sabato 28 febbraio 2026

Corso di storia dell'architettura: Hollein 1934

Hollein 1934

 










Hans Hollein (Vienna, 30 marzo 1934 – Vienna, 24 aprile 2014) è stato un architetto austriaco.
Si è diplomato all'accademia delle Belle Arti di Vienna nel 1956, in seguito ha studiato all'Illinois Institute of Technology nel 1959 e all'Università della California nel 1960. Lavora presso diversi studi in Svezia e negli Stati Uniti prima di tornare a Vienna dove apre il proprio studio nel 1964. Ha ricevuto il premio Pritzker nel 1985; è stato prima professore poi dal 1995 al 1999 anche preside del dipartimento di architettura dell'Università delle arti applicate di Vienna.
Ha ricoperto il ruolo di direttore della sezione d'architettura della Biennale di Venezia del 1994-1996. Nel 2004 l'American Academy of Arts and Letters gli ha conferito l'Arnold W. Brunner Memorial Prize.
Principali opere
    1964-1965: Negozio di candele Retti a Vienna (Austria
    1972: Gioielleria Schullin a Vienna
    1980-84: Museo Abteiberg di Mönchengladbach (Germania)
    1983: Alloggi sulla Rauchstraße a Berlino
    1987-1991: Museo d'arte moderna a Francoforte
    1990: Edificio Haas a Vienna
    1992-2002: Museo a St. Pölten (Austria)
    1996-2001: Ambasciata austriaca a Berlino Foto e Disegni
    1997-2002: Centrum Bank a Vaduz (Liechtenstein) in collaborazione con Bargetze+Partner
    1997-2002: Vulcania - Centro Europeo di Vulcanologia in Auvergna (Francia)

venerdì 27 febbraio 2026

Corso di storia dell'architettura: Meier 1934

Meier 1934


https://youtu.be/oQoFdm2Z4VY


 










Richard Meier (1934) architetto statunitense, si laurea alla Cornell University nel 1957 e intraprende un viaggio per l'Europa dove incontra Le Corbusier, architetto sempre ammirato da Meier, tanto che insieme agli architetti Peter Eisenman, John Heiduk, Michael Graves, Charles Gwathmey fa parte del gruppo nominato Five Architects o White Architects, un gruppo di architetti che voleva portare avanti le idee di Le Corbusier.
Tra il 1958 e il 1963 Meier lavora in diversi e affermati studi di architettura tra i quali Skidmore, Owings & Merrill (SOM) e lo studio di Marcel Breuer.
Nel 1965 progetta la Smith House a Darien in Connecticut, ottenendo ottime critiche dal mondo dell'architettura e della stampa. Nel 1973 progetta Casa Douglas, ad Harbor Springs, in Michigan.
Nel 1976 realizza il Bronx Developmental Center  a New York. Nel 1979 è la volta dell’Ateneo di New Harmony, in Indiana.
Nel 1983 realizza l’High Museum of Art, di Atlanta, in Georgia.
Nel 1984 a soli 49 anni riceve il Pritzker Prize (che lo rendono il premiato più giovane di sempre).
Nel 1989 riceve la Royal Gold Medal dal Royal Institute of British Architects (RIBA).
Nel 1992 realizza il Frankfurt Museum of Decorative Arts, in Germania. Nel 1995 progetta la Sede centrale dell'emittente TV Canal+, a Parigi
Nel 1995 progetta il Museo di Arte Contemporanea di Barcellona, in Spagna. Nel 1996 realizza il Museum of Television & Radio a Los Angeles
Nel 1996 realizza la Rachofsky House, a Dallas, nel Texas. Nel 1997 realizza il Getty Museum a Los Angeles (che aveva iniziato 1984).
Nel 1998 progetta il Camden Medical Centre, a Singapore. Nel 2000 è la volta del Sandra Day O'Connor United States Courthouse, a Phoenix, in Arizona.
Nel 2004 realizza il Museo Frieder Burda, a Baden Baden, in Germania. Nel 2004 realizza il Villaggio Jesolo Lido presso Venezia.
Nel 2004 realizza la ECM City Tower, a Praga. Harumi Residential Towers Tokyo, Japan 2009. Torre Cuarzo On Reforma Mexico City, Mexico 2012.









