ARCHITETTURA 2026: IL PROGETTO DOPO L’ICONA
ARCHITETTURA 2026: IL PROGETTO DOPO L’ICONA
OTTO REALIZZAZIONI INTERNAZIONALI PER CAPIRE DOVE STA ANDANDO L’ARCHITETTURA: MUSEI APERTI ALLA CITTÀ, RIUSO, LEGNO MODULARE, EDIFICI-MEDIA, SPAZI IBRIDI E NUOVE INFRASTRUTTURE CIVICHE
Osservare l’architettura internazionale attraverso le opere effettivamente completate nel 2026 è più interessante che compilare l’ennesimo catalogo di forme spettacolari. A settembre, il quadro dell’anno è già sufficientemente nitido per riconoscere alcune linee comuni. L’edificio-oggetto, autonomo e autosufficiente, non è scomparso, ma non sembra più costituire l’unico terreno sul quale i grandi studi internazionali misurano la propria capacità progettuale. I progetti più significativi chiedono all’architettura di fare contemporaneamente più cose: costruire identità, ricucire parti di città, gestire flussi, ridurre consumi, riutilizzare strutture esistenti, incorporare tecnologie digitali, adattarsi a programmi mutevoli e soprattutto produrre spazio pubblico.
La selezione che segue non pretende di stabilire una graduatoria estetica. Riunisce invece otto realizzazioni già completate o aperte nel 2026 che, per funzione, scala e contesto, consentono di leggere alcune tendenze progettuali internazionali. Si passa da Milano a Londra, New York, Suzhou, Hangzhou, Istanbul, Amsterdam e San Francisco. Sono edifici molto diversi, ma proprio la loro diversità permette di capire che l’innovazione contemporanea non coincide più necessariamente con una forma mai vista: spesso consiste nel ridefinire il rapporto fra edificio, programma, materia, infrastruttura e città.
IL 2026 NON HA UN SOLO STILE
Se si cercasse nel 2026 un equivalente dell’International Style o una grammatica formale dominante, la ricerca sarebbe probabilmente destinata a fallire. La contemporaneità architettonica è stilisticamente plurale: può essere monumentale o quasi invisibile, tecnologica o materica, levigata o ruvida, nuova o costruita dentro un manufatto esistente. Ciò che appare più unitario non è il linguaggio, ma il problema. I progettisti lavorano dentro città già dense, patrimoni da conservare, vincoli climatici, costi energetici, trasformazioni sociali e programmi che cambiano più velocemente degli edifici.
L’innovazione si sposta quindi dalla firma alla prestazione. Un edificio contemporaneo viene giudicato anche per quanto è adattabile, per come gestisce la folla, per quanta materia consuma, per quanto spazio restituisce alla città, per la capacità di integrare vecchio e nuovo e per la possibilità di essere modificato senza essere demolito. La forma rimane decisiva, ma è sempre più spesso la conseguenza visibile di un sistema di relazioni.
1. UNIPOL DOME, MILANO — L’ARENA DIVENTA INFRASTRUTTURA URBANA
LUOGO E FUNZIONE. A Santa Giulia, nel settore sud-est di Milano, l’Unipol Dome è la nuova arena multipurpose utilizzata già durante Milano Cortina 2026 per l’hockey su ghiaccio e aperta ufficialmente come venue per musica ed eventi il 6 maggio. Può accogliere fino a 16.000 spettatori e dispone di un’arena lorda di circa 83.500 metri quadrati, affiancata da una piazza di 12.000 metri quadrati. Il progetto è di David Chipperfield Architects con Arup; gli interni delle aree VIP sono stati affidati a Populous.
