lunedì 24 novembre 2025

Corso di storia dell'architettura: Aravena 1967

Aravena 1967





















Biografia in breve
Alejandro Aravena (Santiago del Cile, 22 giugno 1967) è un architetto cileno.
Conseguì la laurea in architettura nel 1992 presso la Pontificia Università Cattolica del Cile. Dal 1994 ha lavorato come libero professionista.
Ha frequentato corsi post-laurea presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia e di incisione presso l'Accademia di belle arti di Venezia. È stato professore all'Università Cattolica del Cile dal 1994 e nell'Università di Harvard dal 2000 al 2005, attualmente è docente alla cattedra Elemental-Copec dell'Università Cattolica del Cile. È membro della giuria del premio Pritzker ed è stato nominato International Fellow dal Royal Institute of British Architects (RI-BA).

Il suo lavoro è stato premiato in diverse occasioni con: il Leone d'Argento nella XI edizione della Biennale di Venezia, il Marcus Prize 2010, il Premio Avonni per l'innovativo dell'anno, la Medaglia Erich Schelling 2006, il Pritzker Prize nel 2016 e altri. Dal 2006 è il direttore esecutivo di Elemental S.A., un'organizzazione con fini sociali che propone progetti di infrastrutture, trasporto, spazi pubblici e alloggi; Elemental S.A. è associata con l'Università Cattolica del Cile e la Compagnia Petrolifera COPEC.

Aravena e l'Architettura della Scarsità:
Verso una Prassi Partecipativa

Se il XX secolo è stato dominato dall'idea dell'architetto come "demiurgo", Alejandro Aravena incarna la figura dell'architetto-mediatore. La sua formazione veneziana (IUAV) e l'esperienza ad Harvard hanno forgiato una visione che sintetizza il rigore estetico europeo con il pragmatismo sociale necessario nel contesto sudamericano.

1. Il Paradigma Elemental: L'Azienda a Scopo Sociale

La creazione di Elemental S.A. nel 2006 segna una rottura epistemologica fondamentale. Non si tratta di un semplice studio associato, ma di un do-tank che unisce accademia (Pontificia Università Cattolica del Cile) e settore privato (COPEC). Questo modello permette ad Aravena di operare all'interno dei vincoli di mercato e dei budget governativi per l'edilizia popolare, trasformando la scarsità di risorse in una variabile di progetto.

2. Il Concetto di "Metà di una Casa Buona"

L'innovazione critica più significativa di Aravena è la teoria dell'incremento abitativo. Di fronte a budget limitati che solitamente producono periferie anonime e degradate, Aravena propone un ribaltamento logico:

  • Progettare il difficile: Invece di costruire case piccole e complete, lo studio costruisce la metà della casa che la famiglia non potrebbe mai realizzare da sola (struttura, cucina, bagno, tetto).

  • Il vuoto come opportunità: La "metà mancante" viene lasciata al futuro intervento dei residenti. Questo trasforma l'edilizia sociale da pura spesa pubblica a investimento patrimoniale per le famiglie, favorendo il radicamento sociale e l'autocostruzione guidata.

3. La Sintesi tra Istituzione e Territorio

Le sue opere istituzionali, come le Torri Siamesi o il UC Innovation Center ad Anacleto Angelini, dimostrano che la sua poetica non è limitata al sociale.

  • Brutalismo Climatico: Il Centro Innovazione è un monolite di cemento che sposta la massa termica all'esterno, creando un vuoto interno per la luce e la ventilazione. È un'architettura che risponde al clima di Santiago con una geometria primitiva e potente, rifiutando le facciate in vetro energeticamente inefficienti.

4. Il Pritzker 2016 e la Biennale: "Reporting from the Front"

La sua direzione della Biennale di Venezia 2016 ha segnato un punto di svolta per la disciplina. Portando l'attenzione sulle "frontiere" dello spazio costruito — povertà, migrazioni, disastri naturali — Aravena ha costretto la comunità internazionale a confrontarsi con la responsabilità etica del progetto. Il suo Pritzker non premia solo lo stile, ma l'efficacia dell'architettura come risposta alle crisi globali.

Nota Critica: La forza di Aravena risiede nella sua capacità di non separare la qualità formale dalla funzione politica. Per lui, il design non è un valore aggiunto opzionale, ma il mezzo per rendere la vita dei cittadini meno precaria.

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