Il progetto Jesolo Lido è stato concepito come una destinazione balneare di riferimento sulla costa adriatica italiana destinata ad attirare gli ospiti verso le sue componenti residenziali e alberghiere. Il complesso è composto da Jesolo Lido Village, completato nel 2007, un edificio residenziale di tre piani situato nell'entroterra alla scala del tessuto residenziale adiacente, e due edifici posti di fronte all'oceano: Jesolo Lido Condominium e Jesolo Lido Hotel. Il condominio e l'hotel sono stati orientati in modo da mantenere la vista sul mare dalle profondità del sito e dal villaggio. Il concetto separa le aree in bassa densità (dieci piani sul fronte spiaggia) e alta densità (pochi piani sul retro del sito) offrendo l'opportunità di creare diversi sensi di "luogo" all'interno della stessa area. Tutti e tre i progetti sono legati insieme lungo una spina dorsale che va da nord a sud, che funge da corridoio panoramico e passaggio pedonale di accesso pubblico al lungomare. Jesolo Lido Hotel condivide una strada e una piazza d'ingresso con il condominio e aggiunge una terza dimensione al dialogo all'interno dello sviluppo complessivo. Il progetto risponde ai requisiti programmatici: una base a due piani che ospita la hall, strutture per il benessere, ristorante, con quattro piani superiori sospesi sopra la base con 122 camere di vari standard. Ogni camera dell'hotel ha una vista sull'Adriatico. Un giardino con piscine si collega alla piscina coperta e all'area benessere. I sei piani dell'hotel che si estendono su 9000 metri quadrati fuori terra ospiteranno funzioni pubbliche e private dello spazio dell'hotel. Il piano terra è costituito dalla zona della hall e del bar sul lato ovest verso la zona pedonale pubblica, dalla zona della piscina che si affaccia sulla spiaggia e che si apre verso i giardini e dalle aree ricreative esterne, e dall'area conferenze e dagli spazi secondari sul lato est dell'edificio. I primi piani superiori conterranno il ristorante, il centro fitness, la sauna e le sale per trattamenti termali.
 
 



Il concept architettonico di “Urban Garden” si esprime come una struttura con un'oasi di giardini rialzata da terra, uno spazio speciale da scoprire in una città dinamica. Cortili, terrazze e giardini discreti, tranquilli ed esclusivi offrono spazi comuni che coinvolgono il pubblico. Sebbene l'edificio sia di dimensioni modeste, i visitatori troveranno spazi intimi e drammatici circondati da offerte di cibo e bevande di alta qualità. Le caratteristiche architettoniche sono raffinate e distintive, con dettagli, paesaggio interno ed esterno e illuminazione olisticamente integrati come uno. La forma architettonica segue la geometria unica del sito con un vuoto centrale che si apre su una piazza d'ingresso e una montagna verde oltre a nord. In risposta alla geometria del sito, la proporzione cubica platonica dell'edificio viene incisa e scolpita nel sito. Gli spazi commerciali sono organizzati intorno all'atrio centrale riempito di morbida luce naturale dall'alto. L'ingresso principale / lobby al piano terra conduce al giardino Urban Oasis al secondo piano con piscina e alberi riflettenti, dove l'intero atrio si apre e si apre verso nord. Alla sua sommità il lucernario a forma libera fa da sfondo al lampadario vetrina sospeso nell'atrio. Gli spazi commerciali che circondano l'atrio sono flessibili per essere suddivisi, affittati e configurati a piacere. Praticamente tutti gli spazi del ristorante sono caratterizzati da abbondante luce naturale e viste sull'esterno, ognuno con un carattere unico in virtù della sua posizione ai quattro angoli dell'edificio. La lobby all'ultimo piano si apre su un esilarante lucernario calpestabile sopra l'atrio circondato da terrazze con giardino a gradini. Panchine incorporate e intime sacche di spazio sono incise in un paesaggio lussureggiante di piccoli alberi e piante perenni, un ambiente tranquillo e magico per il visitatore. Una caffetteria e un bar all'aperto coperto soddisfano varie attività, eventi speciali e feste. L'esterno dell'edificio è interamente una pelle di vetro, espressa con facciate bianche opache, traslucide e trasparenti, effettivamente una scultura in vetro. Le lamelle interne in legno dietro le facciate in vetro trasparente creano una trama, fornendo al contempo protezione dal sole e privacy. Le diverse tipologie di vetro definiscono e articolano le forme architettoniche, mentre la griglia / pattern modulare delle facciate regola l'uniformità dell'architettura.

