martedì 14 aprile 2026

Corso di storia dell'architettura: Zanuso 1916

Zanuso 1916















Marco Zanuso (Milano, 14 maggio 1916 – Milano, 11 luglio 2001) è stato un architetto, designer, urbanista e accademico italiano. È considerato tra i padri fondatori del design industriale italiano. Insieme al gruppo dello studio BBPR, ad Alberto Rosselli, a Franco Albini, a Marcello Nizzoli e ai fratelli Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, ha contribuito al dibattito nel dopoguerra sul "movimento moderno" nell'architettura e nel design. Zanuso è stato uno dei primissimi ad interessarsi ai problemi dell'industrializzazione del prodotto e all'applicazione dei nuovi materiali e tecnologie agli oggetti di uso comune. I suoi oggetti ottennero numerosi riconoscimenti (tra cui sette Compassi d'oro e sei premi della Triennale di Milano) e sono esposti presso il Museum of Modern Art di New York e presso la collezione permanente del design della Triennale (Antropus" ,"Lady). Alla poltrona Fourline venne dedicato un francobollo nella serie sul design delle Poste Italiane. Oltre ad arredi domestici ha elaborato oggetti delle più diverse tipologie come radio, televisori, telefoni e macchine per cucire. Nato nel 1916 a Milano, si laureò al Politecnico in Architettura nel 1939. Durante gli studi universitari viene segnalato al concorso per la sistemazione di piazza del Duomo a Milano (1938, con Gianni Albricci, Alberto Magnaghi, Mario Terzaghi, Pier Italo Trolli) e si aggiudica il primo premio al concorso per i Littoriali dell'architettura con il progetto di un rifugio alpino in Val Malenco (1938, con Gianni Albricci). Il suo lungo itinerario professionale, che ha inizio soltanto al termine del conflitto, lo vede spaziare senza preclusioni di scala dal disegno del prodotto industriale all'architettura e alla progettazione territoriale. Diverrà presto, come ricorda Guido Canella, "il più problematico tra gli architetti italiani e il più tipico rappresentante di quella generazione 'di mezzo' venuta alla ribalta nell'immediato dopoguerra".[2] Sin dagli esordi è uno dei personaggi-chiave del dibattito architettonico e della ricostruzione della Milano nel periodo postbellico: è caporedattore di Domus (1946-1947) e redattore di Casabella-Continuità (1953-1956), entrambe guidate da Ernesto N. Rogers; è membro del MSA (Movimento di studi per l'architettura) dal 1945 al 1960, dell'INU (Istituto nazionale di urbanistica) dal 1947 al 1949, dei CIAM (Congrès internationaux d'architecture moderne) dal 1956 al 1958, oltre a far parte del Consiglio comunale di Milano tra il 1956 e il 1960. Nell'immediato dopoguerra stringe un fruttuoso sodalizio con la Arflex che porterà alla produzione di numerose sedute, tra cui merita di essere ricordata, per l'innovativo impiego di materiali come la gommapiuma e il nastrocord, la poltrona Lady (1951). A partire dai primi anni cinquanta ha inizio una lunga attività nel settore del disegno per l'industria che lo vede progettare, spesso con Richard Sapper, che collabora stabilmente con lo studio Zanuso dal 1956 al 1971, una serie di pezzi fortunati e pluripremiati: dalle macchine per cucire Necchi e Borletti ai numerosi oggetti disegnati per la Brionvega o al telefono Grillo (Siemens, 1966), dalla sedia Lambda (Gavina, 1964) alla seggiolina per bimbi K4999 (Kartell, 1964) o al divano Lombrico (C&B, 1967). Con alcuni di questi oggetti Zanuso guadagna il premio Compasso d'oro negli anni 1956, 1962, 1964, 1967, 1979. Insieme a Alberto Rosselli ha disegnato il Compasso d'oro tridimensionale, su disegno di Albe Steiner. È stato membro della giuria del premio nel 1954, 1955 e 1998. Nel dicembre 1948 fu incaricato degli arredi per l'opera teatrale in tre atti La famiglia Antrobus (di Thornton Wilder), messa in scena presso il Piccolo teatro di Milano. Alla poltrona utilizzata per lo spettacolo, messa in produzione da Arflex nel 1978, Zanuso diede il nome dell'opera teatrale (Antropus). Curatore della prima mostra sul design italiano, tenutasi a Londra nel 1955 presso l'Istituto italiano di cultura, e tra gli ordinatori della Mostra internazionale dell'industrial design alla IX Triennale di Milano (1957), è fondatore dell'ADI (Associazione per il Disegno Industriale), di cui assume la presidenza tra il 1966 e il 1969. Dal 1957 inizia la sua collaborazione con Richard Sapper, con il quale realizzerà nel 1962 il televisore Doney (Brionvega), nel 1964 le seggioline K 1340 (Kartell) e nel 1967 il telefono Grillo (Siemens). All'interno della Brionvega la collaborazione dei due designer porta alla produzione, oltre che del televisore Doney, anche del televisore Sirius (1964), del televisore Black (1969) e la radio "cubo". Gli anni sessanta inaugurano uno dei periodi più prolifici della sua lunga carriera di architetto, durante i quali si cimenta in una varietà di temi che vanno dagli uffici e alle fabbriche, dalla residenza all'edilizia scolastica, dai teatri all'architettura funeraria. Con le commessa per la fabbrica Cedis a Palermo (1954), seguita dagli incarichi per le officine Necchi a Pavia (1961) e per gli stabilimenti Olivetti a Buenos Aires (1961) e a San Paolo del Brasile (1961), Zanuso avvia una ricerca sul tema delle fabbriche, e in particolare su argomenti come struttura, modularità e prefabbricazione, soggetti a successivi momenti di revisione, se non di sintesi costruttiva, nello stabilimento Brionvega a Casella d'Asolo (1967), nelle fabbriche Olivetti di Scarmagno, Crema e Marcianise (1972, con Eduardo Vittoria) e nel complesso IBM a Santa Palomba (1984). Fino al 1963 ha collaborato con Cini Boeri nel campo dell'architettura di interni. A partire dai primi anni sessanta Zanuso intraprende la carriera universitaria presso il Politecnico di Milano: dopo essere stato per diversi anni libero docente di Progettazione artistica per l'industria, nel 1965 ottiene l'incarico di Scenografia e tra il 1969 e il 1972 quello di Tecnologia dell'architettura, ricoprendo in quegli stessi anni anche la carica di direttore dell'Istituto di Tecnologia; dal 1979 l'attività didattica si concentra esclusivamente sull'insegnamento dell'industrial design, prima come docente del corso di Trattazione morfologica dei materiali e poi con quello di Disegno industriale, sino alla collocazione fuori ruolo a partire dal 1986. Nel 1984, su designazione dell'Accademia di San Luca, gli viene conferito il Premio per l'Architettura del Presidente della Repubblica. Nel 1985 riceve il Compasso d'Oro alla carriera e nel 1999 la laurea honoris causa in Disegno industriale al Politecnico di Milano. Molti dei suoi oggetti sono ospitati nelle principali collezioni di design del mondo. È morto nel 2001 nella sua casa di Piazza Castello a Milano.

