giovedì 3 luglio 2025

Corso di storia dell'architettura: Sacripanti 1916

Sacripanti 1916













Maurizio Sacripanti nasce a Roma l'8 agosto 1916 da Giuseppe e Olga Bartolani; il padre, ingegnere, muore quando Maurizio è ancora molto giovane. "Nasco da una vecchia famiglia romana; in una vecchia città", scrive lo stesso Sacripanti in Il senso del mio lavoro, testo pubblicato postumo, nel 1997, nel volume Maurizio Sacripanti maestro di architettura, catalogo della mostra tenutasi all'Accademia Nazionale di San Luca dal 22 aprile al 20 maggio dello stesso anno. "Persi da bambino mio padre, ingegnere, e ben presto vissi solo. Il Convitto Nazionale: praticamente espulso a tredici anni per indisciplina, smisi a sedici... scoprii le osterie... disegnavo, imparavo l'arte del calco, conobbi il modano e le sagome antiche... una vecchia arte in una vecchia città". Vive per le strade di Roma, di notte: così impara a conoscere la città, le sue forme, la sua gente: "Non fu tempo perduto e mentre Roma mi svelava il gusto dell'architettura, compagni anarchici mi conducevano all'antifascismo".  Si iscrive allora al liceo artistico ("... la decisione di farmi architetto mi colse al momento giusto per lo scatto: entrai al liceo artistico e rapidamente conseguii la maturità") e quindi alla facoltà di Architettura. "Nel '36 ero in Facoltà... scarsa frequenza, buoni voti in materie compositive; ma cercavo altrove, frequentavo la scuola libera del nudo, lavoravo negli studi ove era possibile imparare, e anche parlare senza essere denunciati". E tra gli studi dove secondo Sacripanti era possibile imparare ci sono quelli di Marcello Piacentini, di Pierluigi Nervi, di Mario Ridolfi e di Mario De Renzi. Con De Renzi non si tratterà di una semplice collaborazione ma di un rapporto professionale già più "maturo" che per la palazzina Furmanik lo porterà, ancora giovanissimo, a contribuire anche alle scelte progettuali oltre che alla redazione dei disegni esecutivi. Si laurea a Roma l'8 gennaio 1943. "Lavoravo per una nuova architettura facendo tutt'altro. Otto settembre, distacco dalla guerra ingiusta, la lotta clandestina, la Liberazione infine, il lavoro politico, la battaglia per la Costituente. L'architettura era ancora maceria che copriva i morti e mine inesplose facevano altri morti. Dipinsi souvenir, feci perizie e rilievi di fabbricati distrutti, fondai con amici un'impresa per la ricostruzione, vidi i primi soldi - ma smisi!". Nel 1946, all'indomani della fine della guerra, ottiene il primo riconoscimento ufficiale, la vittoria ex aequo al concorso nazionale per la sistemazione di piazza d'Armi (poi piazza Garibaldi) a Perugia. Nell'anno seguente, in collaborazione con Ciro Cicconcelli, redige progetti per l'Albergo della gioventù e per le Case unifamiliari a schiera realizzate al quartiere sperimentale QT8 di Milano: "Fu Bottoni, nel '47, a chiamarmi alla prima esperienza di architetto per la VIII Triennale: sono le prime casette prefabbricate del QT8 a Milano... l'Architettura finalmente si impadronì di me e mi spinse in un'esperienza densa di valori sociali. La riflessione sulla vita coincide con la riflessione sul linguaggio...". La collaborazione con Cicconcelli continua poi con i progetti per il Centro direzionale di Milano (1948; progetto premiato) e per il Palazzo di giustizia di Beirut (1949; progetto non giudicato). Nel 1945 De Renzi lo chiama come assistente straordinario al suo corso di Elementi di architettura, dando così avvio ad una carriera universitaria che porterà Sacripanti, conseguita la libera docenza nel 1961, a ricoprire alla facoltà di Architettura di Roma prima la cattedra di Elementi di architettura e rilievo dei monumenti (che insegnerà dal 1963 al 1969), quindi quella di Composizione architettonica (in Composizione nel 1973 è nominato professore straordinario e ordinario nel 1976) e infine quella di Scenografia (incarico che svolgerà nell'a.a. 1984-85). Terrà poi corsi e conferenze in diversi atenei italiani e stranieri: visiting professor presso la facoltà di Architettura di Houston, Texas (dove riceve il Distinguished Contribution to Architecture), sarà invitato a presentare il suo lavoro a Tokyo, Mosca, Costantinopoli. "Nel '49 - prosegue Sacripanti nel suo scritto - prendo studio in via degli Orti d'Alibert, tra monache di clausura e il carcere di Regina Coeli; in una vecchia città. Lavoro, quasi nulla. Mi lego a Libera e insieme progettiamo le tipologie per Ina-Casa. Vinco un concorso, faccio parte delle prime commissioni d'esame progetti dello stesso Ente. Vita professionale? Ancora ben poca ma fu allora che conobbi Mafai, fu per me un fratello, e Ventura che ricordo come un maestro". I caffè e le osterie "a credito" dove passare la sera, le "vie notturne, segnate dalle gronde e dagli spigoli, mediate dal viola" dove camminare sino a notte fonda, divengono in quegli anni il teatro di appassionate conversazioni con Mario Mafai, certamente, e con alcuni giovani artisti, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato, Piero Consagra del gruppo Forma 1, e poi con tanti altri, letterati, registi, attori, scienziati - ma anche con il barbiere di via del Babbuino, Benedetto Avincola, "la cui bottega era divenuta luogo di incontri e di discussioni accorate", come racconta nel catalogo della mostra del 1997 Luca Canali, latinista, scrittore e poeta, anch'egli compagno di animate passeggiate serali.  Sul finire del 1949 Sacripanti parte per Parigi, "un'altra tappa obbligata - dirà - anche se ancora non lo sapevo". "A Parigi vissi l'età delle sorprese, nella fecondità del disordine, dell'avventura. La Parigi neoclassica e la Parigi cubista mi ricaricarono svelandomi lo spazio generato dagli assi e lo spazio che distrugge quegli assi generandosi da vettori. Ecco il punto: potevo ormai eliminare i principi "acquisiti", perché quanto vivo era in loro non l'avrei più dimenticato, quello che era morto serviva per reazione a scaraventarmi nel presente e dunque nella condizione del futuro". Al rientro a Roma partecipa al concorso per il nuovo Auditorium al Borghetto Flaminio (1950), poi a quello per l'Ospedale San Giovanni di Empoli (1954; progetto vincitore). Del 1956 è il Quartiere residenziale a Verona in zona Santa Lucia, completato nel 1958. Nel 1958 l'Accademia Clementina di Bologna lo nomina accademico corrispondente. Ricordando quella stagione Sacripanti dirà: "Provavo la sensazione terribile di uno scarto tra l'idea chiara, quella dell'arte moderna, e la sua traduzione in elaborato e in funzione.  