriale stanno entrando in una nuova fase grazie alla robotica collaborativa. I cobot – robot pensati per lavorare fianco a fianco con gli umani – stanno rivoluzionando i cantieri, rendendoli più sicuri, precisi ed efficienti.

Un esempio emblematico è CONCERT, un robot sviluppato in Italia, modulare e riconfigurabile, capace di svolgere molteplici attività come trapano, levigatura e trasporto, grazie a un rapido cambio di effettori. In ambienti prefabbricati, questi strumenti permettono un'assemblaggio con precisioni millimetriche, riducendo costi e tempi senza rinunciare alla qualità.

Questo modello cambia la natura del cantiere: da spazio artigianale a ecosistema digitale dove uomini e macchine cooperano, coordinati da strumenti come il BIM e sistemi intelligenti di gestione.

🤖 Cosa fanno i cobot nei cantieri modulari?

  • 🔩 Assemblano con precisione strutture prefabbricate
  • 🧱 Adattano le componenti in tempo reale in base al progetto
  • 📦 Trasportano materiali riducendo fatica e rischio per gli operai
  • 🛠️ Possono essere riconfigurati per nuovi compiti senza sostituzioni

🧠 Il cantiere diventa intelligente

  • 📡 I robot si muovono seguendo dati BIM e pianificazioni digitali
  • 👷‍♂️ La collaborazione con l’essere umano è continua e adattiva
  • 💻 Le lavorazioni vengono monitorate in tempo reale con sistemi IoT
  • 🔁 La produzione è scalabile e personalizzabile a seconda del progetto

🌍 Perché è una rivoluzione sostenibile?

  • ♻️ Riduzione degli scarti di produzione grazie alla precisione robotica
  • ⚡ Minore consumo energetico grazie all’efficienza dei processi digitalizzati
  • 🏘️ Maggiore qualità abitativa e possibilità di personalizzazione diffusa
  • 👨‍🔧 Valorizzazione del lavoro umano: meno fatica, più specializzazione

🔗 Approfondimenti consigliati

🔮 Conclusione

La robotica collaborativa non elimina il lavoro umano: lo trasforma, lo qualifica, lo protegge.

Nei cantieri del futuro, umani e robot lavoreranno insieme per costruire città più sicure, sostenibili e intelligenti.



Fare città: Intelligenze urbane – AI etica e design del comportamento collettivo

🤖 Intelligenze urbane – AI, etica e design del comportamento collettivo

L’intelligenza artificiale sta entrando negli algoritmi di pianificazione, nella gestione dei flussi urbani e nella regolazione automatica delle infrastrutture. Ma quali sono le implicazioni etiche di una simile trasformazione?

L’AI urbana può essere una leva per decisioni più inclusive, oppure uno strumento che rafforza le disuguaglianze esistenti. Progettare la città con l’AI significa ripensare il ruolo dell’urbanista: da disegnatore di spazi a curatore di comportamenti collettivi.

I nuovi strumenti di machine learning permettono simulazioni adattive e complesse, ma richiedono trasparenza, governance condivisa e diritti digitali. La città intelligente del futuro non sarà quella più automatizzata, ma quella in cui l’AI è al servizio della collettività.

🧠 Principi per una AI urbana etica

  • 🔍 Trasparenza degli algoritmi e tracciabilità delle decisioni
  • 🗳️ Coinvolgimento dei cittadini nella progettazione dei sistemi
  • 📉 Prevenzione delle disuguaglianze algoritmiche
  • 📊 Uso dell’AI per analisi predittive che migliorano i servizi

📐 Nuovi ruoli professionali

  • 🏙️ Urban AI designer: integra i dati nel design urbano
  • 🧭 Facilitatore civico: collega cittadini e sistemi digitali
  • 🧑‍⚖️ Ethics officer: supervisiona gli algoritmi pubblici
  • 📡 Analista dei dati urbani: legge i comportamenti collettivi

🏙️ Esempi e sperimentazioni

  • 🇨🇭 Zurigo – Sistemi predittivi per il traffico basati su AI
  • 🇪🇸 Barcellona – Decidim: piattaforma civica algoritmica partecipata
  • 🇸🇬 Singapore – Urban Operating System per il controllo urbano in tempo reale
  • 🇨🇦 Toronto – Smart City Quayside: progetto tra AI e governance urbana (poi sospeso per motivi etici)

🔗 Approfondimenti consigliati

💡 Conclusione

La città del futuro non è solo automatizzata, ma intenzionalmente intelligente.

Una città giusta e sostenibile nasce quando l’AI diventa strumento collettivo e non controllo cieco. Il futuro urbano sarà disegnato da etica + dati.