lunedì 13 aprile 2026

Corso di storia dell'architettura: Sacripanti 1916

Sacripanti 1916













Maurizio Sacripanti nasce a Roma l'8 agosto 1916 da Giuseppe e Olga Bartolani; il padre, ingegnere, muore quando Maurizio è ancora molto giovane. "Nasco da una vecchia famiglia romana; in una vecchia città", scrive lo stesso Sacripanti in Il senso del mio lavoro, testo pubblicato postumo, nel 1997, nel volume Maurizio Sacripanti maestro di architettura, catalogo della mostra tenutasi all'Accademia Nazionale di San Luca dal 22 aprile al 20 maggio dello stesso anno. "Persi da bambino mio padre, ingegnere, e ben presto vissi solo. Il Convitto Nazionale: praticamente espulso a tredici anni per indisciplina, smisi a sedici... scoprii le osterie... disegnavo, imparavo l'arte del calco, conobbi il modano e le sagome antiche... una vecchia arte in una vecchia città". Vive per le strade di Roma, di notte: così impara a conoscere la città, le sue forme, la sua gente: "Non fu tempo perduto e mentre Roma mi svelava il gusto dell'architettura, compagni anarchici mi conducevano all'antifascismo".  Si iscrive allora al liceo artistico ("... la decisione di farmi architetto mi colse al momento giusto per lo scatto: entrai al liceo artistico e rapidamente conseguii la maturità") e quindi alla facoltà di Architettura. "Nel '36 ero in Facoltà... scarsa frequenza, buoni voti in materie compositive; ma cercavo altrove, frequentavo la scuola libera del nudo, lavoravo negli studi ove era possibile imparare, e anche parlare senza essere denunciati". E tra gli studi dove secondo Sacripanti era possibile imparare ci sono quelli di Marcello Piacentini, di Pierluigi Nervi, di Mario Ridolfi e di Mario De Renzi. Con De Renzi non si tratterà di una semplice collaborazione ma di un rapporto professionale già più "maturo" che per la palazzina Furmanik lo porterà, ancora giovanissimo, a contribuire anche alle scelte progettuali oltre che alla redazione dei disegni esecutivi. Si laurea a Roma l'8 gennaio 1943. "Lavoravo per una nuova architettura facendo tutt'altro. Otto settembre, distacco dalla guerra ingiusta, la lotta clandestina, la Liberazione infine, il lavoro politico, la battaglia per la Costituente. L'architettura era ancora maceria che copriva i morti e mine inesplose facevano altri morti. Dipinsi souvenir, feci perizie e rilievi di fabbricati distrutti, fondai con amici un'impresa per la ricostruzione, vidi i primi soldi - ma smisi!". Nel 1946, all'indomani della fine della guerra, ottiene il primo riconoscimento ufficiale, la vittoria ex aequo al concorso nazionale per la sistemazione di piazza d'Armi (poi piazza Garibaldi) a Perugia. Nell'anno seguente, in collaborazione con Ciro Cicconcelli, redige progetti per l'Albergo della gioventù e per le Case unifamiliari a schiera realizzate al quartiere sperimentale QT8 di Milano: "Fu Bottoni, nel '47, a chiamarmi alla prima esperienza di architetto per la VIII Triennale: sono le prime casette prefabbricate del QT8 a Milano... l'Architettura finalmente si impadronì di me e mi spinse in un'esperienza densa di valori sociali. La riflessione sulla vita coincide con la riflessione sul linguaggio...". La collaborazione con Cicconcelli continua poi con i progetti per il Centro direzionale di Milano (1948; progetto premiato) e per il Palazzo di giustizia di Beirut (1949; progetto non giudicato). Nel 1945 De Renzi lo chiama come assistente straordinario al suo corso di Elementi di architettura, dando così avvio ad una carriera universitaria che porterà Sacripanti, conseguita la libera docenza nel 1961, a ricoprire alla facoltà di Architettura di Roma prima la cattedra di Elementi di architettura e rilievo dei monumenti (che insegnerà dal 1963 al 1969), quindi quella di Composizione architettonica (in Composizione nel 1973 è nominato professore straordinario e ordinario nel 1976) e infine quella di Scenografia (incarico che svolgerà nell'a.a. 1984-85). Terrà poi corsi e conferenze in diversi atenei italiani e stranieri: visiting professor presso la facoltà di Architettura di Houston, Texas (dove riceve il Distinguished Contribution to Architecture), sarà invitato a presentare il suo lavoro a Tokyo, Mosca, Costantinopoli. "Nel '49 - prosegue Sacripanti nel suo scritto - prendo studio in via degli Orti d'Alibert, tra monache di clausura e il carcere di Regina Coeli; in una vecchia città. Lavoro, quasi nulla. Mi lego a Libera e insieme progettiamo le tipologie per Ina-Casa. Vinco un concorso, faccio parte delle prime commissioni d'esame progetti dello stesso Ente. Vita professionale? Ancora ben poca ma fu allora che conobbi Mafai, fu per me un fratello, e Ventura che ricordo come un