giovedì 26 febbraio 2026

Corso di storia dell'architettura: Bellini 1935

Bellini 1935













Mario Bellini (Milano, 1º febbraio 1935) è un architetto, designer e docente italiano. Si laurea in architettura nel 1959 al Politecnico di Milano dove ha come professori Ernesto Nathan Rogers, Gio Ponti, e Piero Portaluppi, all'epoca Preside della Facoltà di Architettura. Negli anni sessanta inizia l'attività nel campo del design, aprendo uno studio professionale. Dal 1961 al 1963 fu direttore del design nel la Rinascente, la famosa e prestigiosa catena di grandi magazzini. Dal 1963 ha occupato la posizione di capo consulente design presso l'azienda Olivetti; tra i suoi progetti più famosi si ricordano il primo personal computer al mondo, ovvero la P101 (1965), le calcolatrici Divisumma 18 e 28 (1973) e le macchine da scrivere Praxis 35 e Praxis 45 (1981). Dal 1969 al 1971 fu presidente dell'Associazione per il Disegno Industriale e nel 1978 diventa consulente per la ricerca e il design per la nota casa automobilistica Renault. Dal 1986 al 1991 Bellini è stato direttore di Domus e dal 1979 al 2019 è stato membro del Consiglio Scientifico della sezione design per la Triennale di Milano. Ha insegnato inoltre in moltissime scuole di design, tra cui l'Istituto Superiore del Disegno Industriale di Venezia dal 1962 al 1965, la Hochschule für angewandte Kunst di Vienna tra il 1982 e 1983, e all'Accademia Domus di Milano dal 1986 al 1991. Dal 1980 si è dedicato prevalentemente all'architettura realizzando, fra gli altri, il Quartiere Portello di Fiera Milano, il Centro Espositivo e Congressuale di Villa Erba a Cernobbio, il Tokyo Design Centre in Giappone, l’America Headquarters di Natuzzi negli Stati Uniti, la National Gallery of Victoria a Melbourne, gli Headquarters della Deutsche Bank a Francoforte, il Museo di Storia della Città di Bologna, l’edificio per il Dipartimento delle Arti Islamiche al Louvre di Parigi, e il nuovo Centro Congressi di Milano, la ristrutturazione della facciata del Airterminal internazionale T3 dell'aeroporto di Roma-Fiumicino. Ha partecipato come docente a seminari e conferenze in vari paesi del mondo. Appassionato d'arte, collezionista, si è inoltre dedicato all'allestimento di mostre d'arte. A Bellini sono inoltre state dedicate mostre personali. Ha ricevuto otto volte il Compasso d'Oro, classificandosi primo tra i vincitori del riconoscimento. Ha ricevuto altri riconoscimenti internazionali, tra cui la Medaglia d'oro assegnata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per la diffusione del design e dell'architettura nel mondo (2004) e la Medaglia d'oro di Benemerenza Civica del Comune di Milano (Ambrogino d'Oro, 2011), la Medaglia d'oro all'architettura italiana (premio alla carriera, 2015). 