INNOVAZIONE PROGETTUALE. La forma ellittica recupera la logica archetipica dell’anfiteatro ma la organizza attraverso tre anelli concentrici. La questione centrale non è tuttavia la geometria esterna, bensì la capacità di governare una macchina ad altissima intensità di pubblico. Arup ha impiegato BIM e software di simulazione pedonale e delle folle per ottimizzare movimenti, accessi e sicurezza. La configurazione del bowl è pensata per ridurre la distanza visiva dal palco e rendere flessibili le disposizioni dei posti.
INNOVAZIONE TECNICA E URBANA. La facciata metallica integra oltre 2,4 milioni di LED su circa 7.257 metri quadrati di superficie multimediale: l’involucro non è quindi soltanto chiusura, ma dispositivo di comunicazione urbana. Sul tetto sono previsti circa 4.000 pannelli fotovoltaici orientati a sud; il progetto ambientale punta alla riduzione di emissioni e consumo di risorse e alla resilienza climatica. L’arena si appoggia inoltre a una grande piazza e a un sistema di verde che tentano di evitare l’effetto tipico dei grandi impianti, attivi soltanto durante gli eventi. Qui emerge un tema decisivo del 2026: l’edificio per lo spettacolo non vuole essere una scatola isolata, ma un condensatore urbano capace di estendere il proprio programma all’esterno.
2. V&A EAST MUSEUM, LONDRA — IL MUSEO COME SPAZIO INTERMEDIO
LUOGO E FUNZIONE. Il V&A East Museum ha aperto il 18 aprile 2026 nell’East Bank del Queen Elizabeth Olympic Park di Londra. Progettato dallo studio irlandese O’Donnell + Tuomey, costituisce con il vicino V&A East Storehouse un nuovo polo del Victoria and Albert Museum nella parte orientale della città. Cinque livelli pubblici ospitano gallerie permanenti, una galleria per mostre temporanee di circa 900 metri quadrati, spazi per apprendimento, eventi e ristorazione.
INNOVAZIONE STILISTICA. L’elemento più riconoscibile è un involucro piegato e massivo che non coincide con la struttura interna. La separazione fra pelle e corpo dell’edificio è stata associata dai progettisti sia alla sartoria scultorea di Balenciaga, presente nelle collezioni del V&A, sia al concetto giapponese di ma, lo spazio fra le cose. Questo interstizio diventa circolazione: il visitatore sale dietro la facciata e percepisce il museo non come successione di sale chiuse, ma come esperienza spaziale continua.
MATERIA E IDENTITÀ. L’esterno utilizza 479 pannelli prefabbricati in calcestruzzo color sabbia, sagomati e incisi con profili che richiamano il marchio V&A. Il prefabbricato non viene nascosto ma diventa espressione architettonica, producendo ombre profonde e variazioni percettive. La lezione è interessante per un pubblico professionale: la facciata contemporanea può recuperare massa, profondità e tattilità senza rinunciare a processi industrializzati. Al tempo stesso il brief sociale — rendere il museo accogliente soprattutto per giovani e comunità dell’East London — mostra come la permeabilità culturale stia diventando parte integrante del progetto architettonico.
3. SUZHOU MUSEUM OF CONTEMPORARY ART — IL MUSEO SI DISSOLVE NEL PAESAGGIO
LUOGO E FUNZIONE. Aperto ufficialmente nel 2026 sulle rive del Jinji Lake a Suzhou, in Cina, il Suzhou Museum of Contemporary Art è il primo museo d’arte completato da BIG – Bjarke Ingels Group. Il complesso, di circa 60.000 metri quadrati, è stato progettato con ARTS Group, VIA.inc e SHUISHI per il Suzhou Industrial Park Culture, Sports and Tourism Bureau.
INNOVAZIONE TIPOLOGICA. Il museo non viene concepito come un volume unitario. Dodici padiglioni sono raccolti sotto una copertura continua a nastro che reinterpreta il lang, il corridoio coperto tradizionale dei giardini di Suzhou. Il percorso si ramifica fra gallerie, corti, giardini e spazi culturali; ponti e tunnel collegano i diversi corpi sopra e sotto il suolo. La conseguenza è una macchina espositiva che può modificare i flussi in funzione delle stagioni e delle mostre.