maestro". I caffè e le osterie "a credito" dove passare la sera, le "vie notturne, segnate dalle gronde e dagli spigoli, mediate dal viola" dove camminare sino a notte fonda, divengono in quegli anni il teatro di appassionate conversazioni con Mario Mafai, certamente, e con alcuni giovani artisti, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato, Piero Consagra del gruppo Forma 1, e poi con tanti altri, letterati, registi, attori, scienziati - ma anche con il barbiere di via del Babbuino, Benedetto Avincola, "la cui bottega era divenuta luogo di incontri e di discussioni accorate", come racconta nel catalogo della mostra del 1997 Luca Canali, latinista, scrittore e poeta, anch'egli compagno di animate passeggiate serali.  Sul finire del 1949 Sacripanti parte per Parigi, "un'altra tappa obbligata - dirà - anche se ancora non lo sapevo". "A Parigi vissi l'età delle sorprese, nella fecondità del disordine, dell'avventura. La Parigi neoclassica e la Parigi cubista mi ricaricarono svelandomi lo spazio generato dagli assi e lo spazio che distrugge quegli assi generandosi da vettori. Ecco il punto: potevo ormai eliminare i principi "acquisiti", perché quanto vivo era in loro non l'avrei più dimenticato, quello che era morto serviva per reazione a scaraventarmi nel presente e dunque nella condizione del futuro". Al rientro a Roma partecipa al concorso per il nuovo Auditorium al Borghetto Flaminio (1950), poi a quello per l'Ospedale San Giovanni di Empoli (1954; progetto vincitore). Del 1956 è il Quartiere residenziale a Verona in zona Santa Lucia, completato nel 1958. Nel 1958 l'Accademia Clementina di Bologna lo nomina accademico corrispondente. Ricordando quella stagione Sacripanti dirà: "Provavo la sensazione terribile di uno scarto tra l'idea chiara, quella dell'arte moderna, e la sua traduzione in elaborato e in funzione.  Avvertivo  un profondo malessere nel non riuscire a mettere in pratica le mie idee. Il quartiere che costruisco a Verona mi svela tutto ciò che non si deve fare, mi dice che il problema non è quello di impaginare in modo diverso immagini consunte, che non si può trarre nulla da poetiche spente, che la funzione tradizionale va spezzata, che occorre un'idea capace di ricaricare i rottami di significati attuali e anche le immagini verranno, e certamente saranno capaci di comunicarci segnali nuovi. Lo sapevo, non avevo dubbi, ma l'avevo dovuto scontare". Nel 1960 trasferisce il suo studio in piazza del Popolo 18, in un sottotetto all'ultimo piano del palazzo progettato da Valadier dove si trova il Caffè Canova: "Erano tempi barbarici, ingenui - ricorda ancora Canali nel già citato saggio - alle 19.30-20 ci si trovava sempre in buona compagnia, si discuteva d'arte astratta e informale, realismo socialista, i film di Fellini, Antonioni, Rosi, spesso con loro presenti. Maurizio, di solito, si appartava con qualche amico, non amava stare al 'centro', amava la 'periferia' intellettuale, là dove più che sull'attualità politica e culturale si divagava sui 'massimi sistemi', o si camminava in silenzio, meditando". Nel 1961 partecipa al concorso internazionale per il Grattacielo Peugeot a Buenos Aires (nel gruppo anche il pittore Mafai e il fisico Romeo Nigro) con una struttura estremamente articolata, fatta di blocchi sovrapposti, sospesi, aggettanti su logge e giardini verticali; una struttura che, attraverso il movimento di liste frangisole, può divenire un enorme cartello pubblicitario. Il progetto riceverà soltanto la menzione d'onore: "Bisognava chiedere non 'il più alto', ma il più originale e creativo grattacielo del mondo. Forse, in questo caso, la giuria avrebbe assegnato il premio a Sacripanti", scriverà Bruno Zevi sulle pagine de "l'Espresso" il 19 agosto 1962 commentando quel "verdetto pavido". Degli anni seguenti sono i progetti per il Padiglione italiano alla Fiera internazionale di Tolosa per conto del Ministero del Commercio Estero (1962), per il quartiere Incis per i dipendenti del Ministero degli Affari Esteri a Roma (1963), il progetto per il quartiere "Cynthia" di case per gli operai delle industrie siderurgiche a Bagnoli (1964). Nel 1965 partecipa al concorso di idee per il nuovo Teatro Lirico di Cagliari che nella interpretazione di Sacripanti e del suo gruppo (a questo progetto collabora anche Achille Perilli) diviene un "teatro nuovo", totale; una forma in divenire, una macchina capace di modificare lo spazio, di trasformarsi per restare attiva ogni giorno dell'anno, accogliendo anche altre attività. "Lo scopo di un concorso di idee - dirà Sacripanti - è quello di trovare idee. Dopo la Philarmonie di Berlino non c'è più niente da proporre in materia di teatri