2019 vince la Medaglia della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana e il Premio Speciale alla Carriera del Salone del Mobile. L'attività di designer inizia nel 1963 come consulente per il disegno industriale della Olivetti ed è proseguita con altre aziende italiane e internazionali (B&B, Cassina, Heller, Flou, Yamaha, Renault, Rosenthal, Tecno, Riva 1920, Vitra, Kartell, Horm, ecc.). È presente con 25 opere nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York che nel 1987 gli ha dedicato una retrospettiva personale. Nel 1975, disegna per la azienda giapponese Yamaha le cuffie HP1, rivoluzionarie per il loro tempo. Di seguito a questa collaborazione, viene chiamato come designer da varie aziende giapponesi ( Fujifilm, Cherry Terrace, Murai Optical, Nippon Telegraph and Telephone Corporation, Secom, Yamagiwa Art Foundation, Zojirushi Corporation). Negli anni 1980, questo riconoscimento nel mondo del Design Giapponese gli apre le porte verso un prolifico periodo di progetti d’architettura: Il Yokohama Business Park (1987-1991), il Tokyo Design Center (1988-1992), il Risonare Vivre Club Complex in Kobuchizawa (1989-1992), lo Showroom Cassina Japan in Tokyo (1989-1990), i Headquarters per Arsoa Co. Cosmetics а Yamanashi (1996-1998). Nel 1996 Mario Bellini vince il concorso per la ristrutturazione e ampliamento del National Gallery of Victoria, uno degli edifici storici di Melbourne, che l’architetto approccia con sensibilità europea di conservazione in una metodologia che riprenderà in progetti successivi: mantenere la natura architettonica della “scatola” storica, rivoluzionando completamente l’interno. Nel 2003 vince il concorso per la creazione del Museo della Città di Bologna, già Palazzo Pepoli. La corte del palazzo medioevale viene coperta e viene inserito una torre di vetro, contenente scale ed ascensori, rendendola la corte il centro del museo, attorno a cui tutto si snoda. Mario Bellini cura anche l’allestimento del percorso museale permanente sulla storia della città. Nel 2005 Mario Bellini assieme a Rudy Ricciotti vince il concorso internazionale per la realizzazione del nuovo Padiglione per il dipartimento di Arti Islamiche, il primo grande intervento architettonico all’interno del Museo del Louvre dopo della piramide di Pei nel 1989. La nuova galleria di 3000 m² consiste in un piano interratto ed un piano fuori terra coperto da un tetto “nuvola”, una copertura ondulata dorata che sembra fluttuare all’interno della neo classica Corte Visconti. Il nuovo padiglione viene inaugurato nel 2012. Nel 1986, gli viene affidato il progetto per la realizzazione di un Centro Internazionale Congressi ed Esposizioni nei giardini della Villa Erba a Cernobbio. Nasce un’architettura di forme arrotondate in vetro, cemento e acciaio, pensata con l’intenzione di preservare gli alberi dell’antico parco secolare. Il complesso di 14.000 m² è formato da un padiglione centrale circolare, libero da strutture portanti e vetrato, dal quale si sviluppano tre ali, le quelle dispongono di un sistema di pareti mobili modulari che permettono una flessibilità maggiore nell’uso dello spazio. Nel 1987, firma un primo padiglione per la nuova Fiera di Milano (quartiere