PAESAGGIO COME ARCHITETTURA. La strategia più interessante consiste nella porosità. Il museo non interrompe la relazione fra città e lago ma cerca di diventarne il passaggio. I cittadini possono attraversare i giardini di sculture verso il waterfront e l’acqua penetra fra i padiglioni. Le facciate di vetro curvo e increspato e acciaio inox dai toni caldi riflettono cielo, vegetazione e acqua; la copertura, osservabile dall’adiacente ruota panoramica, diventa una vera quinta facciata. Il progetto mostra una direzione opposta al museo-iconico degli anni Novanta: non un oggetto che domina il sito, ma un sistema che si frammenta per costruire relazioni.
4. NEW MUSEUM, NEW YORK — AMPLIARE SENZA IMITARE
LUOGO E FUNZIONE. Nel marzo 2026 OMA ha annunciato il completamento dell’ampliamento del New Museum sulla Bowery a New York, adiacente all’edificio progettato da SANAA. L’intervento, guidato da Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas, nasce dalla necessità di raddoppiare sostanzialmente programma e superficie disponibili per esposizioni, educazione, incubazione culturale e attività pubbliche.
IL PROBLEMA DEL VICINO ECCEZIONALE. Intervenire accanto a un edificio già entrato nell’immaginario dell’architettura contemporanea impone una scelta: imitare, contrastare o costruire una relazione. OMA descrive il nuovo volume come parte e controparte dell’edificio SANAA. L’ampliamento non tenta di replicare la celebre pila di scatole sfalsate, ma lavora sulla complementarità e soprattutto sulla connessione interna, trasformando due edifici affiancati in un’unica istituzione più leggibile.
INNOVAZIONE ISTITUZIONALE. Il dato progettuale più rilevante è che l’espansione non viene trattata come semplice aggiunta di metri quadrati. Il museo contemporaneo viene interpretato come laboratorio culturale: mostre, formazione, produzione, incontro e ristorazione devono convivere e contaminarsi. L’architettura museale del 2026 tende così a perdere la separazione rigida fra spazi nobili e spazi di servizio. Anche il ristorante Oberon, progettato da OMA come esperienza autonoma ma connessa al museo, partecipa a questa idea di istituzione porosa.
5. OLYMPIA, LONDRA — IL RIUSO DIVENTA PROGETTO DI CITTÀ
LUOGO E FUNZIONE. Il 15 giugno 2026 è stata aperta la prima fase della trasformazione di Olympia a Londra, masterplan da 1,3 miliardi di sterline sviluppato da Heatherwick Studio e SPPARC. Il sito espositivo, attivo dal 1886 ma storicamente percepito come recinto accessibile soprattutto in occasione degli eventi, viene trasformato in un distretto culturale con teatri, musica, hotel, uffici, ristoranti, scuola, strade, piazze e giardini.
INNOVAZIONE URBANA. Il gesto più importante non è un nuovo oggetto, ma l’apertura. Il complesso di circa 14 acri viene ricucito alla città attraverso uno spazio pubblico sopraelevato e una rete di percorsi che collegano gli storici padiglioni espositivi alle nuove funzioni. Una grande copertura curva in vetro diventa elemento unificante senza cancellare i tetti e le strutture vittoriane esistenti.
COSTRUIRE MENTRE TUTTO CONTINUA A FUNZIONARE. Dal punto di vista operativo, il progetto è significativo perché un intervento di scala urbana è stato pianificato mantenendo il sito attivo durante i lavori. È una condizione destinata a diventare sempre più frequente nelle città mature, dove la trasformazione non può permettersi la tabula rasa. Olympia rappresenta quindi una delle tendenze più importanti dell’architettura contemporanea: il progetto non sostituisce necessariamente la città precedente, ma la rende nuovamente utilizzabile, aggiungendo strati senza cancellare quelli esistenti.