tradizionali. Bisogna andare oltre, inventando una macchina che, pur conglobando il passato, renda il futuro possibile, anzi presente". Una provocazione poetica che ancora una volta non venne del tutto compresa dalla giuria (il progetto ottenne cinque voti favorevoli su sei). Seguono poi il progetto per il Centro di cura e rieducazione dei silicotici a Domodossola (1966) e la partecipazione al concorso nazionale per i nuovi Uffici della Camera dei Deputati (1966-67), una competizione questa dagli esiti controversi (non venne decretato un vincitore, ma 18 progetti furono definiti degni di menzione) che in qualche modo simbolicamente chiude la vicenda storica e architettonica italiana iniziata nel secondo dopoguerra. Il progetto di Sacripanti (motto "Omaggio a Mafai", in ricordo dell'amico scomparso nel 1965) è un organismo complesso generato dalla aggregazione di nuclei geometrici omotetici, come è dei frattali, qui sospesi su ponti per dilatare lo spazio al piano terreno, per "conquistare il vuoto" della piazza. Nel 1968 ottiene il primo premio al concorso nazionale per il progetto per un nuovo Museo a Padova, collocato tra la cappella degli Scrovegni e la chiesa degli Eremitani, tra Giotto e Mantegna. Sul rapporto con le preesistenze, Sacripanti scrive nella relazione: "Proporre un tipo di simbiosi tra passato e futuro: ecco cosa significa progettare, oggi e qui. Il passato: la nostra cultura, la tessitura di ogni riferimento vivo; il futuro: la nostra molteplicità, la vera insostituibile novità dell'epoca moderna". Tra passato e futuro Sacripanti getta dei lunghi ponti, sorretti nel vuoto l'uno dall'altro a generare visuali prospettiche controllate; e di questa struttura articolata e multipla, aerea e trasparente, le opere d'arte sospese nello spazio divengono parte integrante. Purtroppo, però, anche questa sarà una occasione perduta, un'altra architettura che rimarrà solo sulla carta. Stessa sorte anche per il contemporaneo progetto del padiglione italiano all'Esposizione universale di Osaka 1970 per cui, rispondendo al  tema di quella edizione, "Armonia e progresso dell'umanità", Sacripanti (qui in gruppo anche con Achille Perilli e Renato Pedio) propone un edificio pulsante, in movimento (perché "Uno spazio che si muove può significare facilmente un Paese che si muove"), una struttura generata da una doppia serie di sette lame circolari, a sezione e diametro variabile, incernierate nel baricentro eccentrico e variamente disposte intorno ai due nuclei cilindrici del sistema di scale (la commissione, di cui facevano parte anche Giulio Carlo Argan, Franco Albini e Luigi Moretti, del progetto Sacripanti, pur bocciandolo, apprezzerà gli "spiccati caratteri di originalità inventiva"). Negli anni seguenti il progetto per scuole prefabbricate a Molfetta (1969; realizzato), il concorso per l'Ospedale psichiatrico di Bergamo (1970) e quello per la sede dell'Università Libera di Bruxelles (1971). Nel 1971 pubblica su "L'Architettura. Cronache e Storia" l'articolo Città di frontiera, un "racconto" che inizia con brevi note biografiche per poi sviluppare quelle che sono "le mie invarianti del linguaggio architettonico moderno", sette punti attraverso i quali definire un programma che, è espressamente detto, non ha le pretese di essere sufficiente, infallibile, risolutivo, ammissione questa indispensabile per un'architettura che non sia solo forma, apparenza, ma neanche esclusivamente pura necessità. "L'unica progettazione possibile - scrive Sacripanti - si fonda sull'irriducibile testimonianza di non possedere schemi, di non avere prefigurazioni; dobbiamo quindi (anche perché tecnicamente lo possiamo) cercare la città come "capanna", come fiaba, traendone l'immagine del e dal nostro inconscio; la poetica diventa la ragione di sopravvivenza del linguaggio". Città di frontiera due anni più tardi diverrà un libro nel quale Sacripanti affianca alle parole i suoi progetti, "mattoni" di una personale immagine di città. Dalla metà degli anni Sessanta il lavoro di Sacripanti viene riconosciuto anche attraverso mostre nazionali e internazionali: nel 1965 espone alla Prima Triennale itinerante di architettura italiana contemporanea; nel 1967 al MoMA di New York sono in mostra alcuni disegni per il Teatro di Cagliari; nel 1969 tiene alla Marlborough galleria d'arte di Roma una Personale di architettura; l'anno seguente i suoi disegni sono a Mosca, in mostra alla Casa dell'Amicizia e nel 1972 a Genova, all'esposizione Immagine per la città. Nel 1967 diviene inoltre membro dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze (inizialmente con il titolo di "accademico aggregato" per divenire poi, dal 1992 "accademico corrispondente") e per la Cluva di Venezia viene pubblicata la prima monografia dedicata al suo lavoro, Sacripanti architettura, curata da Marta Garimberti e Giuseppe Susani. Nel 1972 ottiene l'incarico, nell'ambito del programma Ises per la ricostruzione delle zone terremotate nella valle del Belice, della progettazione della chiesa di Partanna (Trapani), un'altra architettura che non verrà realizzata: una successione di spazi voltati sui diversi piani che trova una matrice negli studi del Mausoleo di Santa Costanza e nelle riflessioni sullo spazio sacro pubblicate nel 1966 da Sacripanti sulle pagine di "L'Architettura. Cronache e Storia".  