Avvertivo  un profondo malessere nel non riuscire a mettere in pratica le mie idee. Il quartiere che costruisco a Verona mi svela tutto ciò che non si deve fare, mi dice che il problema non è quello di impaginare in modo diverso immagini consunte, che non si può trarre nulla da poetiche spente, che la funzione tradizionale va spezzata, che occorre un'idea capace di ricaricare i rottami di significati attuali e anche le immagini verranno, e certamente saranno capaci di comunicarci segnali nuovi. Lo sapevo, non avevo dubbi, ma l'avevo dovuto scontare". Nel 1960 trasferisce il suo studio in piazza del Popolo 18, in un sottotetto all'ultimo piano del palazzo progettato da Valadier dove si trova il Caffè Canova: "Erano tempi barbarici, ingenui - ricorda ancora Canali nel già citato saggio - alle 19.30-20 ci si trovava sempre in buona compagnia, si discuteva d'arte astratta e informale, realismo socialista, i film di Fellini, Antonioni, Rosi, spesso con loro presenti. Maurizio, di solito, si appartava con qualche amico, non amava stare al 'centro', amava la 'periferia' intellettuale, là dove più che sull'attualità politica e culturale si divagava sui 'massimi sistemi', o si camminava in silenzio, meditando". Nel 1961 partecipa al concorso internazionale per il Grattacielo Peugeot a Buenos Aires (nel gruppo anche il pittore Mafai e il fisico Romeo Nigro) con una struttura estremamente articolata, fatta di blocchi sovrapposti, sospesi, aggettanti su logge e giardini verticali; una struttura che, attraverso il movimento di liste frangisole, può divenire un enorme cartello pubblicitario. Il progetto riceverà soltanto la menzione d'onore: "Bisognava chiedere non 'il più alto', ma il più originale e creativo grattacielo del mondo. Forse, in questo caso, la giuria avrebbe assegnato il premio a Sacripanti", scriverà Bruno Zevi sulle pagine de "l'Espresso" il 19 agosto 1962 commentando quel "verdetto pavido". Degli anni seguenti sono i progetti per il Padiglione italiano alla Fiera internazionale di Tolosa per conto del Ministero del Commercio Estero (1962), per il quartiere Incis per i dipendenti del Ministero degli Affari Esteri a Roma (1963), il progetto per il quartiere "Cynthia" di case per gli operai delle industrie siderurgiche a Bagnoli (1964). Nel 1965 partecipa al concorso di idee per il nuovo Teatro Lirico di Cagliari che nella interpretazione di Sacripanti e del suo gruppo (a questo progetto collabora anche Achille Perilli) diviene un "teatro nuovo", totale; una forma in divenire, una macchina capace di modificare lo spazio, di trasformarsi per restare attiva ogni giorno dell'anno, accogliendo anche altre attività. "Lo scopo di un concorso di idee - dirà Sacripanti - è quello di trovare idee. Dopo la Philarmonie di Berlino non c'è più niente da proporre in materia di teatri tradizionali. Bisogna andare oltre, inventando una macchina che, pur conglobando il passato, renda il futuro possibile, anzi presente". Una provocazione poetica che ancora una volta non venne del tutto compresa dalla giuria (il progetto ottenne cinque voti favorevoli su sei). Seguono poi il progetto per il Centro di cura e rieducazione dei silicotici a Domodossola (1966) e la partecipazione al concorso nazionale per i nuovi Uffici della Camera dei Deputati (1966-67), una competizione questa dagli esiti controversi (non venne decretato un vincitore, ma 18 progetti furono definiti degni di menzione) che in qualche modo simbolicamente chiude la vicenda storica e architettonica italiana iniziata nel secondo dopoguerra. Il progetto di Sacripanti (motto "Omaggio a Mafai", in ricordo dell'amico scomparso nel 1965) è un organismo complesso generato dalla aggregazione di nuclei geometrici omotetici, come è dei frattali, qui sospesi su ponti per dilatare lo spazio al piano terreno, per "conquistare il vuoto" della piazza. Nel 1968 ottiene il primo premio al concorso nazionale per il progetto per un nuovo Museo a Padova, collocato tra la cappella degli Scrovegni e la chiesa degli Eremitani, tra Giotto e Mantegna. Sul rapporto con le preesistenze, Sacripanti scrive nella relazione: "Proporre un tipo di simbiosi tra passato e futuro: ecco cosa significa progettare, oggi e qui. Il passato: la nostra cultura, la tessitura di ogni riferimento vivo; il futuro: la nostra molteplicità, la vera insostituibile novità dell'epoca moderna". Tra passato e futuro Sacripanti getta dei lunghi ponti, sorretti nel vuoto l'uno dall'altro a generare visuali prospettiche controllate; e di questa struttura articolata e multipla, aerea e trasparente, le opere d'arte sospese nello spazio divengono parte integrante. Purtroppo, però, anche questa sarà una occasione perduta, un'altra architettura che rimarrà solo sulla carta. Stessa sorte anche per il contemporaneo progetto del padiglione italiano all'Esposizione universale di Osaka 1970 per cui, rispondendo al  tema di quella edizione, "Armonia e progresso dell'umanità", Sacripanti (qui in gruppo anche con Achille Perilli e Renato Pedio) propone un edificio pulsante, in movimento (perché "Uno spazio che si muove può significare facilmente un Paese che si muove"), una struttura generata da una doppia serie di sette lame circolari, a sezione e diametro variabile, incernierate nel baricentro eccentrico e variamente disposte intorno ai due nuclei cilindrici del sistema di scale (la commissione, di cui facevano parte anche Giulio Carlo Argan, Franco Albini e Luigi Moretti, del progetto Sacripanti, pur bocciandolo, apprezzerà gli "spiccati caratteri di originalità inventiva"). Negli anni seguenti il progetto per scuole prefabbricate a Molfetta (1969; realizzato), il concorso per l'Ospedale psichiatrico di Bergamo (1970) e quello per la sede dell'Università Libera di Bruxelles (1971). Nel 1971 pubblica su "L'Architettura. Cronache e Storia" l'articolo Città di frontiera, un "racconto" che inizia con brevi note biografiche per poi sviluppare quelle che sono "le