DAL MODELLO ALLA MATERIA


DAL MODELLO ALLA MATERIA

Come un progetto diventa edificio: materiali, prestazioni, dettagli, computi e capitolato

Un edificio può essere perfetto sullo schermo e ancora non esistere affatto.

Può possedere geometrie convincenti, rendering fotorealistici, simulazioni ambientali sofisticate e un modello BIM popolato da migliaia di informazioni. Ma, prima o poi, ogni linea deve acquistare uno spessore; ogni superficie deve diventare calcestruzzo, acciaio, legno, vetro, laterizio, isolante o membrana; ogni nodo deve poter essere montato; ogni prestazione promessa dal progetto deve essere verificabile nella materia.

È in questo passaggio che l’architettura cambia natura.

Nel precedente articolo abbiamo osservato come CAD, BIM, progettazione parametrica, simulazione e intelligenza artificiale stiano trasformando gli strumenti attraverso i quali l'architetto concepisce e verifica il progetto. Ora bisogna compiere il movimento inverso: uscire dallo schermo.

IL MATERIALE NON VIENE DOPO IL PROGETTO

Per molto tempo si è potuto raccontare il processo progettuale secondo una sequenza apparentemente semplice: prima si immagina la forma, poi si decide con che cosa costruirla.

Nella pratica contemporanea questa distinzione è sempre meno sostenibile.

Scegliere tra una struttura in calcestruzzo armato, acciaio, legno massiccio o sistemi ibridi non significa semplicemente attribuire materiali diversi alla stessa geometria. Cambiano luci strutturali, sezioni, giunti, tempi di montaggio, protezione dal fuoco, comportamento termoigrometrico, manutenzione, peso, trasporto, possibilità di smontaggio e persino la forma economicamente ragionevole dell'edificio.

Il materiale non è quindi il rivestimento finale dell'idea. È uno degli agenti che producono l'idea.

E oggi deve essere valutato secondo criteri che si sovrappongono: comportamento strutturale, durabilità, prestazioni termiche e acustiche, reazione e resistenza al fuoco, comportamento all'acqua e al vapore, manutenzione, disponibilità, lavorabilità, costo, impatto ambientale, provenienza e possibilità di recupero.

La nuova disciplina del progetto consiste sempre più nel trovare un equilibrio tra queste prestazioni, che raramente coincidono tutte nello stesso materiale.

NON ESISTE IL MATERIALE MIGLIORE

È forse il primo equivoco da eliminare.

Non esiste in assoluto il materiale più sostenibile, il più moderno o il più efficiente. Esiste il materiale appropriato a una determinata funzione, in un determinato luogo, all'interno di un determinato sistema costruttivo e per un determinato ciclo di vita.

Un materiale con energia incorporata relativamente elevata può risultare ragionevole quando permette una struttura molto leggera, durevole e facilmente smontabile. Un materiale apparentemente naturale può perdere parte dei propri vantaggi se deve percorrere migliaia di chilometri o richiede trattamenti complessi. Un componente economico al momento dell'acquisto può risultare costoso se richiede sostituzioni frequenti.

La selezione dei materiali sta quindi passando dalla domanda «quanto costa?» alla domanda molto più complessa «che cosa farà questo materiale durante tutta la vita dell'edificio?»

La revisione europea del Construction Products Regulation va precisamente in questa direzione: il nuovo CPR introduce progressivamente dichiarazioni di caratteristiche ambientali basate sul Life Cycle Assessment e il Digital Product Passport, destinato a rendere disponibili informazioni strutturate e leggibili dalle macchine lungo il ciclo di vita del prodotto. (Mercato Interno e PMI)

DAL MATERIALE AL SISTEMA

In realtà un edificio contemporaneo è raramente costituito da materiali isolati. È costituito da sistemi stratificati.

Prendiamo una parete esterna. Nel rendering appare come una superficie. Nel progetto esecutivo può diventare una successione di struttura, isolamento, membrane, camera d'aria, sottostruttura, rivestimento, fissaggi, giunti e dispositivi per risolvere ponti termici, acqua, aria e vapore.

La superficie che nel modello sembrava una sola cosa è diventata dieci cose differenti.

È significativo che anche lo standard IFC distingua materiali singoli, insiemi stratificati, profili e insiemi di componenti; alle entità materiali possono inoltre essere associate proprietà fisiche come densità, elasticità o resistenza termica. (buildingSMART Standards)

Qui avviene una trasformazione fondamentale: la geometria diventa tecnologia.