Del 1974 è invece il progetto per il Museo della Pace, situato proprio vicino all'abbazia benedettina di Montecassino e concepito per ospitare il Monumento alla Pace, scultura completata da Umberto Mastroianni nel 1972: Sacripanti pensa ad un organismo aggrappato alle pendici del monte dall'interno del quale sarebbe "esplosa" la scultura di Mastroianni, un segnale potente, per non dimenticare la tragedia della guerra. Tuttavia, forse proprio la stretta vicinanza all'abbazia bloccò il corso anche di questo progetto (solo molti anni dopo la scultura sarebbe stata collocata nei pressi della rocca Janula, sul versante sud del monte). Nel 1976 un tragico evento, la morte del figlio Paolo - "giovanissimo, affascinante pittore di mari capovolti, dolci cerbiatti e licorni in carole stellari, cieli rovesci, schiume di galassie in bilico su una falange", come lo descrisse Renato Pedio - fa cambiare di verso il corso della vita di Sacripanti che da questo momento nei progetti assumerà il nome del figlio, facendolo precedere al suo. Di questi anni è anche l'incontro con Luigi Pellegrin, figura che diverrà determinante anche per lo svolgersi della carriera professionale e universitaria di Sacripanti. Nel 1977 vince il concorso per il nuovo Teatro comunale di Forlì che sarebbe dovuto sorgere in un'area marginale del tessuto storico cittadino, inserendosi nelle strutture del convento e della chiesa di San Domenico. Come troppo spesso accade, a quella vincita non seguì una immediata concretizzazione e ancora sul finire degli anni Ottanta lo studio sarebbe stato impegnato nella redazione dei disegni esecutivi.  Il teatro infine non verrà mai attuato, ma nel 1980 sarà completata la grande piazza-parcheggio "Guido da Montefeltro" situata proprio accanto all'area del vecchio convento.  Nel 1977 a Santarcangelo di Romagna, in quella che venne al tempo definita come  "la piccola Atene del nord", su intercessione dell'amico poeta Tonino Guerra, Sacripanti realizza l'edificio della scuola media, "un impianto aspro e tenero insieme... forma finita e non-finita insieme", secondo le parole di Pedio. E nel 1979 a Maccagno, borgo della provincia di Varese affacciato sul Lago Maggiore, avvia la progettazione del Museo civico Parisi-Valle (completato nel 1998), ancora una volta un edificio come un ponte sospeso tra due sponde, una macchina per esporre che dialoga attraverso squarci obliqui con il sottostante torrente Giona e con il cielo, con il lago e con i monti retrostanti. Nel 1979 Sacripanti è nominato membro dell'Accademia Nazionale di San Luca. Nel 1981, chiamato da Giorgio Tecce, preside al tempo della Facoltà di Scienze dell'ateneo romano, Sacripanti allestisce la mostra "Cinque miliardi di Anni. Ipotesi per un Museo della Scienza" tenutasi al Palazzo delle Esposizioni. In quella circostanza conosce Remo Ruffini, astrofisico, presidente dell'Icra, International Center of Relativistic Astrophysics, istituto per il quale nel 1983 progetta il centro ricerche "Matteo Ricci" in Cina. Del 1983 è anche l'incarico del Comune di Roma (Carlo Aymonino è al tempo assessore al centro storico) per la progettazione del Museo della Scienza a via Giulia, un'altra visione architettonica di grande impatto che alimentò forti discussioni e infine non venne realizzata perché giudicata troppo estranea al contesto. Gli ultimi anni allo studio di piazza del Popolo, dove Sacripanti lavorerà sino al 1995 per poi trasferirsi nella sua abitazione di viale Maresciallo Pildsuski, lo vedono impegnato insieme ai suoi collaboratori nel completamento di progettazioni esecutive per cantieri già avviati (il museo di Maccagno) e per cantieri che non si avvieranno mai (il Teatro di Forlì); o, ancora, nella partecipazione ad alcuni concorsi, tra cui quello per la chiesa di Tor Tre Teste. La morte lo coglie il 25 settembre 1996 mentre, in polemica con quanto attuato dall'amministrazione capitolina in occasione del concorso ad inviti del 1993, si appresta a completare il suo progetto per il nuovo Auditorium di Roma. 