6. HANGZHOU PRISM — IL GRATTACIELO PERDE LA VERTICALITÀ ASSOLUTA
LUOGO E FUNZIONE. Completato da OMA nel maggio 2026, Hangzhou Prism sorge a Hangzhou, capitale dello Zhejiang e grande polo tecnologico cinese. Il complesso, progettato sotto la responsabilità di Chris van Duijn, combina hotel, residenze loft, spazi commerciali e un giardino-atrio.
INNOVAZIONE FORMALE. Il nome Prism descrive un edificio che rifiuta la neutralità del parallelepipedo vetrato. La massa viene trattata come una figura sfaccettata, capace di reagire al paesaggio e di produrre prospettive differenti a seconda del punto di osservazione. Il tema non è però semplicemente scultoreo. La geometria mette in relazione programmi diversi e costruisce una sequenza fra spazio urbano, atrio e parti più private.
NATURA E DENSITÀ. In una città che compete per attrarre imprese tecnologiche e nuova popolazione qualificata, l’edificio ad alta densità incorpora il paesaggio invece di relegarlo all’esterno. Il giardino interno diventa dispositivo ambientale e rappresentativo. È una tendenza ormai evidente in molte architetture asiatiche: la torre non viene più pensata soltanto come estrusione efficiente del lotto, ma come ecosistema verticale o ibrido nel quale vuoti, terrazze e vegetazione diventano componenti tipologiche.
7. BEYMEN TERSANE, ISTANBUL — IL COMMERCIO DENTRO LA MEMORIA INDUSTRIALE
LUOGO E FUNZIONE. Nel giugno 2026 OMA ha completato Beymen Tersane a Istanbul, intervento commerciale all’interno di Tersane-i Âmire, l’antico Arsenale Imperiale Ottomano, per oltre quattro secoli centro della produzione navale dell’Impero. L’area, rimasta a lungo abbandonata, è oggi parte di una più ampia trasformazione waterfront con alberghi, cultura, commercio e spazi pubblici. Il progetto OMA è guidato da Ellen van Loon e Iyad Alsaka.
INNOVAZIONE ATTRAVERSO IL RIUSO. Qui il problema architettonico non consiste nel disegnare una forma memorabile da zero, ma nel dare un nuovo programma a una struttura carica di memoria. Il retail contemporaneo entra in un ex complesso produttivo e deve confrontarsi con dimensioni, ritmi, materia e tracce che non sono stati concepiti per il commercio. Il progetto assume così il carattere di un innesto: la nuova esperienza deve essere riconoscibile senza trasformare il manufatto storico in semplice scenografia.
UNA QUESTIONE PIÙ AMPIA. Beymen Tersane appartiene a una tendenza internazionale che interessa porti, fabbriche, centrali e infrastrutture dismesse. Il valore immobiliare e culturale dell’esistente rende sempre meno giustificabile la demolizione automatica. Il riuso adattivo diventa contemporaneamente scelta ambientale — perché conserva carbonio incorporato e materia — e scelta narrativa, perché consente alla città di cambiare funzione senza perdere completamente la propria biografia.
8. LA SCUOLA MODULARE IN LEGNO DI AMSTERDAM — L’INNOVAZIONE È UN SISTEMA, NON UN EDIFICIO
LUOGO E FUNZIONE. Nel marzo 2026 è stata completata ad Amsterdam la prima scuola del programma Innovation Partnership School Buildings, sviluppata da Studio A Kwadraat, OMA e Schools by CircleWood con Oosterhoff e Friso Bouwgroep. Il programma municipale nasce dall’obiettivo di realizzare, nell’arco di dieci anni, da nove a trenta scuole flessibili e sostenibili, mentre Amsterdam punta a dimezzare l’uso di materie prime primarie entro il 2030 e alla piena circolarità entro il 2050.