mie invarianti del linguaggio architettonico moderno", sette punti attraverso i quali definire un programma che, è espressamente detto, non ha le pretese di essere sufficiente, infallibile, risolutivo, ammissione questa indispensabile per un'architettura che non sia solo forma, apparenza, ma neanche esclusivamente pura necessità. "L'unica progettazione possibile - scrive Sacripanti - si fonda sull'irriducibile testimonianza di non possedere schemi, di non avere prefigurazioni; dobbiamo quindi (anche perché tecnicamente lo possiamo) cercare la città come "capanna", come fiaba, traendone l'immagine del e dal nostro inconscio; la poetica diventa la ragione di sopravvivenza del linguaggio". Città di frontiera due anni più tardi diverrà un libro nel quale Sacripanti affianca alle parole i suoi progetti, "mattoni" di una personale immagine di città. Dalla metà degli anni Sessanta il lavoro di Sacripanti viene riconosciuto anche attraverso mostre nazionali e internazionali: nel 1965 espone alla Prima Triennale itinerante di architettura italiana contemporanea; nel 1967 al MoMA di New York sono in mostra alcuni disegni per il Teatro di Cagliari; nel 1969 tiene alla Marlborough galleria d'arte di Roma una Personale di architettura; l'anno seguente i suoi disegni sono a Mosca, in mostra alla Casa dell'Amicizia e nel 1972 a Genova, all'esposizione Immagine per la città. Nel 1967 diviene inoltre membro dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze (inizialmente con il titolo di "accademico aggregato" per divenire poi, dal 1992 "accademico corrispondente") e per la Cluva di Venezia viene pubblicata la prima monografia dedicata al suo lavoro, Sacripanti architettura, curata da Marta Garimberti e Giuseppe Susani. Nel 1972 ottiene l'incarico, nell'ambito del programma Ises per la ricostruzione delle zone terremotate nella valle del Belice, della progettazione della chiesa di Partanna (Trapani), un'altra architettura che non verrà realizzata: una successione di spazi voltati sui diversi piani che trova una matrice negli studi del Mausoleo di Santa Costanza e nelle riflessioni sullo spazio sacro pubblicate nel 1966 da Sacripanti sulle pagine di "L'Architettura. Cronache e Storia".  Del 1974 è invece il progetto per il Museo della Pace, situato proprio vicino all'abbazia benedettina di Montecassino e concepito per ospitare il Monumento alla Pace, scultura completata da Umberto Mastroianni nel 1972: Sacripanti pensa ad un organismo aggrappato alle pendici del monte dall'interno del quale sarebbe "esplosa" la scultura di Mastroianni, un segnale potente, per non dimenticare la tragedia della guerra. Tuttavia, forse proprio la stretta vicinanza all'abbazia bloccò il corso anche di questo progetto (solo molti anni dopo la scultura sarebbe stata collocata nei pressi della rocca Janula, sul versante sud del monte). Nel 1976 un tragico evento, la morte del figlio Paolo - "giovanissimo, affascinante pittore di mari capovolti, dolci cerbiatti e licorni in carole stellari, cieli rovesci, schiume di galassie in bilico su una falange", come lo descrisse Renato Pedio - fa cambiare di verso il corso della vita di Sacripanti che da questo momento nei progetti assumerà il nome del figlio, facendolo precedere al suo. Di questi anni è anche l'incontro con Luigi Pellegrin, figura che diverrà determinante anche per lo svolgersi della carriera professionale e universitaria di Sacripanti. Nel 1977 vince il concorso per il nuovo Teatro comunale di Forlì che sarebbe dovuto sorgere in un'area marginale del tessuto storico cittadino, inserendosi nelle strutture del convento e della chiesa di San Domenico. Come troppo spesso accade, a quella vincita non seguì una immediata concretizzazione e ancora sul finire degli anni Ottanta lo studio sarebbe stato impegnato nella redazione dei disegni esecutivi.  Il teatro infine non verrà mai attuato, ma nel 1980 sarà completata la grande piazza-parcheggio "Guido da Montefeltro" situata proprio accanto all'area del vecchio convento.  Nel 1977 a Santarcangelo di Romagna, in quella che venne al tempo definita come  "la piccola Atene del nord", su intercessione dell'amico poeta Tonino Guerra, Sacripanti realizza l'edificio della scuola media, "un impianto aspro e tenero insieme... forma finita e non-finita insieme", secondo le parole di Pedio. E nel 1979 a Maccagno, borgo della provincia di Varese affacciato sul Lago Maggiore, avvia la progettazione del Museo civico Parisi-Valle (completato nel 1998), ancora una volta un edificio come un ponte sospeso tra due sponde, una macchina per esporre che dialoga attraverso squarci obliqui con il sottostante torrente Giona e con il cielo, con il lago e con i monti retrostanti. Nel 1979 Sacripanti è nominato membro dell'Accademia Nazionale di San Luca. Nel 1981, chiamato da Giorgio Tecce, preside al tempo della Facoltà di Scienze dell'ateneo romano, Sacripanti allestisce la mostra "Cinque miliardi di Anni. Ipotesi per un Museo della Scienza" tenutasi al Palazzo delle Esposizioni. In quella circostanza conosce Remo Ruffini, astrofisico, presidente dell'Icra, International Center of Relativistic Astrophysics, istituto per il quale nel 1983 progetta il centro ricerche "Matteo Ricci" in Cina. Del 1983 è anche l'incarico del Comune di Roma (Carlo Aymonino è al tempo assessore al centro storico) per la progettazione del Museo della Scienza a via Giulia, un'altra visione architettonica di grande impatto che alimentò forti discussioni e infine non venne realizzata perché giudicata troppo estranea al contesto. Gli ultimi anni allo studio di piazza del Popolo, dove Sacripanti lavorerà sino al 1995 per poi trasferirsi nella sua abitazione di viale Maresciallo Pildsuski, lo vedono impegnato insieme ai suoi collaboratori nel completamento di progettazioni esecutive per cantieri già avviati (il museo di Maccagno) e per cantieri che non si avvieranno mai (il Teatro di Forlì); o, ancora, nella partecipazione ad alcuni concorsi, tra cui quello per la chiesa di Tor Tre Teste. La morte lo coglie il 25 settembre 1996 mentre, in polemica con quanto attuato dall'amministrazione capitolina in occasione del concorso ad inviti del 1993, si appresta a completare il suo progetto per il nuovo Auditorium di Roma. 