domenica 12 aprile 2026

Corso di storia dell'architettura: Pei 1917

Pei 1917

 











Ieoh Ming Pei (Canton, 26 aprile 1917 – New York, 16 maggio 2019) è stato un architetto cinese naturalizzato statunitense.
Ha vinto il Premio Pritzker nel 1983 e l'11 dicembre 1992 il Presidente George H. W. Bush gli ha conferito la Medaglia presidenziale della libertà. È stato uno degli ultimi grandi maestri dell'architettura modernista. Lavorava con le forme astratte, usando la pietra, il calcestruzzo, il vetro e l'acciaio. Pei era uno degli architetti di maggior successo del XX secolo.
Pei nacque a Canton, nella provincia di Guangdong, in una nota famiglia di Suzhou. Suo padre, banchiere di primo piano, fu in seguito direttore della Banca di Cina e governatore della Banca Centrale di Cina. La residenza della famiglia è ora parte del patrimonio mondiale dell'umanità, classificata tra i Classici Giardini di Suzhou. La casa viene chiamata Giardino del Leone della Foresta, ed è caratterizzata da molte sculture di pietra scavate naturalmente dall'acqua. Pei amava il modo in cui gli edifici si combinavano con la natura, e in particolare i giochi di luci e ombre.
La sua prima istruzione avvenne alla Saint John's University di Shanghai e successivamente al St. Paul's College, Hong Kong, dopodiché egli si trasferì negli Stati Uniti per studiare architettura, all'età di 18 anni. Iniziò alla University of Pennsylvania prima di ricevere la laurea in architettura dal Massachusetts Institute of Technology nel 1940. Lo stesso anno fu premiato con l'Alpha Rho Chi Medal, il MIT Travelling Fellowship, la AIA Gold Medal. Si iscrisse alla Harvard Graduate School of Design due anni dopo; quindi servì al National Defense Research Committee a Princeton, New Jersey.
Nel 1944 tornò ad Harvard, dove conseguì nel 1946 il master in Architettura, rimanendovi per qualche tempo col ruolo di assistente. Ricevette il Wheelwright Traveling Fellowship nel 1951 e divenne naturalizzato statunitense nel 1954.
Nel 1948, William Zeckendorf assunse Pei per lavorare nell'azienda immobiliare Webb and Knapp in un ruolo da poco creato, Direttore dell'Architettura. Mentre era alla Webb and Knapp, Pei lavorò su progetti in grande scala e operò in tutti gli Stati Uniti.
Nel 1955 Pei aprì un suo studio d'architettura, chiamato I. M. Pei & Partners fino al 1989, quando venne rinominato Pei Cobb Freed & Partners per premiare il lavoro di James Ingo Freed e Henry N. Cobb.
Progetti
    1954-1959, Mile High Center, a Denver, Colorado, USA
    1961-1967, National Center for Atmospheric Research, a Boulder, Colorado, USA
    1961, Kips Bay Plaza, a New York, New York, USA
    1961, Government Center Master Plan, Boston, Massachusetts, USA
    1962, Place Ville-Marie, a Montréal, Canada
    1962, Kennedy Theatre, University of Hawaii, USA
    1962, Hale Manoa Dormitory, East West Center, University of Hawaii, USA
    1963, Luce Memorial Chapel, Tunghai University, Taichung, Taiwan
    1963, Society Hill Towers, Filadelfia, Pennsylvania, USA
    1964, Green Building, Massachusetts Institute of Technology
    1964, S.I. Newhouse School of Public Communications alla Syracuse University, Syracuse (New York)
    1966-1968, Ala delle Sculture del Des Moines Art Center a Des Moines, Iowa
    1966, Silver Towers at New York University