INNOVAZIONE COSTRUTTIVA. Il punto decisivo è il sistema modulare in legno. Non viene progettato un prototipo da ripetere identicamente, ma una piattaforma costruttiva capace di generare scuole differenti e di adattarsi nel corso del ciclo di vita. La standardizzazione si sposta quindi dal risultato ai componenti e alle connessioni. È una differenza fondamentale: industrializzare non significa necessariamente uniformare l’architettura.
DAL PROGETTO DELL’EDIFICIO AL PROGETTO DEL CICLO DI VITA. La flessibilità consente di modificare gli spazi quando cambiano didattica, popolazione scolastica o esigenze funzionali. Il legno riduce il peso della struttura e favorisce prefabbricazione e assemblaggio a secco; la logica modulare rende più plausibile smontare, sostituire o riutilizzare componenti. Qui l’innovazione architettonica coincide con un cambio di oggetto: il progettista non disegna soltanto una scuola, ma un sistema capace di produrre molte scuole e di trasformarle nel tempo.
9. 730 STANYAN, SAN FRANCISCO — L’ARCHITETTURA COME INFRASTRUTTURA SOCIALE
LUOGO E FUNZIONE. Completato nel luglio 2026 da OMA con Y.A. studio, 730 Stanyan affronta direttamente la crisi abitativa di San Francisco. Il complesso aggiunge 160 alloggi profondamente accessibili destinati a persone e famiglie a basso reddito, famiglie precedentemente senza casa e giovani nella fascia di transizione verso l’età adulta. I committenti sono Chinatown Community Development Center e Tenderloin Neighborhood Development Corporation; il partner OMA è Jason Long.
INNOVAZIONE PROGRAMMATICA. Inserire questo progetto in una rassegna internazionale è importante proprio perché mostra quanto sia cambiato il significato di innovazione. Non occorre un museo spettacolare o una struttura record. In una città dove il costo dell’abitare produce espulsione sociale, costruire alloggi accessibili con servizi e spazi collettivi è un problema architettonico di prima grandezza. La qualità si misura nella capacità di organizzare dignità, sicurezza, comunità e relazione con il quartiere.
IL RITORNO DELLA FUNZIONE CIVICA. Per decenni l’architettura internazionale è stata raccontata soprattutto attraverso edifici culturali, sedi aziendali e grandi investimenti. Il 2026 mostra invece un crescente interesse per housing, scuole e infrastrutture sociali. Non significa che il mercato abbia smesso di dominare la produzione edilizia; significa che il dibattito professionale torna a considerare l’architettura come uno degli strumenti con cui una città decide chi può continuare ad abitarla.
10. TENJIN BUSINESS CENTER II, FUKUOKA — L’UFFICIO DOPO L’UFFICIO
LUOGO E FUNZIONE. Il Tenjin Business Center II di OMA, guidato da Shohei Shigematsu, ha aperto a Fukuoka il 1° settembre 2026. È un edificio per uffici che prosegue il lavoro iniziato con il primo Tenjin Business Center, completato nel 2021, all’interno della trasformazione del centro di una città che si propone come porta economica del Kyushu e polo per start-up e nuova economia.
PERCHÉ È SIGNIFICATIVO. Dopo la pandemia e l’espansione del lavoro ibrido, l’edificio per uffici non può più giustificarsi semplicemente offrendo superfici climatizzate e postazioni. Deve produrre condizioni che non esistono nel lavoro remoto: incontro, identità, socialità, accesso alla città, qualità degli spazi comuni. La continuità fra i due Tenjin Business Center permette di leggere una ricerca tipologica sull’ufficio urbano come dispositivo di relazione e non soltanto come contenitore immobiliare.