Fare città: Architetture rigenerative – Il progetto come agente ecologico

 

🌿 Architetture rigenerative – Il progetto come agente ecologico

Il passaggio dalla sostenibilità alla rigenerazione segna una svolta culturale e progettuale decisiva. L’obiettivo non è più solo non danneggiare, ma restituire, ricostruire, rigenerare. Aria, suolo, biodiversità e relazioni umane diventano parte integrante del progetto.

Le architetture rigenerative imitano i processi naturali: biomimesi, suolo attivo, sistemi idrici intelligenti, materiali traspiranti. La città si trasforma in ecosistema vivo, in cui ogni edificio contribuisce al benessere collettivo e ambientale.

🌱 Principi della rigenerazione

  • 🏞️ L’edificio come organismo vivente: respira, filtra, nutre
  • 💧 Water sensitive design: raccolta, filtraggio e riuso dell’acqua
  • 🌾 Suolo attivo e agricoltura urbana integrata
  • 🌬️ Materiali naturali e cicli di vita rigenerativi

🔧 Tecnologie e strategie

  • 🌿 Biomimesi: imitare i processi naturali per progettare ambienti resilienti
  • 🏗️ Architetture permeabili che assorbono pioggia e calore
  • 🌀 Sistemi di ventilazione naturale e microclimi controllati
  • 🧬 Integrazione tra ecologia urbana e design

🧭 Visione etica e sociale

Rigenerare significa co-evolvere con l’ambiente. Superare la logica estrattiva per costruire spazi che curano, che accolgono, che restituiscono.

È un’estetica nuova: il bello non è più solo forma, ma interazione positiva tra costruito e vivente.

🌍 Casi ispiratori

  • 🇳🇿 Living Building Challenge – L’edificio produce più energia di quanta consuma
  • 🇩🇰 Copenhill – Termovalorizzatore con pista da sci e tetto verde accessibile
  • 🇧🇷 Favela Verde – Rigenerazione ecologica e sociale delle periferie
  • 🇮🇹 Milano – Bosco Verticale e nuovi quartieri a biodiversità urbana

🔗 Approfondimenti consigliati

🌾 Conclusione

Un edificio può respirare. Può raccogliere acqua, può creare ombra, può ospitare vita.

Le architetture rigenerative non consumano: generano. Offrono una via concreta per abitare il futuro con intelligenza ecologica.

Fare città: Abitare flessibile – L’architettura come servizio

 

 

🏡 Abitare flessibile – L’architettura come servizio

Le trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche stanno ridefinendo il concetto stesso di casa. Il lavoro da remoto, la precarietà abitativa, la mobilità intermittente portano alla nascita di modelli di abitare flessibile: spazi temporanei, modulari, riconfigurabili. L’architettura diventa servizio: si adatta ai bisogni, cambia con il tempo, si connette in rete.

🔄 Case che si adattano

  • 🏙️ Microappartamenti e capsule abitative per urban nomads
  • 🔧 Spazi interni trasformabili e arredi modulari
  • 📦 Architetture plug-in: componenti mobili, smontabili, condivisibili
  • 🌍 Reti abitative flessibili tra città, quartieri e comunità

📦 Abitare leggero, vivere connessi

L’abitazione diventa parte di un ecosistema di servizi condivisi: lavanderie comuni, coworking, orti urbani, hub di prossimità. Un’idea di casa meno proprietaria e più partecipata, dove conta la funzione relazionale più che l’estensione.

📌 Nuove sfide urbane

  • 🏗️ Urbanistica flessibile: spazi che si ridefiniscono nel tempo
  • ⚖️ Inclusione: evitare che la flessibilità diventi precarietà
  • 🌐 Integrazione tecnologica: sensori, domotica, sostenibilità
  • 💓 Valorizzare la dimensione affettiva dell’abitare

🌍 Esempi e sperimentazioni

  • 🏡 Muji Hut: microabitazioni in legno per vite minimal
  • 🚚 Vanlife: veicoli abitabili e mobilità permanente
  • 🏗️ Housing plug-in a Tokyo e Seoul per studenti e lavoratori mobili
  • 🔁 Co-living in Europa: comunità flessibili e intergenerazionali

🔗 Approfondimenti consigliati

✨ Conclusione

Non si tratta di rinunciare alla casa, ma di ripensarne i codici.

L’abitare del futuro è fluido, modulare e connesso, capace di rispondere ai cambiamenti della vita e della città.

L’architettura non è più solo spazio: è servizio, relazione, possibilità.

