sabato 31 gennaio 2026

Corso di storia dell'architettura: Fuksas 1944

Fuksas 1944

































Massimiliano Fuksas:

gesto, caos e internazionalizzazione dell’architettura italiana contemporanea

1. Una formazione irregolare tra cultura letteraria e militanza politica

La figura di Massimiliano Fuksas si colloca in una posizione anomala e, per certi versi, eccentrica rispetto alla tradizione accademica italiana del secondo Novecento. La sua formazione non è esclusivamente architettonica, ma profondamente segnata da un ambiente culturale eterogeneo, letterario e politico. L’incontro precoce con intellettuali come Asor Rosa, Pasolini, Caproni e Zevi, unito all’esperienza diretta dei conflitti del Sessantotto romano, contribuisce a definire un’attitudine progettuale fondata sul dissenso, sulla rottura e sul rifiuto delle forme consolidate del sapere disciplinare.
In questo contesto, l’architettura diventa per Fuksas non tanto un sistema di regole quanto un campo di tensioni, un atto critico capace di reagire al presente.

2. L’eredità di Zevi e il rifiuto della composizione normativa

L’influenza di Bruno Zevi, dichiarata e tematizzata anche dalla critica, è centrale nel comprendere l’orizzonte teorico di Fuksas. Da Zevi egli eredita il gusto per il gesto irruento, per il “non finito” e per l’anti-classicismo militante. Tuttavia, Fuksas radicalizza questa lezione, spingendola oltre la dimensione storicista dell’architettura organica verso un linguaggio che rifiuta qualsiasi rassicurazione formale.
Il distacco precoce dall’università e dalla “cultura del disegno” dominante negli anni Settanta segnala una scelta precisa: privilegiare l’atto del costruire, l’impatto fisico dell’architettura, rispetto alla sua rappresentazione.

3. Il periodo GRANMA e l’emersione del conflitto formale

Le opere realizzate con lo studio GRANMA, in particolare la palestra di Paliano, rappresentano un momento fondativo nella poetica di Fuksas. Qui il progetto si configura come dispositivo destabilizzante: facciate inclinate, volumi separati, equilibri apparentemente precari producono uno spazio che mette in crisi la percezione e rifiuta ogni idea di armonia classica.
L’inserimento di questi lavori nel dibattito postmoderno e decostruttivista non è puramente stilistico, ma concettuale: l’architettura diventa un campo di forze, una struttura in tensione che riflette l’instabilità sociale e culturale del tardo Novecento.

4. Dalla scena italiana alla dimensione internazionale

A partire dagli anni Ottanta e Novanta, Fuksas intraprende un progressivo processo di internazionalizzazione, aprendo studi in alcune delle principali capitali europee e confrontandosi con i grandi temi della città globale. La mostra Haute Tension e la partecipazione ai principali circuiti culturali europei sanciscono il passaggio da una ricerca sperimentale locale a una pratica architettonica pienamente inserita nel sistema globale.
Questo spostamento non comporta un addomesticamento del linguaggio, ma piuttosto una sua amplificazione: le forme si fanno più complesse, le scale più monumentali, le ambizioni più dichiaratamente iconiche.

5. Architettura e urbanità: la megalopoli come paradigma

Il lavoro di Fuksas sulla città contemporanea si concentra sulle grandi aree metropolitane e sui processi di trasformazione urbana. I progetti di riqualificazione e i piani urbanistici testimoniano un interesse costante per la dimensione collettiva dell’architettura, intesa come strumento di intervento critico nello spazio pubblico.
La direzione della VII Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, con il titolo programmatico Less Aesthetics, More Ethics, esplicita questa posizione: l’architettura non può limitarsi alla produzione di forme, ma deve interrogare le condizioni etiche, sociali e politiche della città globale.

6. Il caos come categoria poetica e progettuale

Uno degli aspetti più originali della riflessione teorica di Fuksas è il ricorso alla teoria del caos come paradigma progettuale. Nel suo Caos sublime, l’imprevedibilità non è un limite da controllare, ma una condizione da accettare e valorizzare. Le geometrie frattali, le “nuvole” architettoniche e le strutture complesse diventano metafore spaziali di un mondo instabile, in cui l’architettura assume una dimensione quasi poetica.
In questo senso, il caos non è negazione della razionalità, ma superamento delle sue pretese totalizzanti.

7. Opera pubblica, iconicità e controversie

Le grandi opere pubbliche, dal MAXXI di Roma al terminal di Shenzhen, collocano Fuksas tra i protagonisti dell’architettura iconica del XXI secolo. Tuttavia, questa dimensione spettacolare è accompagnata da una forte esposizione critica e da dichiarazioni spesso polemiche, come quelle sulla demolizione di interi complessi abitativi.
Tali prese di posizione evidenziano una visione radicale del progetto, in cui l’architettura non è mai neutrale, ma sempre schierata, capace di generare consenso e conflitto.