Portello). L’edificio, lungo circa 900 metri, è composto da una serie di corpi in linea, e da un fronte con un timpano monumentale[20] in stile postmoderno che originariamente doveva fronteggiare un edificio per uffici di Aldo Rossi, mai costruito. Nel 2012 a Mario Bellini si occupa di un sostanziale intervento per la rivalorizzazione della facciata Sud, verso il nuovo complesso di grattacieli City Life, con l’inserimento di un nuovo ingresso e creazione di nuove aree congressuali, sormontati dalla grande struttura della “Cometa”. Il Centro Congressi Fondazione Fiera Milano “Mico” diventa così centro congressi più grande d’Europa. Nel 1997, vince il concorso per l’estensione della fiera di Essen: progetta un padiglione di 104.000 m.q. Nel 1996, è chiamato da Pasquale Natuzzi, CEO di Natuzzi Americas Inc, per la progettazione dei nuovi Headquarters Natuzzi a High Point. La forma della parcella, un triangolo già parzialmente occupato da un edificio esistente, ispira la forma del progetto: “l’orgogliosa prua di una nave”. Nel 2005, è chiamato per il progetto di riqualifica dell’ex Foro Boario a Verona per la società Verona Forum S.p.A. Posizionato a ridosso della Porta Ovest della Fiera di Verona, il progetto si compone di una piastra basamentale che ospita una serie di servizi (palestra, bar…) sormontata da due torri di oltre 45 metri di altezza, una alberghiera e l’altra direzionale. È considerato all’avanguardia nelle soluzioni tecnologiche adottate, fra le quali l’uso artistico della lamiera stirata, che ricorre in altri progetti. Nel 2006 vince il concorso per la rinnovazione dei Headquarters della Deutsche Bank a Francoforte. Il complesso, composto di due torri, viene integralmente riallestito per mettersi in linea con le nuove normative in tema di prevenzione incendi e sue facciate vanno sostituite nel l’ottica di ottimizzare il risparmio energetico, che ottiene la certificazione LEED Platinum. Gli spazi uffici vengono riprogettati secondo tipologie contemporanee di “Hot Desking”, mentre gli interni di rappresentanza vengono completamente rinnovati. Sempre nel 2006, inizia il progetto per un complesso multi funzionale sulla collina degli Erzelli a Genova, il “Progetto Leonardo", un parco Parco Scientifico e Tecnologico all’interno del quale progetta alcuni edifici per uffici e la nuova Nuova Scuola Politecnica per l’Università di Genova. Nel 2014, vince il concorso per il rimodernamento della facciata e degli spazi interni ed esterni del Terminale 3 dell’Aeroporto di Roma Fiumicino, originalmente primo terminale dell’aeroporto progettato da Riccardo Morandi. Nel 2015, inizia per le Assicurazionie Generali la Generali Group Academy in Trieste, nel contesto storico del lungomare. Il palazzo Berlam, “Grattacielo Rosso di Trieste”, costruito nel 1928 e ispirato dai nuovi grattacieli di New York in mattoni rossi, è noto come il primo vero “grattacielo” costruito a Trieste. Viene integralmente riallestito per accogliere gli uffici Generali.