mercoledì 2 luglio 2025

Corso di storia dell'architettura: Zanuso 1916

Zanuso 1916















Marco Zanuso (Milano, 14 maggio 1916 – Milano, 11 luglio 2001) è stato un architetto, designer, urbanista e accademico italiano. È considerato tra i padri fondatori del design industriale italiano. Insieme al gruppo dello studio BBPR, ad Alberto Rosselli, a Franco Albini, a Marcello Nizzoli e ai fratelli Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, ha contribuito al dibattito nel dopoguerra sul "movimento moderno" nell'architettura e nel design. Zanuso è stato uno dei primissimi ad interessarsi ai problemi dell'industrializzazione del prodotto e all'applicazione dei nuovi materiali e tecnologie agli oggetti di uso comune. I suoi oggetti ottennero numerosi riconoscimenti (tra cui sette Compassi d'oro e sei premi della Triennale di Milano) e sono esposti presso il Museum of Modern Art di New York e presso la collezione permanente del design della Triennale (Antropus" ,"Lady). Alla poltrona Fourline venne dedicato un francobollo nella serie sul design delle Poste Italiane. Oltre ad arredi domestici ha elaborato oggetti delle più diverse tipologie come radio, televisori, telefoni e macchine per cucire. Nato nel 1916 a Milano, si laureò al Politecnico in Architettura nel 1939. Durante gli studi universitari viene segnalato al concorso per la sistemazione di piazza del Duomo a Milano (1938, con Gianni Albricci, Alberto Magnaghi, Mario Terzaghi, Pier Italo Trolli) e si aggiudica il primo premio al concorso per i Littoriali dell'architettura con il progetto di un rifugio alpino in Val Malenco (1938, con Gianni Albricci). Il suo lungo itinerario professionale, che ha inizio soltanto al termine del conflitto, lo vede spaziare senza preclusioni di scala dal disegno del prodotto industriale all'architettura e alla progettazione territoriale. Diverrà presto, come ricorda Guido Canella, "il più problematico tra gli architetti italiani e il più tipico rappresentante di quella generazione 'di mezzo' venuta alla ribalta nell'immediato dopoguerra".[2] Sin dagli esordi è uno dei personaggi-chiave del dibattito architettonico e della ricostruzione della Milano nel periodo postbellico: è caporedattore di Domus (1946-1947) e redattore di Casabella-Continuità (1953-1956), entrambe guidate da Ernesto N. Rogers; è membro del MSA (Movimento di studi per l'architettura) dal 1945 al 1960, dell'INU (Istituto nazionale di urbanistica) dal 1947 al 1949, dei CIAM (Congrès internationaux d'architecture moderne) dal 1956 al 1958, oltre a far parte del Consiglio comunale di Milano tra il 1956 e il 1960. Nell'immediato dopoguerra stringe un fruttuoso sodalizio con la Arflex che porterà alla produzione di numerose sedute, tra cui merita di essere ricordata, per l'innovativo impiego di materiali come la gommapiuma e il nastrocord, la poltrona Lady (1951). A partire dai primi anni cinquanta ha inizio una lunga attività nel settore del disegno per l'industria che lo vede progettare, spesso con Richard Sapper, che collabora stabilmente con lo studio Zanuso dal 1956 al 1971, una serie di pezzi fortunati e pluripremiati: dalle macchine per cucire Necchi e Borletti ai numerosi oggetti disegnati per la Brionvega o al telefono Grillo (Siemens, 1966), dalla sedia Lambda (Gavina, 1964) alla seggiolina per bimbi K4999 (Kartell, 1964) o al divano Lombrico (C&B, 1967). Con alcuni di questi oggetti Zanuso guadagna il premio Compasso d'oro negli anni 1956, 1962, 1964, 1967, 1979. Insieme a Alberto Rosselli ha disegnato il Compasso d'oro tridimensionale, su disegno di Albe Steiner. È stato membro della giuria del premio nel 1954, 1955 e 1998. Nel dicembre 1948 fu incaricato degli arredi per l'opera teatrale in tre atti La famiglia Antrobus (di Thornton Wilder), messa in scena presso il Piccolo teatro di Milano. Alla poltrona utilizzata per lo spettacolo, messa in produzione da Arflex nel 1978, Zanuso diede il nome dell'opera teatrale (Antropus). Curatore della prima mostra sul design italiano, tenutasi a Londra nel 1955 presso l'Istituto italiano di cultura, e tra gli ordinatori della Mostra internazionale dell'industrial design alla IX Triennale di Milano (1957), è fondatore dell'ADI (Associazione per il Disegno Industriale), di cui assume la presidenza tra il 1966 e il 1969. Dal 1957 inizia la sua collaborazione con Richard Sapper, con il quale realizzerà nel 1962 il televisore Doney (Brionvega), nel 1964 le seggioline K 1340 (Kartell) e nel 1967 il telefono Grillo (Siemens). All'interno della Brionvega la collaborazione dei due designer porta alla produzione, oltre che del televisore Doney, anche del televisore Sirius (1964), del televisore Black (1969) e la radio "cubo". Gli anni sessanta inaugurano uno dei periodi più prolifici della sua lunga carriera di architetto, durante i quali si cimenta in una varietà di temi che vanno dagli uffici e alle fabbriche, dalla residenza all'edilizia scolastica, dai teatri all'architettura funeraria. Con le commessa per la fabbrica Cedis a Palermo (1954), seguita dagli incarichi per le officine Necchi a Pavia (1961) e per gli stabilimenti Olivetti a Buenos Aires (1961) e a San Paolo del Brasile (1961), Zanuso avvia una ricerca sul tema delle fabbriche, e in particolare su argomenti come struttura, modularità e prefabbricazione, soggetti a successivi momenti di revisione, se non di sintesi costruttiva, nello stabilimento Brionvega a Casella d'Asolo (1967), nelle fabbriche Olivetti di Scarmagno, Crema e Marcianise (1972, con Eduardo Vittoria) e nel complesso IBM a Santa Palomba (1984). Fino al 1963 ha collaborato con Cini Boeri nel campo dell'architettura di interni. A partire dai primi anni sessanta Zanuso intraprende la carriera universitaria presso il Politecnico di Milano: dopo essere stato per diversi anni libero docente di Progettazione artistica per l'industria, nel 1965 ottiene l'incarico di Scenografia e tra il 1969 e il 1972 quello di Tecnologia dell'architettura, ricoprendo in quegli stessi anni anche la carica di direttore dell'Istituto di Tecnologia; dal 1979 l'attività didattica si concentra esclusivamente sull'insegnamento dell'industrial design, prima come docente del corso di Trattazione morfologica dei materiali e poi con quello di Disegno industriale, sino alla collocazione fuori ruolo a partire dal 1986. Nel 1984, su designazione dell'Accademia di San Luca, gli viene conferito il Premio per l'Architettura del Presidente della Repubblica. Nel 1985 riceve il Compasso d'Oro alla carriera e nel 1999 la laurea honoris causa in Disegno industriale al Politecnico di Milano. Molti dei suoi oggetti sono ospitati nelle principali collezioni di design del mondo. È morto nel 2001 nella sua casa di Piazza Castello a Milano.

