mercoledì 26 novembre 2025

Corso di storia dell'architettura: Adjaye 1966

Adjaye 1966














Sir David Adjaye (Dar es Salaam, 22 settembre 1966) è un architetto ghanese naturalizzato britannico. È il figlio di un diplomatico ghanese che ha vissuto in Tanzania, Egitto, Yemen e Libano prima di trasferirsi in Gran Bretagna all'età di nove anni, condusse una vita privilegiata e fu educato privatamente. Ha conseguito il BA in London South Bank University, infine ottiene il Master nel 1993 alla Royal College of Art. Nel 1993, lo stesso anno della laurea, Adjaye vince il RIBA Medaglia di bronzo. Inizia la sua carriera professionale con l'Architectural Association, in seguito diventa docente presso il Royal College of Art. Dopo un breve periodo nel quale ha lavorato con gli studi di architettura David Chipperfield (Londra) e Eduardo Souto de Moura (Porto), Adjaye istituisce il suo studio con William Russell nel 1994, chiamato Adjaye & Russell, con sede a Nord Londra. Questo studio viene sciolto nel 2000 e Adjaye fonda il proprio studio. Adjaye ha un approccio democratico all'architettura, infatti l'artista intende la progettazione come uno strumento sociale di aggregazione e catalizzatore per la nascita di nuove comunità. Il suo uso ingegnoso dei materiali e della luce, insieme all'approccio democratico hanno contribuito a stabilire la sua fama di architetto internazionale. L'interesse di Adjaye va verso la natura dello spazio contemporaneo, che nel nostro secolo è una sintesi equilibrata tra vari fattori come ad esempio tra il lusso e la funzionalità, tra l'economia e le esigenze emozionali. Secondo l'architetto è necessario abbandonare la mentalità conservatrice e le preoccupazioni vincolate al volume e alla linea, per approdare alle vere problematiche del XXI secolo, ovvero la relazione dell'essere umano con la natura dello spazio, i formati inediti e le emozioni. 


L'Architettura come Palinsesto Culturale

La formazione di Adjaye, radicata in un’infanzia trascorsa tra Tanzania, Egitto, Yemen e Libano, ha generato una sensibilità spaziale che sfugge ai canoni del regionalismo critico tradizionale. Il suo non è un "stile" etnico, ma una sintesi cosmopolita.

Il passaggio dalle collaborazioni con maestri del minimalismo e del rigore tettonico — come David Chipperfield e Eduardo Souto de Moura — ha affinato in Adjaye una disciplina formale che egli ha poi saputo declinare in una direzione più sociale e narrativa.

La Triade della Modernità secondo Adjaye

L'approccio di Adjaye supera la dicotomia modernista "forma-funzione" per abbracciare una complessità multidimensionale:

  1. Democratizzazione dello Spazio: L'architettura non è un oggetto estetico isolato, ma un "catalizzatore sociale". Progetti come le Idea Stores a Londra dimostrano come il design possa ridefinire il servizio pubblico, trasformando una biblioteca in un hub comunitario vibrante.

  2. Alchimia dei Materiali: L'uso della luce non è meramente illuminotecnico, ma plastico. Adjaye tratta la luce come un materiale da costruzione, capace di alterare la percezione dei volumi e di rispondere alle "esigenze emozionali" dell'utente.

  3. Superamento del Volume Lineare: Invitando ad abbandonare le preoccupazioni vincolate alla pura geometria (linea e volume), Adjaye propone un'architettura dei sensi. Il focus si sposta sulla relazione tra il corpo e l'atmosfera, dove il lusso non è opulenza, ma qualità dell'esperienza spaziale.

Verso una Nuova Ontologia dello Spazio

Nel XXI secolo, Adjaye identifica la sfida architettonica nella capacità di mediare tra istanze apparentemente opposte: economia e bellezza, funzionalità e introspezione.

Il suo capolavoro, il National Museum of African American History and Culture a Washington D.C., rappresenta la sintesi perfetta di queste teorie: la facciata in bronzo traforato (ispirata alla carpenteria metallica degli schiavi liberati) non è solo un elemento decorativo, ma un filtro che gestisce la luce, un richiamo storico e una dichiarazione politica di presenza e trasparenza.

Sintesi delle Opposizioni

DimensioneApproccio TradizionaleVisione di Adjaye
ObiettivoRappresentanza del potereAggregazione democratica
MaterialeSuperficie e rivestimentoStrumento narrativo e sensoriale
SpazioVolume geometrico chiusoRelazione aperta uomo-natura

In definitiva, David Adjaye ci invita a considerare l'architettura come un esercizio di empatia civica. La sua carriera suggerisce che l'architetto moderno deve agire come un antropologo dello spazio, capace di costruire non solo edifici, ma contesti in cui la comunità possa riconoscersi e rigenerarsi.

Nessun commento:

Posta un commento