    1967, Hoffman Hall alla University of Southern California
    1968-1972, 50 FAA torri di controllo, in vari luoghi distribuiti in tutti gli Stati Uniti.
    1968-1974, Christian Science Center, a Boston, Massachusetts
    1968, Everson Museum of Art, a Syracuse (New York)
    1969, Cleo Rogers Memorial Library, a Columbus, Indiana
    1969, Academic Center, State University of New York at Fredonia, Fredonia, New York
    1970, Terminal dei voli nazionali del JFK Airport a New York, New York
    1971, Harbor Towers, a Boston, Massachusetts
    1972, Governor's Residence Halls a SUNY Buffalo
    1972, City Hall di Dallas, Texas
    1972, Paul Mellon Arts Center alla Choate Rosemary Hall di Wallingford, Connecticut
    1972, Pei Residence Halls al New College of Florida, Sarasota, Florida
    1973, Commerce Court West a Toronto, Canada
    1973, Spelman Halls della Princeton University
    1973, Herbert F. Johnson Museum of Art, Cornell University, a Ithaca, New York
    1974-1978, Edificio Orientale, National Gallery of Art, a Washington
    1975, OCBC Centre a Singapore.
    1975, Il Lamar Building Penthouse di Augusta, Georgia
    1976, John Hancock Tower, a Boston, Massachusetts
    1976, University of Rochester
    1978-1982, Indiana University Art Museum a Bloomington, Indiana
    1979, John F. Kennedy Library, a Boston, Massachusetts
    1979, Baltimore World Trade Center, a Baltimora, Maryland
    1979-1986, Javits Convention Center a New York, New York
    1980-1985, Raffles City a Singapore.
    1981, The Texas Commerce Tower di Houston, Texas, ora JPMorgan Chase Tower
    1982, 16th Street Mall a Denver, Colorado.
    1982-1990, Torre della Banca di Cina, a Hong Kong
    1982, Appartamento per Steve Jobs
    1983, Energy Plaza, Dallas, Texas
    1985, Wiesner building, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, Massachusetts
    1986, Fountain Place, Dallas, Texas
    1987, CenTrust Tower, Miami, Florida
    1989, Morton H. Meyerson Symphony Center a Dallas, Texas
    1989, Carl Icahn Center for Science alla Choate Rosemary Hall a Wallingford, Connecticut
    1989, Quartier generale per la Creative Artists Agency, Los Angeles, California
    1989, Piramide del Louvre, Pyramide Inversée e Carrousel du Louvre, a Parigi, Francia
    1991, Miho Museum, Shiga, Giappone
    1992, The Kirklin Clinic della University of Alabama at Birmingham Health System, Birmingham, Alabama
    1994, Four Seasons Hotel New York, New York, New York
    1995, Rock and Roll Hall of Fame, a Cleveland, Ohio
    1999-2006, Musée d'art moderne Grand-Duc Jean, a Lussemburgo, Lussemburgo
    2001, Friend Center for Engineering, alla Princeton University.
    2002, Torre EDF, La Défense, Francia
    2003, espansione del Deutsches Historisches Museum, a Berlino, Germania.
    2004, Palazzo Lombardia, a Milano, Italia.
    2005, Ferguson Center for the Performing Arts alla Christopher Newport University di Newport News, Virginia.
    2006, Martha Stewart Center for Living all'ospedale Mount Sinai, New York (Manhattan) (attualmente in costruzione).
    2006, Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, Washington D.C.(in costruzione).
    2002-2006, nuova ala del Suzhou Museum, a Suzhou, Cina
    2008, Museo d'arte islamica, a Doha, Qatar