martedì 1 luglio 2025

Corso di storia dell'architettura: Vagnetti 1915

Vagnetti 1915






Luigi Vagnetti (Roma, 1915 – 1980) è stato un architetto e accademico italiano; fu inoltre teorico dell'architettura e del disegno, personaggio-chiave del dibattito architettonico italiano (romano) tra la seconda guerra mondiale e la fine del XX secolo. Luigi Vagnetti nasce a Roma nel 1915 da Fausto Vagnetti pittore, la cui influenza è fondamentale nella formazione del figlio. Studia a Roma, all'Istituto Superiore di Architettura, con Arnaldo Foschini. Negli anni dell'università vince borse di studio, tra cui quella della Fondazione Palanti e del lascito G. Fuccioli. Si laurea nel 1938, con la tesi Progetto di una Residenza estiva reale sul Monte Antenne a Roma, con cui ottiene il premio Manfredo Manfredi. Nel 1935 e nel 1937 partecipa ai Littoriali dell'Arte, classificandosi primo nei concorsi di quegli anni. Nel 1936 partecipa ad un viaggio di studio in Libia, organizzato dalla Facoltà di Architettura di Roma, e collabora al rilievo del complesso della Basilica e del Foro Severiano a Leptis Magna, sotto la guida di Gustavo Giovannoni. Resta professore universitario per tutta la vita: dapprima nel (1936-1961) come assistente di Composizione Architettonica, nei corsi di Arnaldo Foschini e di Saverio Muratori a Roma, poi professore incaricato di Disegno dal Vero (Roma) e di Arte dei Giardini (Palermo). Nel 1962 è cattedratico di Architettura e Rilievo dei Monumenti a Palermo, a Genova e a Firenze dove dirige l'Istituto di Composizione Architettonica. Nel novembre del 1973 diviene membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, nel 1964 è visiting professor all'Università di Teheran, nel 1968 e nel 1972 a quella di Varsavia. Nel 1962 ottiene il premio per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri; è nominato membro dell'Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze nel 1967, dell'Accademia di San Luca di Roma nel 1970, presidente dell'Accademia Francesco Petrarca di Arezzo nel 1971.

lunedì 30 giugno 2025

Corso di storia dell'architettura: Castiglioni 1914

Castiglioni 1914







Enrico (Richino) Castiglioni (Busto Arsizio, 29 gennaio 1914 – Busto Arsizio, 6 novembre 2000) è stato un architetto, pittore e scultore italiano. Nato nel 1914 da una famiglia di imprenditori bustocchi, nel 1937 conseguì la laurea in Ingegneria Civile presso il Politecnico di Milano con il massimo dei voti e nel 1939 l'abilitazione alla professione di architetto presso la Facoltà di Architettura di Roma. L'anno successivo sposò Lorena Fausti, italiana nata in Pennsylvania, dalla quale ebbe quattro figli: Stefano (con il quale collaborò in molti lavori a partire dal 1968), Giuliano, Monica e Marina. Tra il 1965 e il 1973 fu professore incaricato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica di Milano del corso di Storia e teoria dello spazio teatrale. Del 1971 al 1977 fu presidente dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Varese. Il 23 giugno 2015, alla vigilia della festa patronale, a Richino Castiglioni è stato intitolato il passaggio antistante la biblioteca civica di Busto Arsizio. Tra i suoi più significativi progetti vanno ricordati gli edifici per l'Esposizione Internazionale del Tessile (1952) di Castellanza, edifici religiosi come la nuova chiesa parrocchiale di Prospiano a Gorla Minore nel 1962, la ricostruzione del Presbiterio e della Cappella del S.S. Sacramento nella chiesa dei Frati Minori di Busto Arsizio tra il 1968 e il 1973 (con Stefano Castiglioni), il restauro dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno sul Lago Maggiore dal 1978 al 1986, un modello per una chiesa a Montecatini Terme (1953) e il progetto per il santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa (1957), rimasto irrealizzato. Altri numerosissimi progetti di Richino Castiglioni sono rimasti irrealizzati, come la nuova chiesa parrocchiale di Sant'Anna[3] a Busto Arsizio (1963) e di Suna a Verbania (1964). Inoltre è opera dell'architetto anche l'attuale sede del Liceo scientifico statale Arturo Tosi di Busto Arsizio (1980), come anche le sedi dell'Istituto Tecnico Statale Industriale (ITIS) Cipriano Facchinetti e dell'Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato (IPSIA) Alessandro Volta di Castellanza, entrambi risalenti al 1962 e formanti oggi l'Istituto Statale di Istruzione Superiore Cipriano Facchinetti.

domenica 29 giugno 2025

Corso di storia dell'architettura: Tange 1913

Tange 1913


 