8. Conclusione: Fuksas come figura liminale

Massimiliano Fuksas occupa una posizione liminale nella storia dell’architettura contemporanea: tra avanguardia e istituzione, tra gesto artistico e infrastruttura globale, tra etica e spettacolo. La sua opera non si lascia ridurre a un linguaggio univoco, ma si configura come un campo di tensioni irrisolte, specchio di una modernità frammentata.
In questo senso, più che come stilista della forma, Fuksas va letto come interprete critico del caos contemporaneo, capace di trasformare l’instabilità del presente in materia architettonica.


venerdì 30 gennaio 2026

Corso di storia dell'architettura: Portzamparc 1944

Portzamparc 1944






























L'Architettura dell'Intervallo:
Christian de Portzamparc e la Poetica dell'Isolato Aperto

L'eredità di Portzamparc risiede nel superamento della dicotomia che ha paralizzato l'urbanistica del XX secolo: la contrapposizione tra la "strada-corridoio" di stampo haussmanniano (chiusa e coercitiva) e il "piano libero" lecorbusieriano (che dissolve la strada in uno spazio indefinito). La sua risposta è il concetto di isolato aperto (îlot ouvert), un paradigma che restituisce dignità alla strada pur garantendo l'autonomia plastica dell'edificio.

1. La Genesi del Terzo Tipo Urbano: Hautes-Formes e la Fine dello Standard

Il progetto delle Hautes-Formes (1979) segna il momento di rottura con l'urbanistica dei grandi complessi residenziali (grands ensembles). Invece di torri isolate, Portzamparc frammenta il volume in una serie di immobili a geometria variabile, disposti attorno a una piazza centrale.

  • Il Rifiuto della Monotonia: L'architetto introduce la diversità tipologica degli appartamenti, orientati strategicamente per massimizzare l'apporto solare.

  • La Riscoperta del Vuoto: La vera protagonista non è la facciata, ma la "fuga visiva". L'isolato respira, permettendo alla luce e allo sguardo di attraversare il blocco urbano, mantenendo al contempo una chiara gerarchia tra spazio pubblico e privato.

2. Lirismo Geometrico e "Figure del Tempo"

Nella sua lezione al Collège de France, Portzamparc definisce l'architettura come una combinazione di "figure". Questo approccio scultoreo è evidente nella Cité de la Musique e nella Filarmonica di Lussemburgo, dove l'edificio diventa uno strumento di risonanza per la luce e il suono.

  • La Pelle Serigrafata: L'uso costante del vetro serigrafato (come nei progetti per Amburgo o nelle torri di La Défense) funge da membrana filtrante. Non è un limite opaco, ma un velo che cattura i riflessi del cielo e del fiume, armonizzando la massa architettonica con l'atmosfera circostante.

  • Verticalità e Frammentazione: Nella torre per Hafencity ad Amburgo, il volume unico è sacrificato in favore di tre elementi verticali separati da "faglie". Questa tripartizione non solo alleggerisce l'impatto visivo, ma crea spazi di accoglienza e lobby in quota che fungono da osservatori urbani.

3. La Sfida di La Défense: L'Architettura come Console

Il progetto per il quartiere degli affari parigino evidenzia la capacità di Portzamparc di confrontarsi con vincoli infrastrutturali estremi. La costruzione sopra le linee ferroviarie impone una tettonica a sbalzo.

Analisi Tecnica: Le torri, concepite come "foglie ricurve", si espandono verso l'alto superando il poligono delle fondamenta. Questa morfologia organica risponde a una necessità strutturale (la distribuzione dei carichi) ma si trasforma in un gesto lirico che dialoga con la curvatura del CNIT, confermando la visione dell'edificio come "oggetto scultoreo" in armonia con il contesto.

4. Sinossi delle Innovazioni Urbanistiche

ParadigmaCaratteristica SpazialeRapporto con la Città
Isolato HaussmannianoFacciata continua, corte chiusa.Omogeneità forzata, introspezione.
Blocco ModernistaEdificio isolato nel verde (o vuoto).Perdita della strada, alienazione.
Isolato Aperto (Portzamparc)Edifici autonomi, allineamento discontinuo.Multifunzionalità, variazioni di luce e altezze.

Conclusioni: L'Architetto come Compositore di Nature Morte

Christian de Portzamparc ha trasformato la progettazione in un esercizio di composizione ritmica. Utilizzando la metafora della "natura morta", egli accosta materiali, colori e stili differenti per generare un'armonia che non nasce dall'uniformità, ma dal contrasto controllato.

Il suo Pritzker non premia solo uno stile, ma una filosofia che riconosce la città come un organismo storico stratificato, dove l'architettura contemporanea ha il dovere di inserire nuovi "segni" senza cancellare le tracce del passato. Portzamparc ci insegna che abitare la città significa, prima di tutto, abitare lo spazio tra gli edifici.