IL DETTAGLIO È IL LUOGO IN CUI IL PROGETTO DICE LA VERITÀ

Una facciata può essere bellissima in scala 1:200. Ma come incontra il solaio? Dove passa l'acqua? Come viene interrotto il ponte termico? Come viene fissato il rivestimento? Come può essere sostituito? Che tolleranza possiede il giunto? Che cosa accade quando due materiali con differenti coefficienti di dilatazione si incontrano?

Il dettaglio costruttivo non serve soltanto a spiegare meglio il progetto. Serve a verificare se il progetto può esistere.

Per questo il passaggio alle scale 1:20, 1:10, 1:5 o 1:1 non costituisce un semplice ingrandimento del disegno. A ogni aumento di scala emergono problemi precedentemente invisibili.

La grande architettura spesso si decide in pochi centimetri.

IL MODELLO BIM CAMBIA FUNZIONE

A questo punto anche il modello digitale assume un significato differente.

Non rappresenta più soltanto oggetti geometrici. Una parete può conoscere la propria composizione; un serramento può possedere proprietà prestazionali; una soletta può essere associata a un materiale; gli elementi possono generare lunghezze, superfici, volumi, pesi e conteggi.

IFC prevede esplicitamente quantità quali lunghezza, area, volume, peso e numero degli elementi e consente di associare ai componenti informazioni sui materiali. (buildingSMART Standards)

È il punto nel quale il disegno comincia a diventare database.

E questa trasformazione consente di collegare geometria, quantità, materiali, prestazioni e documentazione.

DAL MODELLO ALLE QUANTITÀ

Ogni edificio deve essere costruito con quantità reali.

Metri cubi di calcestruzzo. Chilogrammi di acciaio. Metri quadrati di isolamento. Metri lineari di profili. Numero di serramenti. Superfici di pavimentazione.

Il Quantity Take-Off può essere ricavato in misura crescente dal modello informativo, ma l'automazione non elimina la necessità di stabilire come misurare. Anche IFC distingue infatti le quantità fisiche dal metodo di misurazione utilizzato. (buildingSMART Standards)

Questo è essenziale perché un modello geometricamente preciso non produce automaticamente un computo economicamente corretto.

La macchina può contare.
Il progettista deve sapere che cosa sta contando.

DALLE QUANTITÀ AL COMPUTO

A questo punto il progetto entra in un'altra dimensione: quella economica.

A ogni lavorazione possono essere associate quantità e prezzi unitari. La somma permette di costruire progressivamente il costo dell'opera.

Ma il computo metrico non dovrebbe essere considerato il documento amministrativo che arriva quando l'architettura è già stata decisa. Se utilizzato durante il progetto, diventa uno strumento progettuale.

Una variazione dello spessore, della maglia strutturale, del tipo di facciata o della pavimentazione può essere immediatamente tradotta in quantità e quindi in conseguenze economiche.

Il costo smette così di essere soltanto la verifica finale del progetto e diventa una delle variabili attraverso cui il progetto evolve.

E POI ARRIVA IL CAPITOLATO

Qui avviene forse il passaggio meno spettacolare e più importante dell'intero processo.

Un disegno mostra dove deve essere costruita una parete.

Il capitolato deve spiegare che parete deve essere.

La specifica tecnica traduce l'intenzione progettuale in requisiti verificabili: materiali, caratteristiche, prestazioni, modalità di posa, tolleranze, finiture, campionature, controlli, norme di riferimento e criteri di accettazione.

NBS definisce infatti la specifica come il documento che descrive attraverso le parole ciò che il disegno o il modello non riescono a comunicare completamente; può comprendere prestazioni, qualità dei sistemi e dei prodotti, standard applicabili e modalità di esecuzione. (NBS)

Il capitolato non è quindi un'appendice burocratica del progetto.

È il luogo in cui il progetto smette di essere interpretabile liberamente.

PRESCRIVERE UN PRODOTTO O PRESCRIVERE UNA PRESTAZIONE?

Esistono due logiche fondamentali.

Si può dire esattamente quale prodotto utilizzare, oppure definire ciò che il componente deve essere capace di fare.

La seconda strada — la specifica prestazionale — diventa sempre più importante perché permette di indicare requisiti termici, acustici, strutturali, ambientali, dimensionali o di durabilità senza vincolare necessariamente il progetto a un'unica soluzione commerciale. NBS distingue precisamente tra specifiche prescrittive e prestazionali. (NBS)

È una distinzione fondamentale.

Scrivere «pannello X del produttore Y» significa scegliere un oggetto.

Scrivere «sistema capace di garantire queste prestazioni, questa durabilità, queste tolleranze e questi criteri ambientali» significa definire il comportamento richiesto all'oggetto.