Kenzō Tange (Osaka, 4 settembre 1913 – Tokyo, 22 marzo 2005) è stato un architetto e urbanista giapponese. È considerato uno dei maggiori rappresentanti dell'architettura del Novecento.
La maggior parte dei suoi progetti si trova in Giappone, ma anche in Italia ha realizzato diverse opere: a Bologna le torri del quartiere fieristico (1972), a Catania il quartiere Librino (1971) e a Napoli il Centro Direzionale (1995). A Milano è l'autore del progetto urbanistico del Quartiere Affari di San Donato Milanese (1990-99) dove ha realizzato la sede BMW-Italia (1998) e la torre AGIP (1999).
Tange ha ricevuto numerosi riconoscimenti in diversi paesi, fra i quali la medaglia d'oro del RIBA, dell'AIA e dell'Accademia francese di architettura, e nel 1987 il premio Pritzker, il maggior riconoscimento a livello mondiale per l'architettura.
Tange, nato il 4 settembre 1913 a Osaka, in Giappone, ha trascorso la sua infanzia nelle città cinesi di Hankow e Shangai, facendo ritorno nel paese natio solo dopo la morte di uno zio.
Dopo aver terminato le scuole medie, Tange completò la propria formazione a Hiroshima nel 1930. Fu proprio qui che incontrò per la prima volta il Maestro del Modernismo svizzero: Le Corbusier, i cui disegni lo persuasero a intraprendere la carriera di architetto. Seppur promosso alla fine del liceo, Tange non brillava né in matematica né in fisica, tanto che impiegò due anni per migliorare le proprie competenze in queste due materie, al fine di entrare nella facoltà di architettura di Tokyo (cosa che effettivamente fece nel 1935).
Nel 1938, dopo il termine degli studi accademici, Tange iniziò a lavorare nello studio di Kunio Maekawa, del quale divenne assistente; durante questo incarico, tra l'altro, si recò anche a Manchuria per partecipare a un concorso di design. Quando nel 1939 iniziò la seconda guerra mondiale, Tange lasciò lo studio di Maekawa per continuare la propria formazione presso l'università di Tokyo. Qui, attingendo alle varie fonti disponibili presso la biblioteca universitaria, crebbe il suo interesse per l'urbanistica, che sfociò poi in uno studio sulle piazze del mercato romane e greche. Nel 1942, Tange partecipò a un concorso per progettare un Memorial da costruire sulle pendici del monte Fuji. Pur avendo vinto il primo premio - l'Istituto giapponese di architettura, tra l'altro, elogiò la sua capacità di sintesi fra l'architettura Shinto e quella romana - il design non venne mai realizzato.
Nel 1946, Tange diventò professore presso l'università e creò il Laboratorio Tange, dove ebbe come collaboratori Sachio Ōtani, Fumihiko Maki, Koji Kamiya, Takashi Asada, Arata Isozaki, Kishō Kurokawa e Taneo Oki.
L'interesse di Tange nell'urbanistica lo elevò a buon candidato per progettare la ricostruzione post-bellica del Giappone, incarico che gli venne effettivamente affidato nel 1946. Fra i vari progetti, vanno ricordati quelli per Hiroshima, Maebashi, per l'aeroporto di Kanon, e per un parco marittimo a Ujina (che però non venne mai costruito).
Le autorità di Hiroshima ricevettero numerosi progetti per la ricostruzione della città. Fra questi, molto acclamato fu quello (1947) di Tam Deling, che propose la costruzione di un memoriale della pace: gli edifici ubicati nei pressi del Ground Zero, inoltre, sarebbero dovuti rimanere nello stesso stato in cui si trovavano subito dopo l'attacco atomico, come simbolo di speranza e pace. Due anni più tardi, nell'agosto del 1949, venne bandito un concorso internazionale per la realizzazione del Parco del Memoriale per la Pace.
Anche Tange partecipò alla costruzione del parco. Dalla sua matita, infatti, proviene il museo della Pace, con il quale l'architetto acquisisce notorietà internazionale.
I lavori di realizzazione del Museo della Pace vennero avviati nel 1950.
Nel progetto iniziale, il museo doveva essere cinto da numerosi altri edifici, con essa collegati tramite delle passerelle sopraelevate. Tange perfezionò questo concetto, collocando la struttura museale al centro (lontana dalle succitate costruzioni), in modo da aumentarne la visibilità. Oltre alle varie simbologie architettoniche, Tange diede impulso a questa propria scelta ritenendo della massima importanza dare risalto all'edificio contenente le informazioni sulla tragedia atomica.
Il materiale scelto per la costruzione fu il cemento armato a vista. Il pavimento del museo, che regge su piloni alti sei metri, è accessibile tramite una scala. La facciata ritmica comprende elementi verticali che si susseguono dal centro verso l'esterno. Così come per gli esterni, anche l'interno è rifinito con il cemento grezzo; l'idea era quella di spogliare completamente la struttura degli orpelli stilistici, affinché nulla potesse distrarre il visitatore dai contenuti delle opere esposte.
Nel 1953 Tange e il critico Noboru Kawazoe vennero invitati a partecipare alla transitoria ricostruzione del santuario di Ise. Questo tempio giapponese ogni venti anni viene sottoposto a un processo di rinnovamento, che si manifesta nella sua distruzione e riedificazione in un luogo adiacente: nel 1953 era la cinquantanovesima ricorrenza di questo evento (che traduce in fatti il concetto di precarietà, uno dei cardini dello Shintoismo). La cerimonia, tra l'altro, coincideva con la fine dell'occupazione americana del Giappone, quasi a voler simboleggiare una rinascita dell'architettura nipponica.
Nel 1965, quando Tange e Kawazoe pubblicarono il libro Ise: Prototype of Japanese Architecture, l'architetto paragonò il santuario a una struttura modernista: nel tempio, infatti, vi erano «manifestazione onesta di materiali, un design funzionale e la presenza di elementi prefabbricati».
L'edificio della Prefettura di Kagawa, ubicato sull'isola di Shikoku, venne completato nel 1958. La sua architettura espressiva si può ricollegare a quella del Tōdai-ji, foriere dello stile noto come Daibutsu.
Le colonne sulla facciata subiscono solo carichi verticali: Tange le progettò volutamente così, per renderle più sottili e per massimizzare la superficie verniciabile. L'edificio, seppur considerato uno dei migliori progetti di Tange, non fu comunque esente da critiche: ci fu, infatti, chi manifestò il proprio scontento per l'affidamento eccessivo fatto sulla tradizione.