Fare città: Triennale Milano – “Inequalities” (24ª Esposizione Internazionale)


🏛️ Triennale Milano – “Inequalities” (24ª Esposizione Internazionale)

Dal 17 maggio al 9 novembre 2025 la Triennale di Milano ospita la 24ª Esposizione Internazionale intitolata “Inequalities”: un viaggio critico attraverso le disuguaglianze del nostro tempo, tra tecnologia, geografia urbana e diritti sociali. Un evento multidisciplinare che intreccia arte, architettura e scienze sociali per riflettere su uno dei temi più urgenti del presente.

🌍 Un’esplorazione delle disuguaglianze globali

“Inequalities” pone l’accento sulle divergenze economiche, ambientali, di genere e tecnologiche che plasmano le nostre città e comunità. Attraverso installazioni, mappe dinamiche, progetti di architettura sociale e dati geospaziali, l’esposizione stimola una riflessione critica sul futuro dell’abitare e sulla necessità di inclusione.

🏙️ Architettura, dati e diritti

Tra i temi chiave: accesso ai servizi essenziali, segregazione urbana, impatto delle nuove tecnologie nelle periferie e ruolo delle smart cities. Esposti anche progetti sperimentali che promuovono l’abitare condiviso, la rigenerazione partecipata e l’empowerment delle comunità emarginate.

🤖 Tecnologia e giustizia sociale

La mostra indaga anche le disuguaglianze digitali: dalla distribuzione dell’intelligenza artificiale ai divari nell’accesso alla connettività e alle competenze. Focus specifici affrontano l’etica degli algoritmi, l’inclusione tecnologica e l’impatto dell’automazione sul lavoro.

📌 Perché visitare "Inequalities"?

  • 📊 Per comprendere come le disuguaglianze plasmano il territorio urbano
  • 🌐 Per scoprire progetti e soluzioni innovative per l’inclusione
  • 🧠 Per riflettere sull’etica delle tecnologie emergenti
  • 🎨 Per vivere un’esperienza immersiva tra arte, dati e architettura
  • 👥 Per partecipare a talk, workshop e laboratori aperti al pubblico

📅 In mostra fino al 9 novembre 2025

Un evento imperdibile per chi crede in un futuro più equo.

Scopri di più →

Fare città: Biennale “Manifesta 15” – Barcellona – Urban Imaginaries

 

🎨 Biennale “Manifesta 15” – Barcellona – Urban Imaginaries


Dal 8 settembre al 15 ottobre 2025 Barcellona ospita la 15ª edizione di Manifesta, la biennale europea itinerante di arte contemporanea. Il tema scelto per questa edizione, “Urban Imaginaries”, invita artisti, attivisti, architetti e cittadini a reimmaginare la città come spazio condiviso e rigenerativo.

🏙️ Immaginari urbani e futuro delle città

“Urban Imaginaries” si sviluppa come un’esplorazione collettiva delle trasformazioni urbane e delle sfide del presente. Gli spazi pubblici diventano luoghi di sperimentazione artistica e politica, riflettendo su memorie condivise, tensioni sociali, migrazioni, crisi ambientale e possibili alternative al modello urbano dominante.

🧭 Manifesta tra arte e attivazione civica

L’approccio di Manifesta 15 è partecipativo: i progetti non si limitano all’estetica, ma innescano pratiche di rigenerazione urbana, educazione ambientale e inclusione. Interventi site-specific si intrecciano con eventi locali e workshop, trasformando la città in un laboratorio a cielo aperto. Le sedi principali includono Parc de Collserola, Zona Franca, Besòs, Montjuïc, ognuna con un’identità simbolica forte.

🌍 Un progetto europeo radicato nel locale

Manifesta nasce come risposta al cambiamento politico e sociale dell’Europa post-1989, e continua a reinventarsi in ogni edizione. A Barcellona, il dialogo tra reti internazionali e comunità locali genera un cartellone ricco di installazioni, azioni collettive, performance e laboratori aperti, con una forte attenzione alle pratiche sostenibili e inclusive.

📌 Perché visitare Manifesta 15?

  • 🌇 Per esplorare nuovi modi di vivere, abitare e trasformare la città
  • 🎭 Per incontrare artisti internazionali impegnati in pratiche sociali
  • 🧠 Per riflettere sul futuro urbano attraverso l’arte contemporanea
  • 🤝 Per partecipare ad attività comunitarie, camminate urbane, tavoli civici
  • 🌿 Per scoprire progetti di ecologia urbana e rigenerazione sostenibile

📅 In mostra fino al 15 ottobre 2025

“Manifesta 15” è più di una biennale: è un’esperienza viva che interroga il nostro modo di abitare il mondo.

Vai al sito ufficiale →