La questione riguarda l’intero settore terziario. Se una parte del lavoro individuale può essere svolta ovunque, l’architettura dell’ufficio deve rendere necessario — o almeno desiderabile — essere presenti. È una pressione progettuale che nei prossimi anni modificherà atri, piani tipo, terrazze, servizi e rapporto con lo spazio pubblico molto più profondamente di qualsiasi nuovo linguaggio di facciata.
CHE COSA RACCONTANO INSIEME QUESTI PROGETTI
Considerati insieme, questi interventi permettono di riconoscere almeno cinque spostamenti. Il primo è DAL MONUMENTO AL SISTEMA: Suzhou, Olympia e la scuola di Amsterdam funzionano come reti di spazi e relazioni più che come oggetti isolati. Il secondo è DALLA FACCIATA ALL’INTERFACCIA: l’Unipol Dome trasforma l’involucro in medium digitale, mentre il V&A East lo trasforma in spazio abitabile e dispositivo di circolazione. Il terzo è DAL NUOVO AL RIUSO: Beymen Tersane e Olympia mostrano che la trasformazione dell’esistente è ormai terreno privilegiato della grande progettazione.
Il quarto spostamento è DALL’EFFICIENZA IMMEDIATA AL CICLO DI VITA. Modularità, prefabbricazione, adattabilità e conservazione della materia diventano criteri progettuali perché il costo ambientale di demolire e ricostruire non può più essere ignorato. Il quinto è DALL’ICONA ALLA RESPONSABILITÀ CIVICA: 730 Stanyan e il programma scolastico di Amsterdam ricordano che l’innovazione non consiste soltanto nel produrre immagini nuove, ma nel rispondere a bisogni urbani difficili con strumenti replicabili e durevoli.
LA TECNOLOGIA DIVENTA INVISIBILE
Un altro dato merita attenzione. Nei progetti più maturi la tecnologia non viene necessariamente esibita. BIM, simulazione dei flussi, prefabbricazione, sistemi modulari, modellazione parametrica, controllo ambientale e gestione digitale sono ormai infrastrutture del processo progettuale. Possono produrre una facciata spettacolare, ma possono anche scomparire dentro un edificio apparentemente semplice.
Questo segna forse la fine di una fase nella quale il carattere tecnologico doveva essere riconoscibile attraverso un’estetica high-tech. Nel 2026 un edificio può essere tecnicamente sofisticatissimo e presentarsi come una sequenza di padiglioni in un giardino, come una scuola in legno o come il recupero di un arsenale. L’innovazione non ha più bisogno di sembrare futuristica.
LA SOSTENIBILITÀ ESCE DAL CAPITOLO AMBIENTALE
Anche la sostenibilità sta cambiando posizione nel progetto. Non è più soltanto il capitolo nel quale si elencano pannelli fotovoltaici, prestazioni energetiche e certificazioni. Diventa una domanda che investe la decisione iniziale: dobbiamo costruire nuovo? Possiamo riutilizzare? Quanto durerà questa configurazione? I componenti potranno essere sostituiti? Il programma potrà cambiare? Lo spazio pubblico prodotto dall’investimento sarà utilizzabile anche da chi non compra un biglietto?
Da questo punto di vista, conservare un edificio storico, costruire una struttura smontabile o rendere attraversabile un museo possono essere scelte ambientali e sociali tanto quanto ridurre il fabbisogno energetico. La sostenibilità più interessante non è quella aggiunta all’architettura dopo che la forma è stata decisa, ma quella che modifica la forma, la struttura e persino la necessità dell’intervento.
IL RITORNO DELLO SPAZIO PUBBLICO
È forse il tratto più evidente della selezione. Suzhou vuole collegare città e lago; Olympia apre un recinto storico; l’Unipol Dome prolunga l’arena in una piazza; il V&A East costruisce un museo pensato per comunità che non sempre si riconoscono nelle istituzioni culturali; 730 Stanyan usa l’edificio residenziale come supporto a una comunità. L’architettura internazionale sembra avere riscoperto che la città non è soltanto una collezione di oggetti, ma la qualità delle relazioni fra quegli oggetti.