La casa stessa di Tange, progettata nel 1951 e completata nel 1953, utilizza una struttura simile a quella del Museo della Pace di Hiroshima: tuttavia, quest'ultima qui è completata da un design squisitamente nipponico, che si manifesta soprattutto nell'uso di carta e legno.
Il principio secondo il quale venne edificata la casa è lo stesso del tatami, con le stanze più estese progettate in modo da poter essere suddivise in stanze più piccole, attraverso l'uso di pannelli scorrevoli (detti «fusuma»). La facciata è caratterizzata da un dinamismo ritmico; comprende due tipi di design («a» e «b»), che si alternano secondo uno schema a-b-a-a-b-a. Il tetto, inoltre, è strutturato su due livelli.
Il municipio di Kurashiki venne progettato nel 1958 e completato nel 1960. Si trova ai confini del centro storico (meta privilegiata di turisti per i suoi edifici in stile Machiya), quasi a voler fungere da cerniera fra la parte vecchia e quella nuova della città.
L'edificio, che si apre su una piazza molto estesa, poggia su delle colonne che si assottigliano verso l'interno mentre si alzano: questo effetto si ottiene grazie a delle tavole orizzontali che si sovrappongono agli angoli. L'ingresso, coperto da una tettoia sporgente in calcestruzzo, anticipa la successiva presenza del monumentale atrio. Qui è tra l'altro visibile un chiaro riferimento a Le Corbusier, evidente nelle finestre, che ricordano molto da vicino quelle del convento di Santa Maria de La Tourette.
La Camera del Consiglio è invece un edificio separato, il cui tetto inclinato ha numerosi posti a sedere, disposti a mo' di spazio espositivo.
Lo Yoyogi National Gymnasium è situato in un'area aperta del Yoyogi-kōen, su un asse adiacente al santuario di Meiji. L'impianto polivalente venne costruito da Tange per disputarvi le Olimpiadi di Tokyo 1964, anno in cui per la prima volta i giochi olimpici si trasferirono in Asia. Tange iniziò a redigere il masterplan nel 1961 e il suo progetto venne approvato dal Ministero dell'Istruzione due anni dopo, nel gennaio 1963. Gli edifici vennero disposti in modo da ottimizzare sia lo spazio disponibile per i parcheggi che il corretto deflusso delle persone.
Il Gymnasium fonde svariate influenze: innanzitutto quella romana (Tange, infatti, si ispirò allo skyline del Colosseo per realizzare i tetti), dopodiché anche quelle operate dal padiglione Philips, progettato da Le Corbusier per l'Expo 1958, e dall'Ingalls Rink, pista da ghiaccio frutto della matita di Eero Saarinen. In tutti e tre i casi, tuttavia, Tange si ispirò all'architettura occidentale, opportunatamente adattata per rispondere ai dettami della cultura giapponese.
Tange vinse un premio Pritzker per questo suo design, che venne descritto come «una fra le costruzioni più belle del XX secolo».
Il palazzo della Corte suprema del Pakistan è la sede ufficiale della Corte suprema del Pakistan. Completato nel 1965, occupa un isolato a nord del Segretariato del Primo Ministro e a sud di Aiwan-e-Sadr e del Parlamento.
Nel 1965, la città di Osaka si aggiudicò l'organizzazione dell'Expo 1970; per l'evento, venne scelta un'area di 3.3 chilometri quadrati sulle colline Senri, alla periferia della città. L'ideazione del sito espositivo venne affidata proprio a Tange, con il supporto logistico di Uzo Nishiyama.
Al centro dell'area espositiva Tange creò la Festival Plaza. Si trattava di una struttura reticolare in acciaio a maglia quadrata, utilizzata come punto di interazione per i visitatori: le intenzioni dell'architetto, infatti, erano proprio quelle di creare lo scenario ideale per un «festival» (donde il nome). La Plaza, tra l'altro, era anche la cerniera fra le due aree principali del sito: quella a nord, occupata dai padiglioni, e quella a sud, dove erano insediate le strutture amministrative. Le due zone erano collegate fra di loro da marciapiedi mobili.
Il progetto di Tange del parco della Pace di Hiroshima gli valse l'ammirazione di Kunio Maekawa, che lo invitò a partecipare al Congresso internazionale di architettura moderna (CIAM). Quest'organizzazione, fondata nel 1928, si proponeva di promuovere l'architettura sia nel campo sociale che in quello economico; tuttavia, a partire dal quarto incontro nel 1933 (diretto, tra l'altro, proprio da Le Corbusier), si iniziò a discutere sempre di più sulla nozione di «città funzionale». Ciò portò a una serie di proposte sull'urbanistica moderna, sfociate poi nella redazione della Carta di Atene.
Nel 1951, in occasione dell'incontro del CIAM del 1951 (tenutosi a Hoddesdon), la Carta di Atene venne fortemente criticata da alcuni dei membri più giovani (fra i quali figurava lo stesso Tange), che trovavano il documento troppo poco focalizzato sul tema dell'espansione della città. La Carta di Atene, infatti, promuoveva l'idea che il carisma di una città fosse proporzionale al numero di cambiamenti che subiva durante gli anni; questa nozione, tuttavia, era stata scritta prima della seconda guerra mondiale e dei bombardamenti a tappeto, e quindi urtava non poco la sensibilità di Tange, che assistette in prima persona alla distruzione di Hiroshima. Il progressivo declino dei contenuti ideologici del CIAM contribuì al suo sfaldamento, che si risolse definitivamente nell'incontro di Otterlo (1959), nel quale i membri decisero di cessare le proprie attività.
In ogni caso, fu proprio grazie al CIAM che Tange, ritornando in patria dopo l'incontro del 1951, visitò le costruende Unité d'Habitation di Marsiglia, progettate proprio da Le Corbusier.
Tange, immediatamente dopo il declino del CIAM, già ricevette un incarico presso il Massachusetts Institute of Technology. In questa sua parentesi statunitense, Tange affinò le proprie conoscenze, che contribuirono anche ad edificare (con la collaborazione degli studenti del quinto anno) un nucleo abitativo presso la baia di Boston. Questa sua esperienza gettò le basi per il discorso che tenne alla Conferenza Internazionale sul Design di Tokyo del 1960; nel suo intervento, l'architetto paragonò la progettazione urbana ad un organismo vivente, utilizzando termini come «cella» e «metabolismo». Fu in queste circostanze che prese forma il movimento metabolista, capeggiato dallo stesso Tange: fra le sue file, si annoveravano Kishō Kurokawa, Junzo Sakakura, Allison e Peter Smithson, Louis Kahn, Jean Prouvé, B. V. Doshi e Jacob Bakema. La conferenza, infine, si concluse con la presentazione del progetto di Tange per riqualificare Boston e Tokyo (The Tokyo Plan – 1960).