sabato 11 aprile 2026

Corso di storia dell'architettura: Sottsass 1917

Sottsass 1917



















Ettore Sottsass junior (Innsbruck, 14 settembre 1917 – Milano, 31 dicembre 2007) è stato un architetto, designer e fotografo italiano. «Mi arrabbio quando mi dicono che sono un artista; cioè, non mi arrabbio ma sono fondamentalmente un architetto.» (Maestri del design, Bruno Mondadori, 2005) Figlio dell'architetto trentino-tirolese Ettore Sottsass senior e di madre austriaca Antonia Peintner, studia a Torino prima presso il liceo scientifico Galileo Ferraris e dopo architettura al Politecnico, laureandosi nel 1939.Nel 1938 progetta il "Palazzo della moda", l'odierno "Torino Esposizioni". Successivamente viene chiamato alle armi in Montenegro; resterà internato per 6 anni in un campo di prigionia. Rientrato in Italia, comincia la sua attività a Milano nel 1947 dove collabora con il padre e poi apre il suo primo studio di design. Collabora in questo primo periodo con Giuseppe Pagano. Nel 1948 entra nel gruppo del MAC (Movimento di arte concreta) e partecipa alla prima collettiva di Milano. Nello stesso anno promuove a Roma la mostra dedicata all'arte astratta in Italia. Nel 1949 sposa la traduttrice e scrittrice Fernanda Pivano. Nel 1957 diventa art director di Poltronova, l'azienda di Agliana, chiamato dall'imprenditore Sergio Cammilli. Nel 1958 incomincia la sua collaborazione con la Olivetti, nel settore del computer design, a fianco di Marcello Nizzoli, di cui prenderà il posto dopo il suo ritiro. Questa attività durerà circa 30 anni e porterà all'affermazione di un nuovo stile per i prodotti da ufficio della ditta di Ivrea. Tra gli oggetti progettati da Sottsass si possono ricordare le calcolatrici Elea 9003, Summa-19, Divisumma 26 e Logos 27 (1963), le macchine da scrivere Praxis 48 (1964) e Valentine (con Perry King) e il sistema per ufficio Synthesis (1973). Il progetto più importante è stato il computer mainframe Elea 9003 (1959), grazie al quale vinse il Compasso d'oro nel 1959. In anticipo sugli anni della contestazione, Sottsass propone il design come strumento di critica sociale aprendo alla grande stagione del Radical (1966-1972). Nel 1967 fonda, insieme alla moglie Fernanda Pivano e ad Allen Ginsberg, la rivista d'arte Pianeta fresco. Nel 1972 espone alla mostra curata da Emilio Ambasz, Italy: the new domestic landscape al MoMA di New York. Nel mentre, tiene un giro di conferenze per l'Inghilterra e, nel 1976, riceve la laurea honoris causa al Royal College of Art di Londra. Nel 1979 partecipa con il gruppo Alchimi al Design Forum di Linz presentando Seggiolina da pranzo, la lampada da terra Svincolo e il tavolino Le strutture tremano. Nel 1980 insieme con Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini e Marco Marabelli fonda lo studio Ettore Sottsass Associati. Nel 1981 fonda il gruppo Memphis, assieme a Hans Hollein, Arata Isozaki, Andrea Branzi, Michele de Lucchi e altri architetti di livello internazionale. Artista di molteplici interessi, figlio d'arte, contamina la sua formazione accademica di architetto con esperienze dirette nel campo delle arti visive conoscendo vari artisti e stringendo amicizie come per esempio con Luigi Spazzapan. Si è avvalso, nel corso degli anni della sua importante carriera, della preziosa collaborazione di amici professionisti spesso divenuti, loro stessi, nomi internazionalmente noti nel mondo del design e dell'architettura, come James Irvine. Nel 1985 realizza l'Edificio condominiale di viale Roma a Marina di Massa, progetto che si contraddistingue per la qualità delle soluzioni architettoniche poste in essere. Nel 1988 nasce Terrazzo, rivista da lui ideata e realizzata insieme con Barbara Radice, Christoph Radl, Anna Wagner e Santi Caleca. Terrazzo si occupa di design e architettura fino al 1996, anno del tredicesimo e ultimo numero. Gli sono state dedicate numerose mostre personali: si ricordano le grandi mostre, nel 1976, al Cooper Hewitt di New York e all'International Design Zentrum di Berlino, al Centre Georges Pompidou di Parigi nel 1994 e nel 2003, di Design Gallery Milano nel 1988, 1993 e 1995, del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato del 1999, del Suntory Museum di Ōsaka del 2000, del Museo d'Arte Decorativa di Colonia nel 2004 e del MART di Rovereto nel 2005 curate da Milco Carboni. Inoltre sue opere sono conservate nelle collezioni di prestigiose istituzioni museali come il Centre Georges Pompidou e il Musée des Arts Décoratifs di Parigi, il Victoria & Albert Museum di Londra, lo Stedelik Museum di Amsterdam, il Museum of Modern Art e il Metropolitan Museum di New York, il Musée des Arts Décoratifs di Montréal, l'Israel Museum di Gerusalemme e il National Museum di Stoccolma. Dal 2005 al 2007, anno della sua morte, si dedica all'attività critica. Nel 2003 collabora con Pedretti Graniti un'azienda trentina estrattrice unica della Tonalite Dell'Adamello. Con essa disegna una fontana di questo materiale che sarà poi esposta in vari musei in tutto il mondo. Sottsass disse " L’idea di una fontana lunga e stretta si rifà più o meno alle antiche fontane di montagna dove gli animali andavano a bere e che erano lunghi tronchi d’albero scavati. L’idea di non abbandonare questa memoria mi è stata suggerita dal fatto di poter avere a disposizione una bellissima pietra che si chiama Tonalite dell’Adamello , cioè avevo a disposizione una pietra che proviene dalle alte montagne del Trentino. Naturalmente, dato che i tempi delle fontane di legno sono passati, ho pensato che una fontana di Tonalite dell’Adamello poteva anche diventare una specie di piccola scultura e così è venuta fuori una fontana che si vedrà. Molte altre spiegazioni non le posso dare perché anche io non le conosco”. – Ettore Sottsass Jr. Oggi il Centro studi e archivio della comunicazione di Parma conserva un fondo dedicato a Sottsass, composto da 13.858 materiali progettuali (9.918 schizzi e disegni, 3.940 disegni esecutivi, di cui 2917 lucidi e 1023 copie eliografiche), 5 scatole di disegni esecutivi, 24 sculture. Questo fondo è pubblico e liberamente consultabile. Il primo nucleo di opere che costituiscono il fondo Ettore Sottsass Jr è stato donato alle collezioni dello CSAC con atto pubblico nel 1979, una seconda donazione è pervenuta in archivio nel 2005 ed è ancora oggi in fase di definizione. Muore il 31 dicembre 2007 nella sua abitazione milanese per uno scompenso cardiaco avvenuto durante un'influenza, all'età di novant'anni.