IL CAPITOLATO PARTICOLARE: IL PROGETTO SCRITTO

Ed eccoci al documento verso il quale converge l'intero processo.

Un buon capitolato particolare non dovrebbe essere un archivio di formule copiate da lavori precedenti. Deve essere costruito insieme al progetto.

Per ogni lavorazione dovrebbe risultare chiaro che cosa deve essere realizzato, con quali materiali, secondo quali caratteristiche prestazionali, attraverso quali procedure di posa, con quali tolleranze, controlli, prove e criteri di accettazione.

E soprattutto deve essere coerente con disegni, abachi, modello, computo e altri documenti contrattuali.

La qualità di una specifica dipende proprio dalla chiarezza e dalla coerenza delle informazioni: una specificazione ben scritta riduce ambiguità, rischi di ritardi, extracosti e controversie. (NBS)

IL PROGETTO DIVENTA UNA RETE DI INFORMAZIONI

Qui si comprende quanto sia cambiato il mestiere.

Una volta il disegno costituiva il centro quasi assoluto della documentazione progettuale. Oggi il disegno rimane essenziale, ma è soltanto una delle rappresentazioni di un sistema informativo più ampio.

Il muro che vediamo sul monitor possiede una geometria.

Ma può contemporaneamente possedere una stratigrafia, proprietà termiche, prestazioni acustiche, classificazione al fuoco, quantità, costo, produttore, dichiarazioni ambientali, istruzioni di posa, manutenzione e informazioni per il futuro smontaggio.

Il progetto non è più soltanto una rappresentazione dello spazio.

È progressivamente diventato una descrizione anticipata dell'oggetto costruito.

DAL DIGITAL TWIN AL MATERIAL TWIN

Potremmo allora spingere il ragionamento un passo oltre.

Se il digital twin tenta di costruire una controparte digitale dell'edificio, possiamo immaginare qualcosa di ancora più concreto: una sorta di material twin, una memoria materiale dell'opera.

Ogni componente potrebbe conservare digitalmente la propria identità: che cosa contiene, da dove proviene, quali prestazioni possiede, quando è stato installato, come deve essere mantenuto, se può essere riparato, smontato, riutilizzato o riciclato.

Il Digital Product Passport previsto dal nuovo quadro europeo per i prodotti da costruzione rende questa prospettiva molto meno teorica di quanto sarebbe sembrata pochi anni fa. (Mercato Interno e PMI)

L'edificio diventerebbe così non soltanto un oggetto costruito, ma un deposito leggibile di materia.

IL RENDERING FINISCE DOVE COMINCIA L'ARCHITETTURA?

Naturalmente no. Ma esiste una provocazione utile.

Il rendering può mostrarci perfettamente come dovrebbe apparire un edificio in una sera d'autunno, con la luce radente sulle superfici e le persone opportunamente distribuite nello spazio.

Non può garantire che quella facciata non infiltri acqua.

Non può dirci automaticamente se il giunto potrà essere montato, se il materiale sarà disponibile, se la manutenzione sarà possibile o se il costo resterà compatibile con il budget.

Il rendering convince l'occhio.

Il progetto esecutivo deve convincere la realtà.

DALL'IDEA ALL'OGGETTO

Possiamo allora leggere l'intero processo progettuale come una progressiva riduzione dell'ambiguità.

All'inizio esistono molte possibilità. Uno schizzo può ancora diventare quasi qualsiasi cosa.

Poi arrivano geometria, struttura, materiali, stratigrafie, prestazioni, dettagli, quantità, costi e specifiche.

A ogni passaggio alcune possibilità vengono abbandonate e altre diventano più precise.

Fino al cantiere.

A quel punto una linea larga una frazione di millimetro sul monitor deve finalmente rispondere a una domanda elementare:

di che cosa è fatta?

Ed è forse proprio qui che l'architettura compie il proprio passaggio decisivo.

Non quando l'immagine diventa perfetta.

Non quando il modello diventa fotorealistico.

Ma quando ciò che era soltanto possibile acquista peso, spessore, temperatura, rugosità, costo e durata.

IL PROGETTO DIVENTA ARCHITETTURA QUANDO L'INFORMAZIONE DIVENTA MATERIA.

Questo, a mio avviso, può essere il nucleo forte dell'articolo e anche la frase conclusiva. Rispetto all'articolo precedente sui software, eviterei deliberatamente un inventario di programmi: qui il protagonista deve essere il processo di materializzazione, dal modello informativo fino al capitolato e al cantiere.

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