Tange espresse il proprio scontento per il tracciato radiale e centripeto delle città di allora: si trattava di un «lascito medievale» e non avrebbe mai retto la tensione delle megalopoli, definite come centri urbani con più di 10 milioni di abitanti. La sua idea fondamentale era quella di rimuovere il centro civico, trasformando quindi la struttura da radiale a lineare, in modo da creare un asse centrale attorno al quale potevano raggrupparsi delle piccole comunità: il quadro urbano, di conseguenza, diventa aperto, flessibile e modificabile. Il desiderio di Tange, come già accennato, era quello di applicare questo suo progetto alla baia di Tokyo, considerata troppo vecchia per poter affrontare un'espansione. Questa sua visione aperta e spontanea dell'urbanistica valse a Tange l'appellativo di «architetto giapponese più amato dall'Occidente».
«L'originalità del progetto non consiste nei singoli elementi, ma nella loro simbiosi e nella scala dimensionale, nel proiettare soluzioni già esplorrate su una metropoli di 15 milioni di abitanti»
Nel 1965, Tange ricevette dalle Nazioni Unite l'incarico di ricostruire la città jugoslava (oggi macedone) di Skopje, dilaniata dal terremoto del 1963.
In occasione dell'incontro del CIAM del 1951, Tange conobbe l'architetto Walter Gropius, con il quale condivideva l'idea di quanto fosse importante il lavoro di squadra per creare un'architettura vincente. Perseguendo questo fine, nel 1961 si formò l'Urbanists and Architects Team, poi divenuto Kenzō Tange Associates.
Questo gruppo ereditò il pensiero di «gerarchia orizzontale» promosso da Tange: gli aderenti dell'associazione erano pari nell'importanza, ed erano incoraggiati a partecipare a tutti i progetti.
Durante gli anni settanta e ottanta, Tange espanse il proprio portfolio includendovi edifici costruiti in più di 20 paesi intorno al mondo. Nel 1985, spinto da Jacques Chirac (all'epoca sindaco di Parigi), Tange propose per esempio un master plan per Place d'Italie, in modo da far dialogare le varie parti della città attraverso un asse est-ovest.
Per il palazzo del governo metropolitano di Tokyo, aperto nel 1991, Tange progettò un grande centro civico, composto da una piazza a sua volta dominata da due grattacieli - dove sono insediati gli organi amministrativi. A cingere il tutto, vi è un terzo edificio più piccolo. L'architetto decise di impiegare i materiali più innovativi nel suo progetto, includendovi dei sistemi per monitorare anche la qualità dell'aria, i livelli della luce e la sicurezza. Il rivestimento degli edifici, tra l'altro, costituisce una perfetta sintesi fra la tradizione e la modernità.
Tange continuò il mestiere fino alla sua morte, avvenuta nel 2005. Il funerale si tenne in una delle sue opere più acclamate, la cattedrale di Tokyo.
La visione metabolista di Tange sull'architettura fu una fonte d'ispirazione per l'operato dell'Archigram, soprattutto per quello del membro Kiyonori Kikutake, il cui stile architettonico (visibile soprattutto nel suo municipio di Miyakonojō, 1966) fu influenzato proprio dalle scelte compositive dell'architetto di Osaka. Tange, nonostante con l'Expo di Osaka manifestasse una presa di distanze dal Metabolismo (oramai divenuto in declino), rimaneggiò sapientemente i concetti del movimento adattandoli all'emergente generazione di giovani architetti, composta da figure del calibro di Kazuo Shinohara e Arata Isozaki.
In un'intervista con Jeremy Melvin alla Royal Academy of Arts, Kengo Kuma spiegò che, all'età di dieci anni, furono proprio le arene olimpiche di Tange a spingerlo a interessarsi nell'architettura.
Per Reyner Banham, Tange fu il primo architetto a figurare fra le file del Brutalismo, i cui dettami impongono l'utilizzo del béton brut (il cemento a vista), spesso criticato per l'eccessiva rudezza che conferisce all'edificio (che, tuttavia, in questo modo acquisisce più vigore espressivo).
A Tange venne conferita la medaglia d'oro AIA nel 1966.
Il figlio di Tange, Paul Noritaka, si laureò all'università di Harvard nel 1985. Successivamente, si unì alla Kenzō Tange Associates, diventandone presidente nel 1997, per poi fondare la Tange Associates nel 2002.
Principali opere
    Prefettura di Kagawa, uffici orientali (1958)
    Grand Prince Hotel Akasaka (1982)
    OUB Centre di Singapore (1986)
    Sede della American Medical Association a Chicago (1990)
    UOB Plaza One a Singapore (1992)
    Centro direzionale di Napoli (1995)
    Edificio della Fuji Television a Odaiba, Tokyo (1996)
    Prefettura di Kagawa, uffici centrali (2000)
    Sede della Banca Nazionale della Repubblica della Macedonia del Nord
    1950: Progetto per Hiroshima, a Hiroshima in Giappone;
    1953: Hiroshima Children's Library, a Hiroshima in Giappone;
    1958: Prefettura di Kagawa, a Takamatsu in Giappone;
    1960: Piano per Tokyo;
    1962: Centro culturale Nichinan a Miyazaki in Giappone;
    1964: Yoyogi National Gymnasium, Tokyo in Giappone, in collaborazione con l'ingegnere Yoshikatsu Tsuboi;
    1964: Cattedrale cattolica di Santa Maria a Tokyo;
    1966: Piano per la ricostruzione di Skopje in Jugoslavia (oggi in Macedonia del Nord);
    1967: Centro radiotelevisivo Shizuoka a Tokyo;
    1967: Centro radiotelevisivo Yamanashi a Kōfu;
    1970: Ambasciata e cancelleria del Kuwait a Tokyo;
    1970: Piano per l'Expo 1970 ad Osaka in Giappone;
    1971: Quartiere Librino di Catania in Italia;
    1972: Torri del Fiera-district a Bologna in Italia;
    1974: Centro della Società di Belle Arti a Minneapolis negli Stati Uniti d'America;
    1977: Sogetsu Hall and Office a Tokyo;
    1982: Royal State Palace a Jeddah in Arabia Saudita;
    1982: Akasaka Prince Hotel a Tokyo;
    1986: Università Yarmouk a Amman in Giordania;
    1986: Centro OUB a Singapore;
    1988: Università del Golfo Arabo a Manama in Bahrein;
    1989: Università a Orano in Algeria;
    1991: Grand Ecran (Place d'Italie) a Parigi in Francia;
    1991: Palazzo del governo metropolitano di Tokyo;
    1995: Plaza UOB a Singapore;
    1995: Centro Direzionale di Napoli a Napoli in Italia;
    1996: Edificio Fuji a Tokyo;
    1997: Master Plan di Jesolo;
    2000: Tokyo Dome Hotel a Tokyo;
    2001: President International Tower a Taipei in Taiwan.