mercoledì 25 febbraio 2026

Corso di storia dell'architettura: Grassi 1935

 Grassi 1935







Giorgio Grassi (Milano, 27 ottobre 1935) è un architetto e accademico italiano. Ha studiato Architettura presso il Politecnico di Milano dove si è laureato nel 1960. Dal 1961 al 1964 ha lavorato per la rivista Casabella-continuità diretta da Ernesto Nathan Rogers (insieme ad Aldo Rossi, Vittorio Gregotti, Gae Aulenti tra gli altri). Dal 1965 inizia la propria attività didattica a Pescara e poi presso varie università come l'Escuela Técnica Superior di Valencia o i Politecnici federali di Losanna e Zurigo. Dal 1977 diventa professore ordinario di Composizione Architettonica presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. È Membro d'onore del Bund Deutscher Architekten e della Internationale Bauakademie di Berlino. Gli anni sessanta rappresentano per la ricerca teorico-progettuale italiana un momento di tensione culturale volto a rinnovare il linguaggio architettonico ed i suoi contenuti. La pulsione innovatrice del movimento moderno era ormai affievolita nelle maniere dell'International Style e la ricerca progettuale, non più univoca, incominciò a frammentarsi e dirigersi in più direzioni (qui potrete trovare una sintesi Movimento moderno-Le nuove tendenze). "Negli anni sessanta la cultura architettonica italiana ha contribuito all'esplosione internazionale di questo lunghissimo processo, promuovendo la ricerca di nuove fondazioni: l'ambiente, le preesistenze, i miti ruralistici, nuove pretese di qualità del quoziente architettonico, o, anche, un riconoscimento dell'autonomia dell'architettura che può parlare solo di se stessa. Si può parlare invece che di 'rifondazione', di 'sfondamento' . In un angolo del frastagliato panorama italiano possiamo rintracciare la ricerca solitaria di un architetto modenese Saverio Muratori che, sintetizzando, attraverso i suoi Studi per un'operante storia urbana di Venezia (1959) innesca un interesse specifico e scientifico per la città storica ed i suoi caratteri strutturali fondanti (attraverso l'analisi dei tessuti urbani, l'individuazione del "tipo" (o tipologia), meccanismi evolutivi, etc.). Queste analisi posero le basi per successivi studi analoghi di Aldo Rossi (L'architettura della città, 1966) o Carlo Aymonino (Il significato della città, 1975) intenti però ad approfondirne più l'aspetto "astratto", idealistico che quello sociologico dei muratoriani. In questo contesto culturale gli studi di Giorgio Grassi s'inseriscono parallelamente a quelli di Aldo Rossi (uniti per diversi anni dal lavoro a da studi comuni) nella ricerca analitica dei caratteri fondanti dell'architettura, attraverso la costruzione di una genealogia dell'architettura stessa con lo studio di manuali e trattati storici, studi riassunti nel suo primo libro La costruzione logica dell'architettura. Per stessa ammissione dell'autore "Questo piccolo libro, che sembra un manuale ma non lo è, anche se forse avrebbe voluto diventarlo (...) aveva effettivamente un manuale d'architettura fra i suoi obiettivi". Il testo propone di "definire la linea metodica di una teoria e di un'esperienza dell'architettura nel tempo (architetture che nel tempo si sono succedute) (...) di un determinato filone di pensiero, di un 'razionalismo', che attraverso una esperienza unitaria persegue una precisa idea di architettura", tentando di individuarne gli elementi costanti e generali. Il percorso parte da Pierre Le Muet e Viollet-le-Duc per terminare a Loos, Oud, Tessenow e Hilberseimer individuando nel razionalismo tedesco l'erede della grande tradizione classica europea. Il testo presuppone quindi un approccio all'attività progettuale come analisi di quei tipi ed elementi architettonici espressione di una determinata cultura figurativa ed il progetto, interpretandoli, ne diventa una testimonianza (storica) ed una sintesi (formale) basata su un abaco linguistico ridotto (il portico, il basamento, la corte, etc.). L'analisi non è circoscritta al solo edificio ma si propone all'intera città con lo stesso approccio: interpretare l'insieme stratificato del tessuto urbano attraverso la sintesi dei suoi "Tipi storici". Grassi, quindi, lega indissolubilmente la ricerca teorica (storico-costruttiva) con la propria attività progettuale manifestata in numerosi progetti a partire dal Monumento ai caduti per la Resistenza a Brescia (1965), una città ideale riassunta per tipi edilizi storici sintetizzati nelle loro dimensioni essenziali (lunghezza e larghezza), il Complesso residenziale a Monza (con Aldo