Questo non elimina le contraddizioni. Un grande intervento culturale può accelerare la valorizzazione immobiliare; un waterfront recuperato può diventare esclusivo; una facciata mediatica può trasformare lo spazio pubblico in superficie pubblicitaria. Ma proprio queste ambivalenze rendono necessario giudicare i progetti non soltanto dalle fotografie, bensì da ciò che accade al piano terra, dai percorsi, dagli accessi, dai prezzi, dagli usi e dal tempo.
IL PROGETTISTA NON DISEGNA PIÙ SOLTANTO FORME
La conseguenza professionale è notevole. Per progettare un’arena occorre comprendere simulazioni di folla e logistica; per una scuola circolare occorre progettare connessioni, manutenzione e smontaggio; per un museo contemporaneo occorre integrare curatela, educazione e spazio pubblico; per il riuso bisogna conoscere la struttura esistente e negoziare fra conservazione e trasformazione. Il progettista diventa sempre più coordinatore di sistemi complessi.
Questo non riduce l’importanza della composizione. Al contrario, la rende più difficile. La forma non può più essere una decisione autonoma che le discipline tecniche devono successivamente rendere costruibile. Nei progetti migliori struttura, impianti, energia, flussi, materia, paesaggio e programma partecipano alla forma fin dall’inizio. La bellezza, quando emerge, è la sintesi visibile di questa negoziazione.
DOPO L’ICONA
Gli anni a cavallo del nuovo millennio hanno abituato il pubblico a identificare l’architettura internazionale con l’edificio-iconico: museo, torre o auditorium capace di diventare immediatamente logo della città. Il 2026 non decreta la morte dell’icona — alcune delle opere descritte sono fortemente riconoscibili — ma suggerisce che la riconoscibilità non basta più.
Un edificio significativo deve essere capace di spiegare perché esiste, che cosa restituisce al luogo, come usa la materia, come cambierà nel tempo e che cosa succederà quando il programma per il quale è stato costruito non sarà più quello originario. È una domanda molto più severa di quella puramente stilistica.
Forse la trasformazione più interessante dell’architettura contemporanea è proprio questa: il progetto non viene più misurato soltanto dalla distanza che riesce a prendere da ciò che esisteva prima, ma dalla quantità di relazioni che riesce a costruire con ciò che esiste già. La città del futuro potrebbe quindi essere meno simile a una collezione di oggetti straordinari e più simile a un organismo capace di trasformarsi senza cancellarsi. Se il 2026 offre un’indicazione, è questa: L’ARCHITETTURA PIÙ AVANZATA NON È NECESSARIAMENTE QUELLA CHE SEMBRA ARRIVARE DAL FUTURO. È QUELLA CHE RENDE POSSIBILE UN FUTURO PER CIÒ CHE COSTRUIAMO OGGI.
RIFERIMENTI ESSENZIALI
David Chipperfield Architects, «Arena Milano opens to the public», 6 maggio 2026; Arup, «Arena Milano – Sustainable design for Italy’s largest indoor venue»; Unipol, dati tecnici Unipol Dome. Victoria and Albert Museum e ArchDaily, documentazione sul V&A East Museum di O’Donnell + Tuomey, apertura 18 aprile 2026. BIG – Bjarke Ingels Group, «Suzhou Museum of Contemporary Art opens to the public», 2026. OMA, schede e comunicati 2026 relativi a New Museum, Hangzhou Prism, Beymen Tersane, Innovation Partnership School Buildings, 730 Stanyan e Tenjin Business Center II. Heatherwick Studio, «Olympia transformed: London’s new cultural district welcomes the public», 15 giugno 2026. Per il quadro generale dell’anno: ArchDaily, «The 20 Most Anticipated Projects of 2026»; Salone del Mobile.Milano, «The 10 most anticipated architecture projects of 2026».








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