Rossi) che nella sua struttura basata sulla corte riassume in sé esempi antichi e moderni in continuità storica con i chiostri delle certose e le höfe berlinesi e viennesi[3], il grande isolato quadrato a Pavia (1970-72) dove ripropone ed idealizza la dimensione degli isolati romani della città lombarda e, in diretta relazione con quest'ultimo, il progetto dell'Unità residenziale a Borgo Ticino (1972, Pavia) dove ripropone le grandi corti, il portico ed un grande basamento. Queste due opere prese ad esempio (dalla piccola alla grande scala) spiegano come "l'architettura, nel tempo, è un fatto straordinariamente unitario (...) e fa i conti innanzi tutto con sé stessa, cioè con i caratteri suoi specifici", una sorta di a-storicità trasversale che svela come "Ogni nuova opera non potrà essere altro che una rappresentazione tutto sommato abbastanza fedele a quante le hanno precedute. ". La Scuola media a Tollo (1975, Chieti) conferma quanto assunto riproponendo nel suo impianto generale e nelle sue volumetrie gli edifici rurali che punteggiano la campagna chietina, o all'altro estremo, trapiantare e costruire "in vitro" come avrebbe potuto essere l'incontro tra città e campagna nella Casa dello studente (1976, Chieti) dove "la quinta stradale stilisticamente unitaria ed il portico a tutta altezza sono una interpretazione adeguata e architettonicamente riconoscibile del ruolo attribuito a questa nuova importante struttura edilizia della città (enfatizzando) la strada stessa come luogo pubblico per eccellenza ". La continuità storica, quindi, viene vista qui si come una successione di idee e modelli tratti dalla tradizione costruttiva del luogo ma integrata dalla vasta cultura manualistica e trattatistica, avviando sofisticate analisi e sistemi di "montaggio" (tipologico, formale, simbolico) maturati in un insieme di progetti tra il 1988 ed il 1993: l'edificio di piazza Matteotti a Siena condensa le sovrapposizioni storiche planimetriche dell'area di progetto con quelle figurative della città toscana (la "casa torre", il cotto rosso faccia a vista, il basamento, etc.); il nuovo Padiglione Italia a Venezia amplifica la relazione con il trecentesco tessuto urbano del Paludo Sant'Antonio riproponendo la stessa trama regolare basata sulla sequenza serrata di corpi edilizi ("stecche") la Biblioteca pubblica di Groningen può essere considerata in continuità con il progetto veneziano per il rapporto tra un edificio pubblico di grandi dimensioni (la biblioteca centrale della regione) e la parte antica della città di Groningen con i suoi tipici isolati gotico-mercantili sviluppati su una trama edilizia fitta e regolare; l'ampliamento del Politecnico di Milano alla Bovisa, per certi versi, rappresenta un "manifesto collettivo" della "Tendenza" (vedi sotto) a cui aderirono alcuni i docenti dell'università milanese. Antonio Monestiroli (direttore del Dipartimento di Progettazione dell'Architettura) coordino' il progetto generale che consisteva nell'individuazione e nel montaggio di un impianto tipologico-planimetrico di base, un vero e proprio collage di "tipi storici" : la crociera dell'Ospedale Maggiore del Filarete o le corti della Certosa di Pavia, il castello lombardo con le quattro torri angolari (San Giorgio a Mantova o il visconteo a Pavia), l'innesto bramantesco nel Duomo di Pavia, in tal modo creando di fatto una nuova relgola insediativa. Dall'impianto del castello Grassi progetta la nuova biblioteca che avrà modo di sviluppare e realizzare a Valencia per il nuovo campus universitario. Per la Potsdamer Platz di Berlino, Grassi propone, fra i tipi edilizi della città, il "palazzo" berlinese con un impianto planimetrico ad "U" o "H" che "ha avuto forse maggiore applicazione e senz'altro un ruolo più decisivo nella configurazione architettonica della città". Nel 1988, per la collana Quaderni Lotus, Electa pubblica "Architettura, lingua morta", Grassi propone una raccolta di scritti e progetti con il comune denominatore dell'intervento architettonico in edifici o luoghi già costruiti.  In una intervista del 2001 Antonio Monestiroli ricordava che " Aldo Rossi ha chiamato il gruppo che dirigeva "la Tendenza" per mettere in evidenza l'aspetto progressivo che pensava ci fosse o ci dovesse essere nella cultura del gruppo. ". Un gruppo variegato e non certo unito da un linguaggio formale unico, ma, come nota Renato Nicolini, diretto verso " il tentativo di definire un comune terreno teorico. Esemplifico: architettura e città, il fondamento tipologico dell'architettura, la sua trasmissibilità didattica. "